Filippo La Porta, che è un attento e validissimo critico letterario, ha scritto un libro sui “Disorganici” che furono intellettuali a vario titolo non appartenenti a partiti, associazioni, sindacati, congreghe varie. Maestri irregolari che hanno formato generazioni di giovani affascinati dai loro scritti. È da qui che desidero partire per inaugurare questa rubrica che l’amico, collega e direttore di Salerno Sera Andrea Manzi mi ha esortato a pubblicare nel nostro quotidiano online settimanalmente. La Porta, dicevo, è uno dei massimi studiosi di due personaggi significativi del nostro Novecento, Sciascia e Pasolini, che furono amici e che non si allinearono con la cultura ufficiale. Segnalo due convegni organizzati da La Porta su sollecitazione dell’associazione Amici di Leonardo Sciascia che si preparano al novembre sciasciano a 30 anni dalla morte dal grande autore siciliano. Il primo in Friuli, a Casarsa della Delizia al Centro Studi Pasolini l’8 e 9 novembre “Pasolini e Sciascia: ultimi eretici: Affinità e differenze tra due intellettuali soli e disorganici, “fraterni e lontani”. Il secondo a Parigi presso l’istituto italiano di Cultura, il 21 e 22 novembre dal titolo: Esercizi di ammirazione: di sbieco. Sciascia e gli irregolari del Novecento. Ho avuto anche il piacere di ascoltare nel giugno scorso a Taormina Matteo Collura, altro maestro del giornalismo, che in occasione del festival Taobuk ha tenuto una lectio magistrale sull’indimenticabile Leonardo Sciascia che come tutti sanno fu un maestro elementare oltre che l’ispiratore di tante pubblicazioni stampate da Elvira Sellerio. Come Sciascia e Pasolini furono fraterni e lontani due maestri salernitani, o per meglio dire sanseverinesi. Il primo il poeta Carmine Manzi di cui il 18 settembre scorso è ricorso il centenario della nascita e i figli promuovono un premio molto importante che si celebra ogni anno. Manzi fu animatore culturale, sindaco di Mercato S. Severino dal 1953 al 1956 e nel 1949 fondò l’ Accademia di Paestum che presiedette fino alla sua morte. Ricordo un’intervista che molti anni fa gli feci nella sua bella casa piena di quadri di autori validi, perché fu anche critico d’arte, e ciò che mi disse leggendo le mie cronache dalla Valle dell’Irno: “C’è qualcosa di magico quando scrivi anche nei piccoli fatterelli che racconti”. Manzi fu maestro elementare e giornalista con un acume particolare, una sensibilità cristiana che si manifesta in tanti scritti. Fu prolifico, riservato. E dopo la breve parentesi politica fu anche lui un irregolare. Di irregolare si può parlare di un altro maestro che mi ha formato. E’ difficile parlare criticamente del proprio genitore perché prevalgono i sentimenti, l’affetto che si continua a portare. Francesco Corbisiero fu poeta, amico di Carmine Manzi, come prima ho detto “fraterno e lontano”. Si dedicò alla poesia cantando la natura, il suo paese, la sua valle dell’Irno come fece Carmine Manzi. I suoi versi sono ammantati da un cristianesimo sociale. Si dedicò all’insegnamento e seppe infondere tra i suoi alunni sentimenti di bontà e di fraternità che oggi difficilmente si capirebbero in una società disastrata come la nostra. I maestri come Manzi e Corbisiero esercitarono questo compito anche fuori dalle aule scolastiche regalando consigli a giovani poeti, assistendo laureandi che vi andavano per le tesi e diffondendo il bene tra la gente con i premi, i loro versi, la loro condotta di intellettuali rigorosi , onesti e leali con tutti. Oggi, purtroppo, anche nel mondo culturale tutto questo non c’è più. Scrittori e giornalisti hanno un tariffario. I cattivi maestri sono coloro che, attaccati al danaro, si muovono dietro compensi anche esorbitanti, un mercato delle vacche praticamente anche per le patrie lettere. Un continuo circo Barnum che si manifesta nei mille festival del Belpaese. In questo tempo, tuttavia, i premi intitolati ai due maestri della nostra Valle dimostrano che non solo ne è vivo il ricordo, ma che vanno letti e conosciuti di più dalle nuove generazioni allo stesso modo di Sciascia e Pasolini.

Nella foto, il critico letterario Filippo La Porta