Roberti da outsider a leader, De Luca è avvertito

La mossa del cavallo di Zingaretti, che ha costretto soprattutto i capibastone campani, De Luca in testa, a inseguirlo sulla candidatura dell'ex procuratore antimafia resta tra le azioni più astute del neosegretario in questa tornata elettorale.

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In ripresa nel Centronord, dove però l’aritmetica dice che il recupero rispetto all’anno scorso è legato esclusivamente al riassorbimento della scissione di Articolo 1 – Mdp, al Sud il Pd prende un brodino. Non tracolla ulteriormente, ma nemmeno riesce a rimettersi in marcia. Continua a zoppicare vistosamente, dopo aver cannibalizzato – con l’arma impropria del voto utile – tutto ciò che era ai suoi lati, a destra (+Europa) e a sinistra. La crisi continua, e resta prevalentemente crisi di credibilità, che la candidatura di Franco Roberti ha solamente attenuato ma non risolto del tutto. Non sono minimamente in discussione le grandi qualità professionali e lo spessore etico di un magistrato coraggioso e capace, che ha scritto pagine fondamentali della storia della lotta alla criminalità organizzata e a ogni forma di illegalità. Ma i volumi della sua affermazione (150 mila voti), soprattutto il distacco sul secondo eletto, quasi doppiato, non sembrano quelli che solitamente premiano le cosiddette candidature della società civile. A quello di tanti elettori che, a torto o a ragione, hanno visto in lui un interprete credibile della volontà di rinnovamento di un partito che, soprattutto al Sud, negli ultimi anni ha quasi completamente rinunciato alla politica per sciogliersi nelle istituzioni, si è sommato il voto d’apparato: sarebbe sciocco nasconderlo. Tuttavia, la mossa del cavallo di Zingaretti, che ha costretto soprattutto i capibastone campani, De Luca in testa, a inseguirlo sulla candidatura di Roberti resta tra le azioni più astute del neosegretario in questa tornata elettorale. La fase che si apre adesso è molto interessante. I 90mila voti (due terzi del totale) ottenuti in Campania traggono dalla dimensione della mera testimonianza civile l’ex capo della Dna, per trasportarlo dritto nell’agone delle responsabilità politiche. L’exploit elettorale lo trasforma in un leader. Assegnandogli un ruolo che egli stesso, probabilmente, mai si sarebbe aspettato di dover assumere, e che non faceva parte delle “regole d’ingaggio” del suo ingresso in politica come assessore regionale. Insomma, per essere chiari: nella partita che ha in corso con De Luca da quando si è insediato, e che ha come posta in palio la candidatura a presidente della Regione l’anno prossimo, Zingaretti ha giocato di fino. Collocando, per rimanere nella metafora, un gigantesco cavallo di Troia all’interno del sistema deluchiano. Senza dover né faticare troppo, né ricorrere a sotterfugi come nel poema omerico, visto che l’ex magistrato era già dentro. L’orizzonte che una simile operazione sembra dischiudere – l’eventuale impegno diretto di Roberti alle prossime Regionali – è ancora denso di incognite. La maggiore delle quali, ovviamente, è legata alla strenua, feroce resistenza che opporrà il governatore uscente, il quale nelle ultime due-tre settimane di campagna elettorale per non entrare in aperta rotta di collisione con il segretario si è buttato a corpo morto su Roberti superando le iniziali diffidenze. Se però le intenzioni di Zingaretti sono quelle di una rincorsa ai 5 Stelle sul terreno classico della loro iniziativa politica – il legalitarismo propagandato, da non confondere con la lotta per la legalità, che è altra cosa, e che Roberti ha saputo fare molto bene da magistrato – niente potrà fugare il sospetto che si tratti solo dell’ennesimo tentativo di autocommissariamento di un partito che, incapace di riformarsi da solo, è costretto a ricorrere a aiuti esterni. Franco Roberti è una autorevolissima espressione della società civile, ma non possiede doti taumaturgiche. E in politica l’improvvisazione e l’attesa del messia fanno gli stessi danni dell’eterno ritorno del sempre uguale. Per buttare finalmente le stampelle e rimettersi a correre, il Pd in Campania – ma più in generale in tutto il Mezzogiorno – dovrà sforzarsi di trovare una via mediana. Sarà un sentiero strettissimo, ma andrà percorso fino in fondo.