Salerno, il tribunale dichiara fallito l’ex editore de la Città

Accertato lo stato di insolvenza per Edizioni Salernitane srl in liquidazione, nominato il curatore fallimentare. Il ricorso presentato dalla procura della Repubblica e da dieci ex giornalisti, licenziati due anni fa, prima che il giornale chiudesse, e tornasse dopo un mese nell'edicole con un corpo redazionale quasi tutto nuovo

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Il Tribunale civile di Salerno ha dichiarato fallita la Edizioni Salernitane srl in liquidazione, ex società editrice del quotidiano la Città. La sentenza della Terza Sezione Civile-Ufficio Fallimenti – presidente Giorgio Jachia, giudice relatore Marina Mainenti – è stata emessa nella camera di consiglio del 10 marzo, e pubblicata oggi. Il collegio ha nominato curatore il commercialista Ivan Meta, e giudice delegato la stessa Mainenti. Adesso si avvierà la procedura fallimentare. Al curatore spettano diversi adempimenti: verificare l’esistenza di beni e crediti della società, provvedendo ad eventuali azioni di recupero; quantificare la massa passiva dei crediti. Per ricostituire il patrimonio del fallito – qualora sussistano i presupposti – potrà anche attivare azioni revocatorie. Con tali ricorsi è possibile chiedere l’inefficacia di atti societari, se compiuti in pregiudizio dei creditori, ed anteriori al fallimento. La sentenza ha sciolto la riserva assunta all’udienza del 19 gennaio scorso. Contro il provvedimento è possibile un reclamo, da depositare entro 30 giorni.

Cosa dice la sentenza. La pronuncia del tribunale è giunta su istanza del pm Guglielmo Valenti della procura di Salerno. Al ricorso principale sono stati riuniti altri due, proposti da dieci giornalisti, assistiti dagli avvocati Ottavio Basso, Simona Pizza, Marcello Murolo e Tamara Liguori. I dipendenti de la Città appresero di essere disoccupati il 12 febbraio di due anni fa. Quel giorno trovarono sbarrate le porte della redazione di piazza Sant’Agostino. Negli stessi istanti, gli venne comunicato che Edizioni Salernitane aveva deliberato lo scioglimento della società, nominando un liquidatore. Il tribunale specifica che l’iniziativa della procura origina da un procedimento per bancarotta prefallimentare. Un fascicolo – in relazione a vicende societarie della Edizioni Salernitane srl – aperto dopo due note della Guardia di finanza di Salerno, datate luglio 2019 e maggio 2020. Peraltro, i giudici ricordano come il pm possa rilevare lo stato di decozione – e chiedere il fallimento – non solo in pendenza di procedimenti penali, «ma anche ogni qualvolta (…) emerga dalle condotte specificamente indicate nella» legge fallimentare. Condotte «le quali non sono necessariamente esemplificative di fatti costituenti reato e non presuppongono come indefettibile la pendenza di un procedimento penale». In modo secco, la sentenza motiva la decisione. «Nel caso che qui ci occupa – spiegano i giudici-, non solo manca la necessaria condizione di equilibrio tra attivo patrimoniale e crediti sociali, ma difetta altresì la rigorosa dimostrazione a carico del debitore, che deve indicare compiutamente l’attivo costituente gli assets liquidabili del proprio patrimonio, esponendo in modo realistico i possibili valori di realizzo e i loro tempi, in raffronto con identica esatta rappresentazione del passivo e dei meccanismi di incremento temporale dello stesso, onere nella specie non assolto». Dall’ultimo bilancio, al 31 dicembre 2019, emerge «che a fronte di un attivo di Euro 519.739,00, costituito esclusivamente da crediti, della cui esigibilità nulla è stato dimostrato dalla società resistente, la stessa Edizioni Salernitane in liquidazione srl indica debiti per un totale di Euro 2.534.438,00». Di questi ultimi «Euro 718.000 per debiti tributari ed Euro 1.029.949,00 per debiti verso istituti di previdenza e di sicurezza sociale, Euro 643.217,00 per trattamento di fine rapporto, con una perdita di esercizio pari ad Euro 699.995,00 (oltre Euro 1.414.705 di perdita del 2018 portata a nuovo)». Il tutto
«addirittura – sottolinea la sentenza – in aumento rispetto agli anni precedenti». Il collegio, inoltre, affronta uno dei nodi più delicati: la cessione della testata giornalistica, nel 2017, alla Editori Regionali Campania srl. Solo un passaggio intermedio, nella gestione del giornale. Perché dal marzo 2019, a editare la Città è una terza società: la Quotidiani Locali srl, tramite il fitto della testata. Fu un ritorno nelle edicole, dopo un mese di stop, con un organico redazionale quasi nuovo di zecca. «Giova sottolineare l’assoluta assenza – scrive il collegio – di beni mobili ed immobili (di Edizioni Salernitane, ndr), nonché la cessione in data 14\6\2017 a soli Euro 150.000,00 (di cui solo 80.000,00 versati), da parte della società resistente (costituita in data 12\9\2016) del ramo di azienda costituito dalla testata La Città e La città del lunedì, del sito web e del marchio, acquistati solo pochi mesi prima (25\10\2016) ad Euro 250.000,00 e pur deliberando la messa in liquidazione solo in data 12\2\2019». C’è poi il capitolo dei crediti emergenti. «Il credito dell’Agenzia delle Entrate e Riscossione per Euro 383.315,26 (al netto, cioè, della cartella sospesa per la normativa Covid) – afferma la sentenza – deve essere considerato ai fini dell’accertamento della insolvenza. Per inciso, risulta che la richiesta di rateizzazione è stata respinta dall’Agenzia di Riscossione in data 9\11\2020». E in più «a tale debitoria va, poi, aggiunta quella degli ex dipendenti, per un ammontare complessivo di 1.148.142,92». Il tribunale ha fissato al prossimo 15 giugno l’adunanza per l’esame dello stato passivo, davanti al giudice delegato.

Silvestri: «La magistratura chiarisca se ci sono profili penali». «Il fallimento di Edizioni salernitane Srl apre uno scenario che avevamo già prefigurato. Adesso toccherà alla magistratura chiarire se ci sono profili penali». Così commenta la sentenza Claudio Silvestri, segretario del Sugc (Sindacato unitario giornalisti della Campania). «Per quanto ci riguarda – dichiara il sindacalista-, abbiamo denunciato l’editore in questione in tutte le sedi per l’operazione spregiudicata e illegittima con la quale si è liberato della forza lavoro, venti persone tra giornalisti e poligrafici, con un giornale che è andato in edicola dopo pochi giorni con un altro corpo redazionale». «I costi di questa operazione – aggiunge Silvestri – sono stati riversati sullo Stato e sul nostro Istituto di previdenza e quindi sulla comunità. Il giudice del lavoro ha già riconosciuto il comportamento antisindacale dell’editore, la Procura indaga per truffa allo Stato. È una vertenza che non si è conclusa e continuerà perché i colleghi ottengano il giusto riconoscimento dei loro diritti».

Gianmaria Roberti

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