Quell’aiuto a De Magistris

Anche renziani e 5 Stelle si smarcano a sorpresa dalla clamorosa iniziativa del centrodestra. Dimissioni flop dei consiglieri, sindaco salvato dai deluchiani.

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Il sindaco di Napoli De Magistris

A salvare de Magistris sono deluchiani, renziani e 5 stelle. Va a vuoto il tentativo di far cadere il sindaco di Napoli, firmando per le dimissioni da consigliere. Alla fine sono solo in 10 a recarsi dal notaio, o ad annunciare di farlo. Un rito inutile, a questo punto: sono lontane le 21 firme necessarie a sciogliere il consiglio comunale. All’iniziativa di Forza Italia si sono accodati gli altri partiti di centrodestra e il Pd. Ma si tratta solo di una testimonianza a futura memoria. Ieri in 7 hanno fornito le proprie generalità al notaio, intervenuto di persona al Maschio Angioino, dove era in corso una seduta consiliare: Stanislao Lanzotti (promotore dell’iniziativa) di Forza Italia, Marco Nonno e Andrea Santoro di Fratelli d’Italia, Aniello Esposito e Salvatore Madonna del Partito democratico, Vincenzo Moretto della Lega e Domenico Palmieri del gruppo “Napoli popolare”. Oggi dovrebbe arrivare l’adesione di Mara Carfagna, assieme all’altro forzista Salvatore Guangi e Federico Arienzo del Pd. A smarcarsi, però, non sono solo i due consiglieri del Movimento 5 Stelle, Matteo Brambilla e Marta Matano. Ma anche transfughi della maggioranza “arancione” di de Magistris. Alcuni perfino in odor di candidatura alle regionali, stavolta sotto le insegne deluchiane: sono i tre consiglieri di Italia Viva (Carmine Sgambati, Gabriele Mundo e Manuela Mirra). E prima ancora, i componenti del gruppo La Città, in procinto di varare una lista in appoggio al governatore: Roberta Giova e gli ex dem Diego Venanzoni e Alessia Quaglietta. «Il sindaco – spiegano Giova, Quaglietta e Venanzoni – va contrastato e sfiduciato attraverso un dibattito politico e non con una sterile ed inutile raccolta di firme alla presenza di un notaio. Questa azione messa in piedi dai gruppi del centrodestra sembra più mirata a catturare l’attenzione dei media che a perseguire il vero e unico scopo che dovrebbe avere l’opposizione: vigilare sull’attività amministrativa del primo cittadino. Un’iniziativa che alcuni consiglieri comunali dell’opposizione intendono portare avanti per recuperare un rapporto con la città perso da anni». Analoga è la posizione del Movimento 5 stelle. Ma il renziano Mundo, in realtà, lascia ancora uno spiraglio. «Se saranno raccolte 18 firme – avverte – noi saremo gli altri 3 e non ci sottrarremo alle dimissioni, ma chiederemo anche che vengano rimesse le deleghe di Pd e Forza Italia in Città metropolitana. Non ci sottrarremo alla firma, ma vogliamo avere una visione chiara del gioco delle opposizioni. Sull’iniziativa non siamo stati compulsati e l’opposizione non si fa con atti schizoidi ma con serietà. A 500 metri da qui, nel Consiglio della Città metropolitana, Forza Italia e Pd hanno votato il bilancio e conservano deleghe importanti, questo non mi pare corretto». Al di là di questo, salta agli occhi un dato politico. De Magistris verrebbe blindato da sei consiglieri vicini a De Luca. E nessuno di loro è del Pd, altro dettaglio da non sottovalutare. La mossa alimenta i rumors sul patto di non belligeranza tra sindaco e governatore, a colloquio in Regione nei giorni scorsi. Ma non soffoca del tutto le suggestioni sulla discesa in campo di de Magistris. Una tentazione sempre in bilico tra realismo e lucida follia. Il crinale sul quale cammina, da sempre, l’ex pm di Why not. L’idea di sfidare De Luca, in campo aperto, lo stuzzica da molto. E si è fatta prepotente, quando è comparso lo spettro dello scioglimento anticipato. «Se il Consiglio comunale mi sfiducia – avvisava una decina di giorni fa- mi candido a settembre alle regionali e vinco». Tutti l’avevano presa per una provocazione. Ma la carriera politica di de Magistris è ricca di colpi di scena. E quindi mai dire mai. L’idea è balenata nelle stanze di DemA, il movimento fondato dal sindaco. Non tutti sono dell’idea. Ma tra i favorevoli, si immagina un fronte di ultrasinistra, per sbarrare la strada a De Luca. O quantomeno complicargli la vita, sottraendogli consensi. Una coalizione con Sinistra italiana, Comunisti italiani, Rifondazione comunista, Potere al Popolo, Partito del Sud e liste civiche formate da esponenti dei centri sociali. «Negli ultimi giorni Carmine Piscopo, responsabile nazionale di DemA – dichiara un militante arancione a ildesk.it -, ha incontrato molti esponenti politici e portavoce dei vari centri e laboratori sociali presenti sui territori per costruire la coalizione». Dunque, il progetto è solo in embrione. Ma qualcosa si muove, nell’universo di de Magistris. E nulla si può escludere. Per adesso, il sindaco commenta, con distacco, lo scampato pericolo. «Provo un po’ di amarezza – dice – per il dibattito che ho sentito, amarezza non personale ma per la città. In questo momento, al di là delle comprensibili contingenze politiche, la città non capirebbe un dibattito fondato su posizionamenti politici, dimissioni e sfiducia». Quindi rilancia: «Io però ho fiducia che si possa andare avanti, perché la città ha bisogno di un Consiglio comunale che operi sulle delibere. C’è una maggioranza e un’opposizione, ma in questi momenti così drammatici c’è una città e ci sono gli eletti del popolo». E forse anche l’ambizione di scalare la Regione
girobe