Roghi e colpe civiche

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Nuovamente i vescovi di alcune diocesi della Campania – a Nola monsignor Marino, ad Acerra monsignor Di Donna, ad Aversa monsignor Spinillo, a Caserta monsignor D’Alise –hanno indirizzato il 24 novembre una lettera ai fedeli delle loro diocesi, agli amministratori locali e a tutti gli uomini e le donne di questo territorio martoriato dall’inquinamento e dai roghi che avvelenano l’aria che respiriamo.
Non è la prima volta che i vescovi campani danno attenzione a questo gravissimo problema. Era avvenuto il 4 gennaio 2014 e poi il 25 settembre 2015 e ancora il 14 giugno 2016. Questo ripetersi di denunce, di richiami, di appelli offre spazio alla convinzione che nulla o poco è stato fatto. Quanta amarezza!
Vi sono evidenti responsabilità delle istituzioni, degli amministratori ma si rileva anche il disimpegno e il menefreghismo dei cittadini che non si rendono conto che la distruzione dell’ambiente pone in serio pericolo la vita degli uomini. Ne è testimonianza l’aumento preoccupante di casi di cancro anche in tenera età. Qualcuno si è preoccupato, in maniera superficiale, a smentire che i casi di cancro siano aumentati. Fonti mediche supportate da numeri accertati dicono il contrario. Ed è molto grave.
Mentre il popolo dorme la terra muore. Di recente diversi siti di raccolta e di stoccaggio in Campania non sono stati distrutti da incendi sicuramente dolosi… appiccati, forse, per smaltire rifiuti pericolosi oppure perché lo smaltimento richiedeva grossi costi. Non sapremo mai la verità, intanto i nostri Regi Lagni, realizzati dai Borbone per canalizzare le acque provenienti dall’Irpinia sono diventate discariche a cielo aperto con rifiuti lasciati finanche nelle piazzole di sosta delle superstrade. Campagne piene di rifiuti, sacchetti di plastica, piatti di plastica, bottiglie di vetro, frigoriferi, materassi, pneumatici usurati. Alla bellezza del Creato fanno da contrasto il segno della nostra inciviltà, maleducazione e disprezzo per il bello. Ma se tutto questo disordine, e l’inquinamento che ne consegue, fosse poi immagine di quello che siamo dentro? Certo la corsa al consumo sfrenato, il rifiuto di una vita sobria caratterizzata dall’utilizzo di ciò che é veramente necessario, alimentano la produzione eccessiva di rifiuti di vario genere. A tutto questo si aggiunge la devastante cementificazione che sta riducendo sempre di più i terreni agricoli e il verde. Grande miopia perché la vita del cemento ha una durata di 50 anni, poi è destinato a sfarinarsi. Che lasceremo allora alle generazioni future? Le generazioni dei secoli passati ci hanno lasciato testimonianze di grande valore artistico che ancora illuminano i nostri occhi e nutrono la nostra mente. Noi che lasceremo alle generazioni future?
don Aniello Manganiello