Rete di quinta generazione (5G), mobilitazione contro

Martedì 26 febbraio alle ore 13 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati si terrà una conferenza stampa per rinnovare, al Governo, una richiesta di moratoria contro lo sviluppo della nuova forma di comunicazione nociva per la salute, soprattutto per le patologie tumorali

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La comunità scientifica evidenzia i rischi delle reti di quinta generazione ed scatta una mobilitazione in tutt'Italia

La mobilitazione contro lo sviluppo del 5g sta sortendo i suoi effetti, L’Alleanza nazionale Stop 5G  arriva infatti in Parlamento. Martedì 26 febbraio alle ore 13 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati si terrà una conferenza stampa per rinnovare, al Governo, una richiesta di moratoria contro lo sviluppo delle reti di quinta generazione. Verrà anche presentato il programma del primo “Meeting Nazionale Stop 5g” che si terrà a Vicovaro (Roma) il 2 Marzo. “Emergenza politica di precauzione” recitano i volantini: ed è proprio al principio di precauzione che si appellano i promotori del movimento spalleggiati dalla società scientifica che prenderà parte all’evento presentando i risultati di importanti studi recenti effettuati dall’Istituto Ramazzini di Bologna nonché l’esito di altri studi internazionali che giungono alle stesse preoccupanti conclusioni. Preoccupate anche tutte le persone già affette da elettrosensibilità che parteciperanno portando la loro testimonianza. Invitati anche i sindaci dei Comuni designati per lo sviluppo preliminare della rete, aspettiamo dunque anche la posizione del Sindaco di Montecorice, Pierpaolo Piccirilli. Anche il Governo italiano deve rispondere: a farne le veci ci sarà una delegazione di membri della Camera e del Senato, tra le cui fila spicca la presenza dell’On. Sara Cunial (Movimento 5 Stelle) che aveva già in passato posto l’attenzione sulla problematica con un’interrogazione parlamentare. Sono stati invitati ad intervenire anche Luigi Di Maio, in quanto Ministro per lo Sviluppo Economico e Giulia Grillo, Ministro della Salute. Difficile prevedere come potranno uscire dall’impasse: i capitali destinati allo sviluppo della rete, che pesano non poco sul bilancio, confermano le intenzioni  già espresse nella campagna elettorale pentastellata in cui si prometteva di impegnarsi ad aumentare i limiti italiani dell’esposizione ai campi elettromagnetici per uniformarli a quelli europei, vantando quindi le enormi possibilità di crescita derivanti dallo sviluppo tecnologico. Ma adesso che anche il Comitato Scientifico per la Salute, l’Ambiente ed i Rischi Emergenti (SCHEER) evidenzia i pericoli per  ecosistema e popolazione civile, le cose cambiano. Persino la Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP), lo stesso organo governativo che ha fissato le linee guida e dovrebbe fornire un parere scientifico indipendente, è nel mirino: molti suoi membri sono impegnati a vario titolo in collaborazioni con le compagnie telefoniche o sono membri di altre comunità scientifiche che hanno eseguito studi finanziati dalle stesse telco, il rischio è che ci sia conflitto di interessi oltre che una monopolizzazione delle posizioni scientifiche. L’accusa parte da diversi scienziati europei che hanno condotto invece studi indipendenti e che giungono a conclusioni molto più allarmanti. Napoleone ci ricorda che  “Ci sono due modi per far muovere gli uomini: l’interesse e la paura.”, ora è l’interesse economico delle lobby e la paura dei cittadini. La solita partita tra i benefici economici e la salvaguardia dell’ambiente e della salute è a un momento critico: il suo esito ci suggerirà se è il caso di scrivere una nuova Bioetica.