Regionali in autunno: ecco perché è giusto

La relatrice Bilotti (M5s): «Chi vuole le urne a luglio sbaglia. Il decreto del governo mette la salute dei cittadini al primo posto«»

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«La democrazia è sacra, bisogna votare in un clima di serenità». Se Anna Bilotti dovesse scegliere uno slogan, forse sarebbe questo. La deputata dei 5 stelle, originaria di Giffoni Valle Piana, è relatrice del decreto sul rinvio delle elezioni, il cui iter di conversione in legge parte oggi, in commissione affari costituzionali. La parola d’ordine è: difendere il decreto del governo dall’accerchiamento di quattro presidenti di Regione, tra i quali Vincenzo De Luca. Sono il “partito” delle urne a luglio, obiettivo per cui provano a lavorare la maggioranza ai fianchi. «Il fine del decreto – spiega Bilotti – è evitare fenomeni di assembramento di persone o comunque condizioni di contiguità sociale, al di sotto delle misure precauzionali che sono state adottate per il contenimento del coronavirus. L’intento del governo è di mettere al primo posto la tutela della salute pubblica».
Ma questo lo sostengono, all’opposto, anche i governatori di Campania, Puglia, Veneto e Liguria, contrari al rinvio.
Non dobbiamo dimenticare una cosa: il procedimento elettorale non consta solo dell’organizzazione del giorno in cui materialmente si va a votare, ma c’è tutto il periodo precedente. Quanto esso comporta va valutato in ogni sua fase. E quindi si ritiene che essendo molto difficile poter garantire l’attuazione del distanziamento sociale, che rimane il principio cardine per il contenimento del virus, questo decreto dispone il rinvio delle elezioni.
Ma perché le Regionali a luglio non potrebbero tenersi in sicurezza?
C’è una situazione che viene costantemente monitorata, tant’è che già per quanto riguarda la fase 2, che inizierà il 4 maggio, ci sarà una graduale ripresa delle attività, da mettere in atto tenendo sempre in conto la questione fondamentale di adottare cautele. Non possiamo sapere come si evolverà il contenimento del virus. Il nostro faro rimangono sempre le curve. Perché non possiamo assolutamente permetterci il lusso che, per qualsiasi motivo, tutti gli sforzi compiuti dagli italiani in queste settimane possano essere vanificati. La situazione è in costante monitoraggio, per cui non c’è possibilità di fare previsioni di lungo periodo.
Chi spinge per votare in estate, obietta che le urne autunnali potrebbero scontrarsi con la seconda ondata epidemica. Cosa gli risponde?
L’argomento della seconda ondata è facilmente confutabile. Nel senso che mentre, purtroppo, ci sono anche pareri scientifici che propendono per questa ipotesi, è vero anche che noi, man mano che passano le settimane, siamo sempre più preparati nella gestione di questa pandemia. Quindi, in questo momento, grazie agli studi recenti, noi siamo in grado di gestire una prima fase di riapertura. Saremo proiettati, nella malaugurata ipotesi di un’ondata di ritorno, a contenere anche quella. Mi permetto di fare una precisazione, rispetto a quanto dicevo prima.
Quale?
Quando si pensa alle elezioni, si pensa al giorno in cui materialmente ci si reca al seggio. Ma si trascura la questione legata all’elettorato passivo, al fatto che alle elezioni ci si arriva con un procedimento legato alla presentazione delle liste, per le quali il Consiglio di Stato, in considerazione del carattere di specialità della normativa elettorale, ha stabilito che non si applicano i principi di semplificazione in materia di documentazione amministrativa. Una persona che si deve candidare, per esempio, non potrà presentare un’autocertificazione. Sono tanti i motivi che hanno spinto il governo al rinvio. Ma su tutto vorrei ribadire che c’è la democrazia, c’è la sacralità del diritto di voto, su cui si regge il nostro paese.
In che senso?
Una persona che deve recarsi alle urne, nell’esercizio del diritto di voto, deve poterlo fare nella più totale serenità. E non mi pare che noi siamo in un momento storico in cui una persona possa votare in un clima di serenità. O per tutto quello che sta succedendo, o semplicemente perché è una persona affetta da una patologia. Per me una persona con una patologia, che quindi rispetto ad una persona sana deve attuare più cautele, deve vedersi garantito lo stesso diritto di voto di tutti gli altri.
E se ci fossero emendamenti al decreto, per anticipare il voto dove la curva dei contagi è ormai sotto controllo?
Ovviamente è prevista la fase emendativa, ci mancherebbe altro. Però in questo momento, anche laddove si dovessero verificare i presupposti di cui lei parla, subentrano altri generi di motivazioni. Non dimentichiamo che i procedimenti elettorali hanno un costo. Tanto che un decreto legislativo del 2011 ha introdotto la possibilità, a partire dal 2012, di un election day. E a parte questo pensare ad un dispendio economico in un momento storico cui, immediatamente dopo l’emergenza sanitaria, viene un’emergenza economica, è un altro motivo che depone a favore della direzione tracciata dal governo.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)