Non se ne può più. Stamattina usciamo di casa più o meno intorno alla 10,30. Meta Vietri s/m per l’ultimo bagno della stagione. Facciamo benzina alla Q8 a via Torrione e ci avviamo tranquillamente verso il centro attraversando Corso Garibaldi. Arrivati alle Poste, comincia però la nostra odissea: strada chiusa verso il lungomare dove sta marciando il lunghissimo corteo formato da marinai, carabiniei, finanzieri, polizia di Stato, alpini, bersaglieri, e chissà se non pure pompieri e guardie penitenziarie. Un’autoambulanza che scendeva a sirene spiegate da via Cilento verso il mare si trova davanti alle Poste bloccata da una barriera metallica perché sul lungomare marciava il corteo del Raduno nazionale dei marinai. Per fortuna la strada è presidiata da una viglilessa sveglia e decisa che apre il varco al mezzo di pronto soccorso che riesce a fare pochi metri (a sirene spente), mentre sul lungomare si cerca di creare lo spazio per lasciarlo passare. Un’operazione che non dura secondi, ma almeno 5 minuti. Ce ne accorgiamo dal fatto che solo allora le sirene hanno ripreso a suonare. Dalle Poste a via Indipendenza abbiamo impiegato circa un’ora. Alle 12,45 circa siamo arrivati a Vietri sul mare, dove siamo rimasti fino alle 13,40 circa. Al ritorno – avvertiti, dagli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, che il viadotto Gatto era ancora bloccato da una lunga fila, abbiamo preso l’autostrada a Vietri in direzione Napoli, siamo usciti e subito rientrati a Cava dei Tirreni, e da lì, via autostrada più tangenziale, abbiamo fatto ritorno a casa. A quest’ora (21,00), dalle foto che girano sui social, sembrerebbe che praticamente la giornata non possa essere qualificata – se non con una notevole forzatura – una giornata di festa. Quando una parte dei cittadini va (o pensa di andare) a divertirsi partecipando a una manifestazione festosa, e un’altra significativa parte di essi è costretta – perché di questo di tratta – a sopportare una forzosa sospensione della libertà personale, con gravi rischi potenziali per la loro sicurezza e salute, in un contesto civile rispettoso dei diritti di tutti, non si può più parlare di “festa”.
Davanti alla situazione creatasi oggi in città, abbiamo alcune domande da fare, cui sarebbe opportuno dessero risposte convincenti gli organizzatori pubblici della manifestazione. Noi abbiamo avuto la chiara impressione che sia stato poco attentamente vagliato il percorso migliore dove far sfilare il corteo, assicurando nel contempo un minimo di agibilità alla mobilità locale. Che il percorso sia stato scelto senza contemperare i necessari alleggerimenti del traffico su percorsi alternativi, e senza rappresentare adeguatamente ai cittadini come regolarsi per uscire dalla città nel corso della sfilata del corteo, e raggiungere, eventualmente, in caso di bisogno, più punti di pronto soccorso dislocati nella città. Facciamo il caso di un cittadino che stamattina strada facendo in auto si fosse sentito male, come sarebbe potuto uscire da quell’inferno? A chi si sarebbe potuto chiedere soccorso, visto che tra le Poste e via Indipendenza non c’era spazio per far passare neppure una bicicletta? Chi si è trovato sul posto ha avuto la chiara sensazione che la manifestazione fosse stata allestita senza i necessari approfondimenti di tutti gli aspetti logistici che essa comportava. Che sia stata carente anche la comunicazione istituzionale ai cittadini su come regolarsi nella mobilità urbana, nella scelta dei percorsi alternativi e delle vie di fuga che sempre devono essere individuate e tenute libere. Si è avuta, infine, la chiara percezione che tutto si sia svolto lontano dal vigile – e persino dovuto – controllo dell’autorità sovraordinata della Prefettura. Insomma una giornata pensata male e realizzata anche peggio, che non ci fa onore come città. Perché uno può anche immaginare di portare le Olimpiadi o l’America’s Cup in una città che ha sostanzialmente tre assi viari lungo i quali raccordarsi. Ma se arrivasse a tanta supponente mania di grandezza, dovrebbe avvertire anche il dovere civile e morale di farlo garantendo poi a tutti i cittadini di vivere serenamente la loro domenica. Questo non pare si sia verificato oggi. Ed è auspicabile che in futuro Comune e Prefettura ne tengano doverosamente conto.