Revenge porn, Bilotti chiede pene severe per i provider

La deputata grillina ha depositato un'interrogazione ai ministri della Giustizia e dello Sviluppo economico con cui sollecita l'introduzione di nuove norme sull'utilizzo del web e sulla tutela di chi finisce vittima della gogna social

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Mai più un caso come quello di Tiziana Cantone. Con questo obiettivo la deputata Anna Bilotti ha depositato in Parlamento un’interrogazione ai ministri della Giustizia e dello Sviluppo economico con cui sollecita l’introduzione di nuove norme sull’utilizzo del web e sulla tutela di chi finisce vittima della gogna social.
La deputata grillina ha raccolto l’appello della madre della trentenne napoletana che si tolse la vita nel settembre del 2016 dopo la diffusione on line di suoi video privati.
«Nelle occasioni in cui ho avuto il piacere di incontrare Maria Teresa Giglio, la mamma di Tiziana, sono sempre stata colpita dal vigore e dalla caparbietà con cui affronta il suo dolore, battendosi perché il suo esempio possa generare un cambiamento vero – sottolinea la deputata– Noi che sediamo in Parlamento abbiamo il dovere di intervenire, tramite nuove leggi che siano da argine contro questi fenomeni e facciano chiarezza sulle responsabilità».
Nell’interrogazione si chiede di valutare l’estensione del termine per la presentazione della querela nei casi di reato di “pornovendetta” (recentemente inserito nel “codice rosso”) e si sollecita l’introduzione nel nostro ordinamento delle soluzioni previste nel Digital Millennium Copyright Act statunitense, che obbliga i gestori di servizi, ossia coloro che affittano i propri server e sistemi software ai criminali on line, a chiudere i rapporti con i propri clienti al fine di scongiurare accuse di favoreggiamento e associazione a delinquere.
«Drammi come quelli di Tiziana Cantone sono legati a doppio filo alla irresponsabilità dei content provider e alla sostanziale impotenza delle vittime di tali abusi sul web – sottolinea l’onorevole Bilotti – Il ripetersi di tali vicende, come è avvenuto pochi giorni fa a Napoli con la diffusione sui social di filmati che ritraggono una ragazzina appena 13enne, ci confermano che su questi temi dobbiamo ancora lavorare, con interventi di legislazione e di tutela».