Salerno, la fuga dei magistrati onorari

Inaugurazione dell'anno giudiziario a Salerno, per la presidente della corte d'appello, Iside Russo, il sistema giudiziario si è mostrato «resiliente alla pandemia». Ma è allarme per le dimissioni in massa di Gop e Vpo, impoveriti dalla riduzione delle attività. I giudici non togati nel mirino anche per i ritardi nel deposito delle sentenze. Avvocati, il presidente Sica annuncia: «Non lasciamo il vecchio palazzo di giustizia»

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La giustizia a Salerno è «resiliente» alla valanga Covid, rivendica il presidente della corte d’appello, Iside Russo. Ma non mancano gli allarmi, tra cui spicca la magistratura onoraria. Dati, analisi e prospettive emergono alla Cittadella giudiziaria, nella cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. Un rito antico, quest’anno alla prova dell’emergenza sanitaria. Una prima volta che ne sgonfia i tempi – ridotti a un’ora e 20- e il protocollo mondano, retaggi barocchi. Ammessa in aula magna solo una trentina di autorità. Per tutti gli altri, la diretta streaming sul sito di Radio Radicale.
Magistrati onorari all’anno zero. A Salerno, e non solo, la magistratura onoraria è all’anno zero. E la cosa preoccupa non solo i diretti interessati, reduci dallo sciopero fra 19 e 22 gennaio. «Siamo tutti consapevoli che il sistema giudiziario non può fare a meno dell’apporto della magistratura onoraria» spiega il presidente Russo nella relazione. A fronte di questo, le i magistrati “non togati” sono sul piede di guerra. C’entra la riforma del 2016, comportante la «riduzione del ruolo dei gop». «Una riforma – ribadisce Russo – che ha determinato un particolare malcontento nella categoria dei gop e Vpo». Vale a dire, rispettivamente, giudici e pubblici ministeri non di carriera, ma comunque delegati a funzioni delicate. «Maggiore malessere ha poi provocato l’emergenza sanitaria da Covid 19 che – riferisce la relazione – ha messo a fuoco il problema della mancanza dei diritti giuslavoristici a favore dei magistrati onorari, che, non essendo dipendenti pubblici, sono retribuiti a cottimo cioè sulla base del numero di udienze o di sentenze. La crisi pandemica, con la sospensione dei processi per lunghi periodi, ha quindi inciso sul loro trattamento economico ed il Governo è intervenuto prevedendo la corresponsione di un indennizzo di 600 euro». Spiccioli, per chi ha un’alta formazione, ma deve sbarcare il lunario. Però, certi guasti si riflettono sui risultati. «Con riguardo specifico alla magistratura onoraria del distretto – aggiunge Russo – deve sottolinearsi il numero elevato di domanda di giustizia che amministra, a fronte di croniche scoperture di organico sia al suo interno sia nel personale. In questo contesto va segnalato che sono frequenti anche i ritardi nel deposito dei provvedimenti, con le ulteriori conseguenze che ne derivano sulla crisi della giustizia». Inoltre, risalta un particolare fenomeno. «Non è casuale il numero di dimissioni che – sottolinea la relazione – si registra negli ultimi anni: espressione delle criticità e delle difficoltà che si riscontrano a gestire ruoli gravosi. Di recente le dimissioni sono pervenute anche dagli aspiranti ammessi al tirocinio ai fini del conseguimento della nomina a Gop presso gli uffici del giudice di pace delle sedi di Salerno e Nocera Inferiore. Ciò nonostante fossero pervenute 1072 domande ed istruite 200. Questo quadro è aggravato dalle scoperture nell’ambito della magistratura onoraria giudicante». La fuga dei “non togati” ha un impatto duro sul tribunale. Perché la produttività è calata «solo il 20% per il contenzioso ordinario», comunica il presidente Giuseppe Ciampa. Ed «anche nel settore penale si è avuta una buona capacità definitoria nel dibattimento collegiale, sostanzialmente analoga a quella dell’anno precedente». Tuttavia, «gli effetti negativi della crisi si sono avuti nel monocratico con – annota Ciampa – una perdita di produttività mediamente del 30% dovuta all’arresto della magistratura onoraria compensato, tuttavia, da un minor numero di processi in ingresso che ha consentito di mantenere inalterati, alla data di riferimento, le precedenti pendenze». Allo stesso modo «si sono ridotte mediamente nella misura del 25% le definizioni negli uffici del giudice di pace di maggiori dimensioni».
La resilienza del sistema. Iside Russo fa una premessa: «Gli effetti negativi sulla produttività degli uffici giudiziari sono stati inevitabili». Ma «nonostante le difficili condizioni di lavoro, i dati non sono sconfortanti, anzi dimostrano la “resilienza” del sistema, rivelatosi in grado di riorganizzarsi e di fronteggiare la pandemia, assicurando il presidio di legalità ai cittadini».
Primicerio contro la Gad. Come in passato, il procuratore generale Leonida Primicerio, nel suo intervento, manifesta toni appassionati. Stavolta, l’invettiva colpisce la Giustizia a distanza. «Certamente – afferma – non sentiamo la nostalgia delle minacce dei camorristi, ma certamente sentiamo nostalgia della ricchezza dei dibattiti, nella possibilità di guardare in faccia imputati e testimoni e sentire dal vivo la loro voce e la passionalità degli interventi. È una tematica di estrema rilevanza che è stata posta con forza per la verità dalla solo avvocatura: la giustizia penale a distanza non può essere una prospettiva stabile».
Sica: «Gli avvocati non lasciano il vecchio palazzo». «Lì c’è la nostra storia, la storia di un foro che è libero, che è forte e lo ha dimostrato anche nelle epoche più buie della nostra storia». Silverio Sica, presidente del Coa, annuncia che gli avvocati non lasceranno il vecchio palazzo di giustizia. Gli uffici di corso Garibaldi sono al centro di una disputa sulla nuova destinazione. «Sono sicuro che – sbotta – ogni centimetro quadrato di quegli spazi che gli avvocati hanno calpestato per ottant’anni ci verrà restituito. Lo dico pubblicamente a tutti gli avvocati, all’intera città, ai magistrati che ascoltano, ma anche alla politica, agli speculatori, ai gruppi di potere».
Lo spreco da 150.000 euro. Nel silenzio della Cittadella, risuona anche l’eco degli sprechi. La storia riguarda la conferenza permanente per il funzionamento degli uffici giudiziari. «Ha ottenuto in concessione dall’Agenzia del Demanio su autorizzazione ministeriale – denuncia il presidente della corte d’appello – , un capannone confiscato alla criminalità per realizzare un archivio storico ed abbattere i costi della attuale locazione passiva per un importo di circa 150.000 euro annuali. Ma il progetto non è ancora stato definito dal Ministero. Sono quasi tre anni che aspettiamo».

(Dal Quotidiano del Sud – l’Altravoce della tua Città in edicola oggi)