Sale e luce contro la paura

La liturgia della Parola di domenica 9 febbraio

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La pandemia ha generato una diffusa paura che ha ulteriormente innalzato il livello dell’egoismo. Nel paese in questi giorni si è reagito ricorrendo al pettegolezzo canoro, grazie alla ritualità annuale che divide gli italiani – pervicaci guelfi e ghibellini- in fazioni ancor più rivaleggianti nell’assegnare la palma della vittoria e così distrarsi concionando sull’emergente rilevanza del futile, che evoca antichi ed efficaci rituali a chi, privo di pane, viene distratto dai giochi. Del resto, la cattiveria umana è ben nota, un male presente anche nella chiesa per cui sembra assurda la categorica affermazione di Gesù, il quale non dice di sforzarsi di essere luce e sale, ma asserisce: sappiate che voi siete luce. Il discepolo coerente non può che essere luce e svolgere la funzione del sale dando sapore a tutto ciò che tocca e dare corso alle Beatitudini. Esse fanno riflettere mentre animano la nostalgia per un mondo diverso da quello sperimentato ogni giorno, buona novella come risposta al desiderio di felicità che pervade ogni uomo.
La gioiosa serenità di Cristo, nascosta ai sapienti e agli intelligenti e rivelata ai semplici, promana dalle beatitudini che sono il vissuto di Gesù, umile di cuore e partecipe della sofferenza, compassionevole e misericordioso. È la scelta di vivere liberi, di ambire alla dolcezza evangelica come rigetto della violenza, di accogliere l’altro senza pregiudizi, di ornarsi di trasparenza senza doppiezze tese a travestire la verità.
Da questa consapevolezza promana l’essere Chiesa, sale e luce nel mondo. Se perdono il gusto per il Vangelo e smettono l’umile servizio dell’annunzio, i cristiani cessano di trasformare la massa amorfa dell’umanità. La Chiesa-sale deve svolgere il proprio compito con umiltà per esaltare e fecondare, tramite la Parola, il mondo; la Chiesa-luce aiuta a distinguere e orientarsi tramite l’impegno di evangelizzazione con la parola, l’esempio di vita e un annuncio che sa calarsi nel contesto senza ostentazioni. Come asserisce Paolo nella seconda lettura, occorre far risplendere le quattro componenti della fede: testimonianza di Dio, riferimento a Gesù crocefisso, manifestazione dello Spirito e potenza di Dio.
Il sale conserva e dà sapore, la luce esalta colori e bellezza. Sono sale non per me, ma per gli altri, impegno per garantire il buon esito della storia. Come? Meno annunzi e più azioni concrete sintetizzate nell’invito perentorio della prima lettura: spezza il tuo pane, Così la luce rimarginerà le ferite dell’egoismo. Invece, chiusi nel proprio io, il sale perde sapore, non si scioglie nella comunità, che rimane nell’oscurità perché non illuminata da azioni generose.
Dopo le beatitudini proclamate la scorsa domenica, siamo sollecitati a divenire i garanti della nuova alleanza e dare sapore all’esperienza quotidiana assicurando il fulgore della speranza rinverdita dalle opere buone. Infatti, la pratica delle beatitudini manifesterà chi è l’uomo, figlio di Dio pronto a rendere gloria al Padre che è nei cieli.