Salerno, Comune ricommissariato dal difensore civico

Entro 60 giorni l'amministrazione si dovrà dotare di un regolamento per il funzionamento degli istituti e organismi di partecipazione popolare. Con la nuova nomina neutralizzata la sospensiva del Tar ottenuta nei giorni scorsi. Pesanti rilievi contenuti nel nuovo atto notificato

0
229
Il Comune di Salerno

Comune di Salerno commissariato dal difensore civico: stamattina notificato un nuovo decreto a Palazzo di Città, dopo la sospensiva del Tar al primo provvedimento. Non si arrende il difensore civico regionale, Giuseppe Fortunato, di fronte alle resistenze dell’amministrazione comunale. Il ruolo di commissario tocca ancora a Sonia Caputo. Il compito è sempre di emanare, entro 60 giorni, un regolamento per il funzionamento degli istituti e organismi di partecipazione popolare. Un obbligo per cui, il difensore civico continua a ritenere inadempiente il comune di Salerno. La vicenda è ormai una partita a scacchi, cominciata il 30 luglio dell’anno scorso. Quel giorno, Fortunato avvisa Palazzo di città dell’assenza di un regolamento. Trascorsi inutilmente 12 mesi, il difensore civico commissaria il comune. Ma l’insediamento di Sonia Caputo si rivela quantomai problematico. Prima l’obiezione dell’amministrazione, secondo cui la notifica via pec non è mai giunta al protocollo. Quindi la nuova notifica del difensore civico, il 5 agosto. All’arrivo del commissario, però, Fortunato lamenta l’assenza di assistenza dall’amministrazione («sono scomparsi tutti»). Nel frattempo il comune ricorre al Tar, che il 7 agosto sospende in via cautelare l’esecutività del decreto. Ma Fortunato non getta la spugna: l’8 agosto cancella l’atto precedente, e ne emette un altro, tenendo conto dei motivi di ricorso. Il decreto bis vanifica, dunque, la camera di consiglio al Tar Salerno, fissata l’11 settembre, per la trattazione nel merito.

Il nuovo decreto. Il difensore civico tenta così di aggirare i due rilievi del comune, pur considerandoli infondati. «Il carattere ostativo al commissariamento ad acta di lavori istruttori della commissione consiliare e di una nota del Presidente della Commissione Trasparenza del 30 agosto 2018 – si legge nel decreto-; 2) la circostanza che questo Difensore Civico non ha riportato nel decreto di nomina il termine legislativo del commissariamento ad acta che è di sessanta giorni: Considerato circa il primo rilievo, che l’atto obbligatorio non è alcun atto istruttorio e neppure la proposta della Commissione trasparenza o di altra Commissione o di gruppi o di consiglieri né tantomeno lavori preparatori bensì e il regolamento che va adottato dal consiglio comunale, per cui nessuna rilevanza può avere la nota trasmessa dal Presidente della ‘Commissione Trasparenza in data 30 agosto 2018 (che non è altro che una richiesta di proroga, fra l’altro irrituale perché non è trasmessa dal legale rappresentante Sindaco ne dal Presidente dell’organo consiliare competente e comunque è stata sostanzialmente accolta, guardando le date) e, in ogni caso, tale nota è ancora oggi seguita dalla mancata approvazione dell’obbligatorio regolamento da parte del consiglio comunale». Il difensore civico bacchetta l’amministrazione di Enzo Napoli, quando insinua la volontà di commissariarlo senza scadenze. «Considerato, circa il secondo rilievo, che è la legge stessa – scrive Fortunato – a fissare il temine di sessanta giorni del commissariamento ad acta e giammai v’è stata diversa intenzione, contrariamente a quanto afferma il Comune nel ricorso». Il decreto ribadisce che «i presupposti del commissariamento ad acta sono sussistenti e sono il previo invito con indicazione del termine e, nonostante l‘invito e il decorso del termine, il mancato atto obbligatorio per legge».

L’allarme sulla sicurezza dei dati comunali. Sul braccio di ferro col comune, il difensore civico rilascia alcuni commenti a Salernosera.it. «Il primo decreto di commissariamento è stato debitamente notificato con Pec il 30 luglio 2019, come da regolare accettazione e regolare conferma – racconta-; l’attestazione del Sindaco che nega la Pec (perduta? sottratta? illecito cattivo uso della Pec?) crea allarme circa la sicurezza dei dati dei Cittadini e il Sindaco è invitato a immediati accertamenti». Riguardo i motivi del ricorso al Tar, Fortunato spiega che «non era necessario riportare nel decreto la richiesta di proroga del Presidente della Commissione Trasparenza del 30 agosto 2018, perché non è atto imputabile all’ente, comunque tale richiesta non è giuridicamente rilevante e peraltro è stata persino accolta,  avendo io provveduto al commissariamento il 30 luglio 2019». E inoltre «non era necessario precisare nel decreto, come ritiene l’Amministrazione comunale,  che la nomina del Commissario ad acta duri sessanta giorni, perché lo dice esplicitamente l’articolo 136, da me espressamente citato nel decreto, del Testo unico enti locali». Adesso il difensore civico aspetta la prossima mossa di Palazzo di città. «A seguito del decreto di sospensione cautelare monocratico del Tar – afferma-,  pur non essendoci alcun riferimento di merito e ottenuto inaudita parte,  oltre che su prospettazione impropria, ho provveduto ad annullare il precedente decreto e a provvedere con nuovo decreto di commissariamento, assecondando  l’Amministrazione comunale e, quindi, trattando pure (superfluamente) la nota del Presidente di Commissione e precisando (superfluamente) il termine già prescritto dalla legge.  Mi auguro che ora non si protraggano intralci e comportamenti pretestuosi». Sul lavoro del commissario ad acta, Fortunato aggiunge: «Considererà a fondo ogni proposta di qualunque Cittadino o Consigliere comunale per varare avanzato regolamento e garantire la piena partecipazione di tutti alla vita comunale, che è concreta estrinsecazione della sovranità che appartiene costituzionalmente al popolo».