Riconoscenti apprezziamo il dono della Stella

A noi cristiani spetta il compito di dare smalto al significato della festa liberandola dalle incrostazioni folkloristiche e ricordare che se il presepe evoca umiltà, l’Epifania svela la vera identità di Gesù

0
129

In silenzio davanti al presepio contempliamo il mistero che nasconde e accettare la verità del Natale e l’identità del Bambino, Sapienza eterna, Paolo dichiara che “In Lui il Padre ci ha benedetti, ci ha scelti prima della creazione del mondo”, dono del quale occorre prendere coscienza. La reazione dinanzi a Lui è di stupore e di meraviglia. Si giustifica la dichiarazione di Giovanni nel prologo del suo vangelo. Egli è venuto ma i suoi non lo hanno accolto perché non hanno riconosciuto il suo stile: “pur essendo Dio, non considerò in maniera gelosa la sua uguaglianza con Dio ma umiliò se stesso facendosi obbediente fino ala morte”, scrive Paolo riportando uno dei primi inni liturgici della chiesa. Il Signore non voleva condizionare l’uomo con la sua Onnipotenza, ma che aderisse in piena libertà di amico. Ecco il mistero rivelato ai piccoli. L’Epifania ne esalta la portata universale. Cristo, umanità di Dio e sorgente divina dell’uomo, sollecita una delicata attenzione a Dio Amore nascosto nella nostra storia.
La liturgia dell’Epifania esalta il mistero della Stella per contemplare quello dell’incarnazione del Verbo, che opera miracoli per far rifiorire la vita, luce di Dio in ogni uomo.
In “Briciole filosofiche” Kierkegaard racconta la parabola del re che ama una ragazza povera e che vuole sposare. Egli comprende che la giovane avrebbe sofferto per la disparità della condizione sociale. Potrebbe sedurla abbagliandola con le sue ricchezze per farle dimenticare le origini, ma è disdicevole per un re che vuole il bene della ragazza e non la propria gloria. Decide quindi di abbassarsi al suo livello, questa condizione diventa la vera figura del re perché, dice il filosofo danese, in questa scelta si riscontra l’insondabilità dell’amore.
EPIFANIA: il termine ha subito una strana evoluzione, oggi amalgama tradizioni antiche, impersonate dalla vecchietta che porta regali, evidente rimando ai magi e ai loro doni al Bambino. A noi cristiani spetta il compito di dare smalto al significato della festa liberandola dalle incrostazioni folkloristiche e ricordare che se il presepe evoca umiltà, l’Epifania svela la vera identità di Gesù.
Quale è il nostro atteggiamento? Partecipiamo alla festa solo per commemorare un fatto lontano? O facciamo dell’Epifania una continua disponibilità a riconoscere Dio in noi e negli avvenimenti, leggere con attenzione i segni dei tempi per aprire gli occhi e andare alla sostanza delle cose, pronti ad incontrare il Signore consapevoli che luoghi e modalità possono essere tanti: gioie e dolori, fraternità, mitezza, l’im­pegno per la pace. Come i magi, noi siamo cercatori di Dio che si aprono ad una verità sempre da approfondire. L’Epifania è la storia della ricerca che impegna il credente, pellegrino dell’assoluto; ma è anche l’epifania di Cristo venuto per tutti. La stella, al contrario di tanti oroscopi di oggi, è il simbolo di ciò che nella natura ha la capacità di guidare a Dio. Perciò l’Epifania non è solo festa, ma impegno a scoprire la presenza del Signore negli avvenimenti quotidiani e così divenire epifania per gli altri.