Sabato 26 in corteo contro razzismo e disuguaglianze

Manifestazione a Salerno per richiedere a Prefetture e Comuni di dissociarsi dalla legge Salvini continuando a concedere la residenza ai richiedenti asilo

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La parte della città e della provincia di Salerno che non si arrende alla disuguaglianza, all’ingiustizia, al razzismo e alla negazione istituzionalizzata dei diritti, alza la testa. E lo fa con un corteo, convocato per sabato 26 gennaio alle ore 10, con partenza da piazza Ferrovia.
Scrivo di questa mobilitazione dall’interno, tra le persone che la stanno organizzando, ritrovandosi nel nome collettivo “Salerno contro la legge (in)sicurezza”. E perché (in)sicurezza? Di cosa stiamo parlando?

Il ministro degli Interni Salvini: nel mirino la legge che porta il suo nome

La mobilitazione del 26 gennaio si riferisce alla Legge 132 approvata a dicembre 2018 e conosciuta come Legge Salvini o Legge sulla sicurezza e l’immigrazione. Quali problemi produce questa normativa, anticipata dal Decreto Legge 113 di ottobre dello stesso anno?
I problemi sono molteplici. Il corteo si concentra su quelli che si possono affrontare subito, anche a livello locale, considerando che ci sono già conseguenze molto negative per una parte della popolazione, in particolare di quella collegata al sistema di accoglienza delle persone rifugiate e richiedenti asilo, in qualità di ospiti o di lavoratori nel sistema.
Le persone richiedenti asilo hanno diritto all’ospitalità, come riconosciuto da leggi internazionali, come la Convenzione di Ginevra del 1951 e diverse direttive europee sull’accoglienza, e da leggi nazionali. Nonostante questo, esse si trovano senza la possibilità di avere la residenza. Cosa vuol dire? Vuol dire, ad esempio, che non potranno avere il medico di famiglia e non potranno iscriversi ai centri per l’impiego. Avranno diritti ridotti. Tecnicamente, la Legge Salvini produce un regime di apartheid per le persone richiedenti asilo, con diritti e possibilità inferiori rispetto al resto della popolazione.
In più, la Legge ridimensiona fortemente il sistema di accoglienza, favorendo i grandi Centri, quelli straordinari, maggiormente esposti al business dell’accoglienza (a danno delle persone immigrate), e colpendo i servizi migliori, i Centri comunali (conosciuti come Centri sprar). Si perderanno così migliaia di posti di lavoro, con tante operatrici ed operatori licenziati o ancora più precari, e la parziale, se non totale, distruzione di un buon esempio di accoglienza.

Ospiti di un Centro Sprar con il personale

In questa situazione, i Comuni possono intervenire. Sono loro che danno la residenza. Sono i Comuni che possono dire al Ministero dell’Interno che si rifiutano di produrre persone con diritti ridotti. I Comuni possono dire che non sostengono un regime di apartheid in Italia. I Comuni, come ha fatto di recente quello di Napoli, possono dire che continuano a concedere la residenza alle persone richiedenti asilo, anche perché la Legge è in contrasto con altre norme vigenti e con la Costituzione.
Il corteo del 26 servirà a sostenere questa necessità. Per dire a tutti i sindaci della provincia di Salerno, a partire dal Comune capoluogo, che dobbiamo sottrarci a questa deriva, che, mettendo le persone per strada e con diritti ridotti, crea maggiore insicurezza. Ma per dire anche che più sicurezza non vuol dire repressione, ma vuol dire sicurezza sociale, e, quindi, diritto alla casa. Troppe persone, infatti, sono in difficoltà abitativa a Salerno e nei maggiori comuni della provincia. Ed altre sono senza casa o, soprattutto se immigrate con protezione umanitaria, lo saranno nei prossimi mesi. E per questo la Prefettura dovrà dare delle risposte.
Dunque, un corteo che si rivolge a Prefettura e Comuni della provincia di Salerno. Un corteo per affermare, insieme, immigrati e italiani, che non possiamo rinunciare alla dignità e alla democrazia per lasciar vincere la propaganda fondata sull’odio.