Rischio classi pollaio ed esami: «Scuola allo sbando»

Le incognite sul futuro tra fase 2, esami di maturità e programmazione. La denuncia di Frallicciardi (Uil): «Non sappiamo se e come si ripartirà»

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Ancora troppe incognite sul futuro della scuola. Sia per l’avvio della prossima stagione che per il futuro immediato e per l’esame di Stato. Stando alle indiscrezioni, dovendo mantenere il distanziamento sociale anche alla ripresa dell’anno scolastico a settembre, le classi dovrebbero essere formate da non più di 15 alunni. Una soluzione che potrebbe gettare nel caos tutti gli istituti scolastici, senza distinzione geografica. Mediamente, e fino a oggi, le classi sono composte da 25 alunni e, dovendo costruire più classi, sarebbero necessari più docenti e più aule. In caso contrario, il rischio forte è quello delle classi pollaio.
«Il problema è che la scuola è allo sbando totale» – dice Giuseppe Frallicciardi della Uil Scuola Salerno. In stretta sintesi, non si sa come concludere l’anno scolastico e neppure come iniziare quello successivo. Le questioni sul tavolo sono due e riguardano l’immediato futuro: l’esame di Stato e la ripresa delle attività a settembre.
Esame di Stato. Da Roma trapelano indiscrezioni e dichiarazioni che lasciano supporre la volontà di svolgere gli esami di Stato in presenza. Frallicciardi chiarisce: «Mancano le linee guida che potrebbero darci le informazioni giuste su come si svolgeranno gli esami: saranno in presenza? O con la tecnica della didattica a distanza? Per noi sindacalisti diventa difficile anche azzardare soluzioni: questo ministro non si confronta neppure con le parti sociali». Al momento le soluzioni in piedi restano due: l’esame orale in presenza o quello on line. Da escludere quasi sicuramente gli scritti: difficile trovare spazi adatti a ospitare tutti gli alunni in tempi di distanziamento sociale.
Rischio classi pollaio. A oggi, con le iscrizioni degli alunni, ogni dirigente scolastico sa quanti alunni di prima classe avrà per il prossimo anno scolastico. Ma non si sa ancora come dividerli. Si è parlato delle classi da 15 alunni. Restano, a questo punto, difficoltà logistiche: mancano aule e docenti per avere più classi con meno alunni. «Non sappiamo ancora niente su come andranno le cose – dice sconsolato Frallicciardi – Sappiamo solo che il ministero vorrebbe mantenere lo stesso organico. E a dire il vero, a oggi, non sappiamo nemmeno se e come si entrerà a scuola. Pensate che stiamo ancora aspettando il decreto di aprile e che siamo praticamente tutti bloccati. Stiamo lavorando tutti da casa, anche i dipendenti del Provveditorato. Noi, come Uil, abbiamo chiesto di lasciare invariato anche il discorso dei supplenti: chiediamo, in sintesi, che gli alunni tornino in aula con lo stesso supplente».
La didattica a distanza. «Dobbiamo essere sinceri: anche la didattica a distanza è un problema. Non esiste una piattaforma univoca – spiega il sindacalista – Il risultato è che ogni scuola si sta arrangiando come può. Sia chiaro: i docenti stanno facendo sforzi enormi pur di continuare a insegnare anche a distanza. Ma i problemi, anche in questo caso, sono tanti. C’è la questione irrisolta delle presenze e delle assenze, per esempio. La didattica digitale è importantissima ma non sostituisce la didattica frontale, quella che si fa tutti i giorni in classe. Addirittura ci sono dei casi in cui gli hacker sono entrati nelle piattaforme, hanno creato problemi e alcuni istituti sono stati costretti a sospendere la didattica on line». Alle difficoltà tecniche si aggiungono quelle di accesso al mondo digitale: «La didattica a distanza è importante ma bisogna capire che non tutti hanno la possibilità di poterla fare. Ci sono famiglie in difficoltà, che vivono disagi e non hanno molta tecnologia a disposizione». E non mancano i problemi per i precari della scuola: «A marzo era stato detto che sarebbe stato rinnovato il contratto ai precari in scadenza durante l’anno scolastico. Ma i supplenti non sono stati riconfermati al ritorno dei docenti titolari di cattedra.