Riflettori sull’anomalia campana

Un esercito di liste si somma all’onnipresenza mediatica: De Luca, rischi e prospettive. E anche se il risultato delle Regionali appare segnato, occorre pensare agli equilibri democratici

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Stracandidato, strafavorito, strabordante sui mezzi di comunicazione. Se l’iperbole è la cifra stilistica di Vincenzo De Luca, lo stato di eccezione ne è l’arma, non certo segreta. Con lui l’emergenza è strumento di lotta, e asseconda i suoi fini: la riconferma a Palazzo Santa Lucia. In questa tensione allo straordinario – vero o presunto – non si va tanto per il sottile. Conta solo la causa: alimentare il deluchismo di governo, una macchina vorace, in servizio a ciclo continuo. Questo spiega tante cose. Il gigantismo proiettato sulla campagna elettorale, ad esempio. Una filosofia rodata, per annichilire i rivali, stordirli in un’alluvione di numeri: 15 liste, un esercito di 750 candidati. Un’armata variopinta ed eterogenea. Un caravanserraglio di volti rampanti, di impudenti trasformisti, di stralunati parvenu. Tutti utili, nessuno indispensabile, tranne lui: il presidente. Nel mondo di De Luca, in fondo, tutto si tiene. Anche le più ardite allegorie. Il Crescent, archetipo di politiche urbanistiche, incombe minaccioso sulla città-feudo. La coalizione-monstre si staglia inarrivabile, ai nastri di partenza, in queste elezioni. Le Regionali, partite ufficialmente ieri, sembrano avere un destino scritto. Il cosiddetto centrosinistra – in realtà, ormai, un ircocervo indefinibile – invade l’agone elettorale, con la forza di una valanga. Nel cerchio magico del governatore, da sempre, i modi sono spicci, ma le idee chiare: conta il risultato, in qualunque modo si raggiunga. E per le regionali 2020 la metà è una: completare la colonizzazione, iniziata 5 anni fa, e perfezionare l’occupazione della Regione. Un traguardo comprensibile, nemmeno originale. L’obiettivo è a portata di mano. Lo hanno preparato il quinquennio precedente, ma anzitutto gli ultimi 6 mesi, segnati dalla pandemia. De Luca è convinto della necessità di un modello, a queste latitudini: l’autocrazia, sperimentata per 20 anni a Salerno. Un sistema di potere assolutista, per piegare terre difficili. Altri metodi non ne vede, non li ritiene praticabili, sono una perdita di tempo. È una combinazione di pulsioni antiche e velleità moderne. Il terreno ideale, per questa contaminazione, è quello mediatico. Un talento naturale per la scena si affianca alle nuove tecnologie. Ed ecco lo strano effetto, amplificato dalla tempesta Covid. L’onnipresenza di De Luca, a ritmi da tg nordcoreani: social, televisione, web e giornali. Crozza ne vellica i tic, i talk show se lo contendono. Lui si concede a pochi, da consumata primadonna. Ma nulla è casuale, dietro c’è uno studio, ed anche un investimento mirato. Marzo è il mese della svolta. Quasi ventimila euro spesi su Facebook, dal 6 al 21, in piena emergenza. In un anno il conto sale a 47.000 euro. Soldi provenienti da fondi istituzionali per la comunicazione: denaro pubblico. Ma è una scommessa vinta: De Luca guadagna 300.000 followers, primeggiando tra i governatori. Le dirette social diventano un appuntamento cult. Una visione mistica, per i fan della prima e dell’ultima ora. Lui ne approfitta per rifilare sermoni al popolo riottoso. Conosce l’arte oratoria, i tempi delle battute, sa modulare i toni. E così ora blandisce, ora intimorisce, con vezzo paternalistico. Mescola teatro popolare e citazioni pseudo erudite, parlando al colto e all’inclita. In un crescendo inarrestabile – con ammiratori in estasi – conia dispregiativi in serie, randellando a destra e a manca: dai runners “cinghialoni”, renitenti al lockdown, al “fratacchione” Fazio, nel ruvido scambio in tv. Lo strappo al polittically correct è indigesto, per le vestali della sinistra, ma tocca ingoiare. A destra, invece, molti gorgogliano di piacere. Intanto lo staff alimenta la leggenda: il 19 aprile, in diretta, il contatore Facebook segna 113 mila utenti, secondo il Corriere della Sera. A prescindere dai numeri, lo straripamento è evidente. Una slavina originata dall’era Covid, in grado di ribaltare ogni parametro. L’abilità comunicativa si amalgama alla folla di liste, programmata prima che il mondo cambiasse. Un’ipetrofia politica da osservare con attenzione: il 20 e 21 settembre il pronostico è blindato, ma lo sguardo corre al 22 settembre. Ai prossimi rapporti di forza, generati dall’anomalia campana: cercasi contrappesi.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)