Richieste d’arresto, barricate forziste

Gasparri contro i pm: «Troppe le 600 pagine inviate» Nelle carte documentati gli incontri Casillo-Greco

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Inchiesta Olimpo 3, sulle richieste di autorizzazione all’arresto, si annunciano barricate in Parlamento. Ad aprire le ostilità è Forza Italia, partito del deputato Antonio Pentangelo e del senatore Luigi “Giggino” Cesaro, per cui il gip di Torre Annunziata chiede la custodia cautelare ai domiciliari. I due sono entrambi accusati di corruzione, perché avrebbero designato un commissario ad acta – Maurizio Biondi – per un permesso a costruire nell’interesse dell’imprenditore Adolfo Greco, ritenuto regista del sistema corruttivo. Un incarico conferito quando Pentangelo era presidente della provincia di Napoli, e Cesaro il suo referente politico. «È arrivato un ampio carteggio di circa 600 pagine sulla vicenda Cesaro – dichiara all’Adnkronos il presidente ella Giunta per le immunità di palazzo Madama, Maurizio Gasparri-. Sono sorpreso perchè nell’epoca dello smart working e del webinar, la magistratura campana non ci ha mandato il formato elettronico ma solo il cartaceo. Inoltre, contrariamente a una prassi a cui la magistratura spesso si attiene, non sono state isolate le parti relative al parlamentare, le uniche di nostra competenza e interesse. E quindi, adesso i nostri uffici dovranno mettere a disposizione dei componenti della Giunta l’intera ordinanza, davvero voluminosa». Palpabile il fastidio del senatore forzista. Ai due parlamentari indagati, è stato sequestrato il presunto prezzo della corruzione: un orologio Rolex a Pentangelo, 10.000 euro a Cesaro. «Ora si dovrà scannerizzare tutto – aggiunge Gasparri -. Faremo in modo che nei prossimi giorni il materiale potrà essere messo a disposizione di tutti i componenti in formato elettronico». Al di là delle forme, la battaglia di Fi si prevede in salita. I numeri sono tutti a favore del sì agli arresti dei due parlamentari. E il M5s è già sul sentiero di guerra, chiedendo compattezza alla maggioranza, sul via libera ai pm.
Martusciello smentisce. In molti passaggi dell’ordinanza del gip Criscuolo – sfociata nell’esecuzione di altre 7 misure cautelari – si parla di una vicenda centrale, per le presunte mire della Polgre 2000, società riconducibile a Greco. L’obiettivo sarebbe la riconversione dell’ex area Cirio a Castellammare. Progetto per cui sarebbe stata indispensabile una modifica al Put della Costiera. Per ottenerlo, i sodali tenterebbero prima una trattativa col capogruppo regionale Pd, Mario Casillo. Il suo apporto servirebbe a far ritirare gli emendamenti di consiglieri dem, al disegno di legge del centrodestra, all’epoca al governo della Regione. Strada che però si rivela impervia. Allora, secondo gli inquirenti, si sarebbe cambiato metodo. E il traguardo sarebbe stato tagliato «non con l’emanazione di una legge modificativa della normativa di settore – si legge nel provvedimento del giudice – bensì con un emendamento alla legge di stabilità per il 2014 approvato con il voto di fiducia della coalizione di centro-destra e proposto da un esponente politico del Pdl, Martusciello Fulvio, ma redatto materialmente dall’ing. Elefante (altro indagato, ndr) e quindi, secondo la strategia ideata dallo stesso tecnico e da Greco. Con la modifica (…) veniva statuita l’inapplicabilità della legge regionale 19/09 (Piano Casa, ndr) esclusivamente alle zone ove insisteva un vincolo di inedificabilità assoluta imposto dal Put; a parere del tecnico di Greco questo avrebbe comportato l’applicabilità della legge 19/09 a quelle zone in cui il Put prevedeva solo vincoli di natura relativa». Martusciello, oggi eurodeputato, non risulta però indagato. Contattato dal Quotidiano del Sud, spiega: «Mi sono dimesso da consigliere regionale perché eletto parlamentare europeo il 31 maggio. Impossibile che abbia quindi presentato emendamenti. Basterà andare in segreteria del consiglio per vedere chi fece l’emendamento». Chiarendo di non essere mai stato «chiamato o sentito» dalla procura, Martusciello precisa: «Oltretutto non ero più capogruppo dal gennaio 2013. E il collegato a cui fanno riferimento è quello approvato nel luglio 2014».
Il caso Casillo. «Le captazioni – afferma il provvedimento del gip – hanno lasciato emergere come Greco incontrava in almeno tre occasioni Casillo: il giorno 28.10.2013 presso l’hotel La Sonrisa facente capo a
Polese Tobia (il noto “Boss delle cerimonie” dello show tv, in seguito deceduto, ndr); In data 9.11.2013 presso l’abitazione di Iovino Gennaro (esponente Pd di Castellammare e indagato, ndr); ed infine in data 13.12.2013, sulla strada, nei pressi di via Ripuaria». Così gli inquirenti inquadrano la figura di Mario Casillo, potente capogruppo del Pd in consiglio regionale, nell’indagine. Agli atti non solo i pedinamenti, per gli incontri con Greco, condannato negli anni ‘80 per favoreggiamento reale al boss Raffaele Cutolo. Ma anche alcune telefonate tra i due. Casillo risponde di traffico di influenze illecite. «Né le indagini svolte – scrive il giudice – hanno accertato se Casillo, eventualmente in esecuzione degli accordi intervenuti con Greco, avesse assunto iniziative a livello dicommissioni consiliari, di gruppi politici ovvero con altri membri del consiglio regionale facenti capo alla sua area politica, finalizzate a dare seguito ai colloqui con l’imprenditore stabiese. Certamente Casillo Mario e Iovino Gennaro instauravano con Greco una trattativa che nulla aveva di carattere istituzionale». Un’accusa pesante.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)