Salerno e gli spettacoli, bocciatura dal Mibac

Tuttavia il comune, proprietario del Teatro Verdi, può ritenersi soddisfatto: incamera 606.632 euro dal Fondo unico. Tra gli altri pochi beneficiari di sovvenzioni nazionali troviamo l'associazione Casa del contemporaneo con ben 448.409 euro, quale centro di produzione teatrale

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Concerti musicali, il Mibac boccia la provincia di Salerno. Un allarme per un’area in cui insistono realtà come il Teatro Verdi – di proprietà del comune capoluogo – e la Fondazione Ravello. Ma fischiano le orecchie pure alla Regione, dove il settore risulta il peggiore per distribuzione territoriale, ad onta di un’offerta non bassa numericamente. Palazzo di Città, tuttavia, non può lamentarsi: nel 2017 riceve 600mila euro dal fondo unico per lo spettacolo. Sono i dati della relazione sull’utilizzo del Fus e sull’andamento complessivo dello spettacolo, presentata al parlamento dal ministro Alberto Bonisoli.

Il Comune di Salerno nel mirino del Mibac

Il flop degli spettacoli concertistici. L’atto ingloba i risultati dello studio “PanoramaSpettacolo. lo spettacolo concertistico: una analisi territoriale”. Una ricerca dell’Osservatorio dello Spettacolo del ministero, condotta nei primi mesi del 2018. Gli spettacoli concertistici in provincia di Salerno? Suonano decisamente il requiem. Il territorio è classificato nel cluster 11. Il gruppo di province «si caratterizza per un basso numero di spettacoli concertistici, per un basso valore dell’indice di copertura territoriale dell’offerta di spettacolo concertistico e per un basso numero di ingressi per spettacolo concertistico». Un unicum in Campania, tra l’altro.  «Nelle province del Cluster 11 -spiega lo studio-, in media, si sono tenuti circa 70 spettacoli concertistici, l’indice di copertura territoriale dell’offerta di spettacolo concertistico è pari a circa 9% e sono circa 127 gli ingressi per spettacolo concertistico. Il Cluster 11 si caratterizza, dunque, per una offerta di spettacolo di piccola dimensione e poco presente sul territorio, e per un basso livello di partecipazione del pubblico agli spettacoli proposti». Se Salerno è ingrata per i concerti, anche la Campania denota carenze di settore. Nel 2016, la regione ospita 800 spettacoli concertistici. Il numero rappresenta il 4,30% del totale nazionale, a fronte del 9,64% di residenti in Italia. Ma in Campania il problema è la distribuzione: è evidente, infatti, la concentrazione dell’offerta nel comune di Napoli.  «L’offerta – afferma la ricerca – è presente in pochissimi altri comuni della regione, localizzati prevalentemente nelle province di Napoli e Salerno. In circa 3/4 dei comuni con offerta si sono tenuti meno di 5 eventi nell’anno». E se nel capoluogo regionale sono proposti 360 spettacoli (il 45% del totale), non è Salerno la seconda città, pur essendo il secondo comune per abitanti. Dopo Napoli, infatti, c’è Ravello. Il celebre comune della costiera annovera 107 spettacoli, la maggior parte dei quali al Complesso Monumentale dell’Annunziata. Dietro Ravello c’è però Sorrento (78 concerti). Salerno è quarta (63).  «La Campania – sentenzia lo studio – è la regione italiana con la peggiore distribuzione territoriale dell’offerta di spettacolo concertistico, in termini di presenza nei diversi contesti territoriali comunali. L’indice di copertura territoriale calcolato per la regione con capoluogo Napoli è pari a 6,73%: in circa 7 comuni su 100 è presente offerta di spettacolo».

Ravello tra le poche isole felici del Salernitano e della Campania per la qualità e la quantità dei concerti

I fondi al comune di Salerno. Salerno ha meno spettacoli concertistici di Ravello e Sorrento, nonostante gli sforzi – che supponiamo sovrumani – per invertire la tendenza. Tuttavia il comune, proprietario del Teatro Verdi, può ritenersi soddisfatto: incamera 606.632 euro dal Fondo unico per lo spettacolo. Il contributo viene erogato ai “teatri di tradizione”. I criteri per l’ammissione non sono ostici: bisogna produrre e ospitare opere liriche, con un minimo di otto recite, articolate su tre  spettacoli. Per l’annuale festival musicale, invece, la Fondazione Ravello percepisce 184.052 euro nel 2017.

I contributi in Campania. La Campania deve articolare meglio l’offerta concertistica, e intanto il Fus fa scattare un pesante taglio sulle attività musicali: rispetto al 2016, il contributo cala dell’8,40%, e si riduce ad 1,2 milioni. In ogni caso, per tutti gli spettacoli dal vivo, riconosce 47 contributi a realtà regionali (23 milioni di euro). E se va male con la musica, la Campania può sempre darsi al circo. Gli 11 contributi alle attività circensi, infatti, le regalano il primato nel settore (997.162 euro). Tra i beneficiari troviamo l’associazione Casa del contemporaneo di Salerno (448.409 euro),  quale centro di produzione teatrale; la cooperativa Lidia Togni nel mondo, di Pagani (193.951 euro), nel campo circense; la società Tulimieri di Mercato San Severino (184.800 euro), per il capitolo dell’acquisto di nuovi macchinari e attrezzature. Al Teatro San Carlo di Napoli vanno 13,6 milioni di euro. All’associazione teatro Stabile Città di Napoli 1,2 milioni. La Regione deve accontentarsi: 65.600 euro per le residenze artistiche, altri 30.000 alla propria Fondazione Campania dei festival, per il progetto teatrale “Quartieri di vita”.