Salerno, in 2 anni persi 1.300 abitanti

Continua ininterrotto l’esodo dei giovani verso il Nord. La mancanza di lavoro tra le cause dello spopolamento. Calo anche a Battipaglia, Cava e nei piccoli centri, soprattutto nell’alto e basso Cilento

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Salerno e la provincia continuano a spopolarsi, più che mai. Un trend inesorabile, anche per la Campania: 29.685 residenti in meno nel 2019, con un saldo naturale (nascite/morti) di -4812. C’è il fenomeno della denatalità, ovviamente. Ma queste restano terre ingrate, per chi cerca lavoro. Primi fra tutti, naturalmente, i giovani. È la lettura in filigrana delle nude cifre, attestate dall’ultimo bilancio demografico nazionale Istat. Al 31 dicembre dell’anno scorso, per il capoluogo si registra una perdita di 744 residenti (il totale è 132.702). La cifra, però, è inferiore al saldo naturale (-800). Tuttavia, è più pronunciata di 12 mesi prima: nel 2018 la contrazione era di 606 unità. Il totale del biennio fa 1.268 salernitani in meno. Stessa musica per la provincia: -5.799 residenti (saldo naturale -2.803). Il totale dei residenti ora è di 1.092.779. L’anno prima, calo più contenuto: -3.250. E l’andamento non cambia nei Comuni più popolosi, pur con certe differenze. Ad Agropoli (21.983 residenti) il saldo negativo è di appena 32 unità. A Battipaglia (50.780) ci sono 226 residenti in meno. Eboli (39.442) ne perde 292. Cava dei Tirreni (52.564) saluta 372 cittadini. Per Nocera Inferiore (45.445) la diminuzione è di 218 residenti. Pagani (35.404) solo 81 in meno. A Scafati (49.997) calo più vistoso: 430 unità. L’Istat, però, avverte: «I dati del bilancio demografico mensile 2019 vengono diffusi come provvisori. Il dato definitivo sarà rilasciato a completamento delle operazioni di riallineamento statistico con le risultanze dell’edizione 2019 del censimento permanente, avviato l’8 ottobre del 2018».
I dati complessivi. Al 31 dicembre 2019 la popolazione residente in Italia è inferiore di quasi 189 mila unità (188.721) rispetto all’inizio dell’anno. «Il persistente declino avviatosi nel 2015 – afferma l’Istituto di statistica – ha portato a una diminuzione di quasi 551 mila residenti in cinque anni. Rispetto all’anno precedente, si registra un nuovo minimo storico di nascite dall’unità d’Italia, un lieve aumento dei decessi e più cancellazioni anagrafiche per l’estero». Il numero di cittadini stranieri giunti nel nostro Paese è in calo (-8,6%). Viceversa, prosegue l’aumento dell’emigrazione degli italiani (+8,1%). Per l’Istat, la recessione demografica è dovuta a loro. Nell’ultimo giorno del 2019, la popolazione residente nel Paese ammonta a 60.244.639 unità, quasi 189 mila in meno rispetto all’inizio dell’anno (-0,3%). E rispetto alla stessa data del 2014 diminuisce di 551 mila unità, confermando la persistenza del declino demografico, costante degli ultimi cinque anni. «Il calo di popolazione residente è dovuto ai cittadini italiani – scrive l’Istat-, che al 31 dicembre ammontano a 54 milioni 938 mila unità, 236 mila in meno dall’inizio dell’anno (-0,4%) e circa 844 mila in meno in cinque anni: una perdita consistente, di dimensioni pari, ad esempio, a quella di province come Genova o Venezia. Nello stesso periodo, al contrario, la popolazione residente di cittadinanza straniera è aumentata di oltre 292 mila unità attenuando in tal modo la flessione del dato complessivo di popolazione residente». D’altro canto, «il ritmo di incremento della popolazione straniera si va tuttavia affievolendo. Al 31 dicembre 2019 sono 5.306.548 i cittadini stranieri iscritti in anagrafe, l’8,8% del totale della popolazione residente, con un aumento, rispetto all’inizio dell’anno, di sole 47 mila unità (+0,9%)».
Al Sud il calo è più grande. Nel 2019 la distribuzione della popolazione residente, per ripartizione geografica, resta stabile. Le aree più popolose si confermano il Nord-ovest (26,7% della popolazione complessiva) e il Sud (23,0%), seguite dal Centro (19,9%), dal Nord-est (19,4%) e Isole (11,0%).
Il decremento di popolazione coinvolge tutte le ripartizioni: nel Nord-ovest e nel Nord-est è meno drastico (rispettivamente -0,06% e -0,03% rispetto a inizio anno). I cali maggiori, sopra la variazione media nazionale (-0,31%), si rilevano nelle Isole (-0,70%) e al Sud (-0,63%). A livello regionale, il primato negativo al Molise (-1,14%), seguito
da Calabria (-0,99%) e Basilicata (-0,97%).
Record negativo di nascite. Ancora un record negativo di nascite, dall’Unità d’Italia: stabilito nel 2018, è di nuovo superato nel 2019. Gli iscritti all’anagrafe per nascita sono 420.170, con una diminuzione di oltre 19 mila unità sul 2018 (-4,5%). Il calo si registra ovunque, ma è più accentuato al Centro (-6,5%). Infine, il saldo naturale della popolazione: è negativo in tutte le regioni, fa eccezione la provincia autonoma di Bolzano (+1,5 per mille).

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)