Ramadan e Quaresima, tante affinità

Nonostante operino in quadri teologici molto diversi, conservano ancora una profonda somiglianza tra loro: sia i musulmani che i cristiani collegano la maggiore devozione a Dio con atti religiosi di purezza e servizio sacrificale

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Ci sono affinità superficiali, differenze significative e profonde somiglianze tra il Ramadan e la Quaresima, ecco perché molti scrittori occidentali a volte si riferiscono al Ramadan come “la Quaresima musulmana”. Due periodi di astinenza che oggi potrebbero non essere vissuti allo stesso modo, ma che convergono su numerosi aspetti quando si guarda alla storia delle due religioni monoteiste.
Il digiuno è il segno distintivo del Ramadan. Il Corano esorta i musulmani a digiunare durante il mese Sacro perché proprio in questo mese ha avuto inizio la Rivelazione. Un digiuno, obbligatorio per ogni musulmano e con istruzioni ben specifiche su come debba essere praticato. “Mangia e bevi fino a quando non puoi distinguere un filo bianco da uno nero alla luce dell’alba che sta arrivando. Quindi riprendi il digiuno fino all’imbrunire”(2: 187).
Molti cristiani digiunano durante la Quaresima, sebbene il digiuno non sia oggigiorno una pratica cristiana universale. La Bibbia non fornisce istruzioni specifiche a riguardo – “e dopo che ebbe digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.” (Mt 4: 2) – e le Chiese cristiane hanno diverse tradizioni che, nel corso dei secoli, hanno subito trasformazioni anche sostanziali. Ad esempio nel VI secolo sotto il papato di Gregorio Magno, i cristiani digiunavano durante tutto il periodo di Quaresima, interrompendo solo con un pasto singolo dopo il tramonto. Un’osservanza che quindi varia molto tra cattolici, ortodossi e protestanti a differenza dei musulmani di tutto il mondo che osservano il Ramadan allo stesso modo, indipendentemente dalla loro scuola giuridica, corrente o nazionalità.
Il Ramadan si concentra sull’autodisciplina, sulla devozione a Dio e sulla generosità verso i bisognosi. Il digiuno è quindi solo un aspetto del Ramadan, la carità e la riflessione sono il suo fine principale. Lo stesso si può dire per la Quaresima. Ai cristiani viene chiesto di viverlo come un periodo di riflessione, preghiera e ricerca del prossimo. Uno dei motivi per cui forse il digiuno sia divenuto un aspetto quasi marginale del periodo quaresimale, può essere dovuto al fatto che già Papa Paolo VI, negli anni ’60, suggeriva di sostituirlo con la preghiera e con opere di carità.
Entrambi questi periodi di riflessione e di privazione si concludono con un giorno di festa: il Ramadan con l’Eid el-Fitr, offrendo preghiere speciali a Dio e l’elemosina ai poveri, seguito da tre giorni di festeggiamenti. La Quaresima termina con la Pasqua, la festa della Resurrezione, che celebra la nuova vita in Cristo.
La fede sincera è cruciale sia per il Ramadan che per la Quaresima. Le intenzioni del musulmano determinano la validità del digiuno del Ramadan (2: 184). Gesù insegna che il vero digiuno è del cuore, non solo dell’azione esteriore (Mt 6,16-18). Papa Giovanni Paolo II ha scritto sulla Quaresima: “Lo spirito della Quaresima deve fluire attraverso l’uomo interiore, attraverso i cuori e le coscienze”.
Nonostante operino in quadri teologici molto diversi, il Ramadan e la Quaresima conservano ancora una profonda somiglianza tra loro. Sia i musulmani che i cristiani collegano la maggiore devozione a Dio con atti religiosi di purezza e servizio sacrificale. Il digiuno si colloca in un contesto più ampio di grazia di Dio e per entrambi, la vera adorazione è una questione di impegno fedele e gioioso a Dio, non semplice conformità alle regole religiose.