Salerno chiude, economia morta

Un'economia parassitaria ha davanti a sé un solo interesse: quello di far circolare il denaro e farlo crescere nelle mani di alcuni. Ed è del tutto indifferente al fatto che questo produca, o meno, ricchezza sociale o posti di lavoro. Non è un suo problema.

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La città e la provincia di Salerno chiudono. Si licenziano i lavoratori e le lavoratrici de La Città e della Treofan di Battipaglia. Una serie di esercizi commerciali scompare e tante saracinesche non vengono riaperte. Le attività che, al contrario, si diffondono sono le tavole calde, sebbene con nomi più alla moda, e le sale scommesse, di diverse dimensioni. Al tempo stesso, si continuano a costruire case che non si sa chi comprerà, e tante sono ancora vuote o non finite a causa dei fallimenti delle imprese costruttrici, come nel caso delle due torri in via degli Uffici finanziari nell’ex zona industriale del comune capoluogo. È un’economia sempre più parassitaria quella della città e parte della provincia di Salerno. I lavori decenti, dignitosi, con un po’ di tutele vanno a ridursi di anno in anno, sostituiti da lavori sempre più precari e malpagati nei centri commerciali e nel mondo variegato della ristorazione e dei locali.

Il primo quotidiano di Salerno per vendite e per pubblicità chiuso per un disegno padronale selvaggio e immotivato

Un’economia parassitaria ha davanti a sé un solo interesse: quello di far circolare il denaro e farlo crescere nelle mani di alcuni. Ed è del tutto indifferente al fatto che questo produca, o meno, ricchezza sociale o posti di lavoro. Non è un suo problema.
Di fronte a questa deriva, in atto da anni, di cui ormai si vedono sempre più chiaramente gli esiti, la politica locale e regionale continua a dirci che tutto va bene. C’è il turismo che ci salverà. C’è il nuovo porto che darà nuove occasioni. Ci saranno nuove assunzioni pubbliche. C’è Luci di artista a darci una prospettiva. E, nel frattempo, la ricetta di aprire cantieri, cantieri e ancora cantieri di opere pubbliche continua ad essere la via maestra, quella che, ad esempio, il sindaco di Salerno e Presidente della Regione Campania Vincenzo de Luca continua a proporre da almeno 20 anni, a prescindere dai cambiamenti tecnologici, finanziari e di collocazione nei mercati internazionali che in questo periodo si sono determinati per l’Italia e, specialmente, per il Meridione.
L’economia parassitaria è un’economia di rapina: prende ciò che le serve e nulla lascia nei territori. O, meglio, lascia un incremento dell’impoverimento di una parte della popolazione (ad esempio, nella forma dei debiti da gioco) e incentivo alla fuga, all’emigrazione di chi può e se la sente.
Bisognerà aggredirla presto questa economia basata sull’espropriazione della ricchezza sociale locale. E farlo dalla difesa ad oltranza dei posti di lavoro della Treofan e del quotidiano La Città, insieme alla denuncia di tutti i processi e accordi che hanno permesso questa deriva, potrebbe essere un buon inizio, anche con un netto schieramento degli enti locali, che non si può limitare alla liturgia degli incontri interistituzionali e della solidarietà generica, ma dovrebbe concretizzarsi in proposte e impegni politici da assumere e portare avanti.