Salerno, la Vpo: «Basta sfruttare noi magistrati onorari»

Parla il Vice procuratore Nadia Elefante: «Condizione pazzesca, uno sguattero è più tutelato. I togati non provano vergogna?»

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«Quando ti trattano da onorario però ti scaricano addosso tutto il tribunale, e produci – a momenti – più sentenze dei magistrati togati, e con le statistiche guadagni meno di un commesso, alla fine, con tutta la carica motivazionale della gioventù, tiri un po’ i remi in barca». Nadia Elefante è Vice procuratore onorario al tribunale di Salerno. È membro della Consulta della magistratura onoraria, cartello di sigle di categoria. Ed è una dei tanti giudici e pm “non togati”, ora in lotta, per dare voce agli “invisibili” della giustizia. Esprime un malessere, registrato dalla presidente della Corte d’appello, Iside Russo, nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Un disagio professionale e generazionale, di chi non si sente “magistrato di serie B”, ma ne denuncia la condizione. Anche perché oggi – come scrive Russo – «il sistema giudiziario non può fare a meno dell’apporto della magistratura onoraria»
Allora, com’è la vostra situazione a Salerno?
Triste, come altrove. La nostra attività, di onorario, non ha proprio niente. Parlo per i Vpo, ma per i Got è anche peggio. Abbiamo una marea di doveri, siamo ingabbiati in turni, obblighi: il giorno delle indagini che non si può assolutamente perdere. Abbiamo termini e scadenze per evadere il lavoro. Se saltiamo il turno non veniamo pagati. Non abbiamo margini di recuperi, eppure può capitare anche a me di ammalarmi. A tutto questo non corrisponde alcun riconoscimento, a cominciare da quelli di carattere economico.
Quanto guadagnate?
Prendiamo un gettone orario di 98 euro lordi per 5 ore. Al netto saranno sì e no una quarantina di euro. E prima della pandemia marciavamo su 40-50 procedimenti. Siamo arrivati anche ad 80 procedimenti, uscendo dal tribunale alle 22. C’è un monte ore annuo pazzesco, e svolgiamo comunque la stessa attività dei togati: trattiamo i fascicoli nell’udienza monocratica, ci occupiamo sia delle indagini dei giudici di pace sia dei modelli 21 (registro delle notizie di reato a carico di persone note, ndr), come i magistrati togati. L’attività lavorativa è praticamente identica, le stesse funzioni.
Questo in condizioni normali. E durante la pandemia?
Ne abbiamo pagato lo scotto, e per questo c’è stata un’agitazione della categoria. Se andiamo e lavoriamo noi guadagniamo, ma se non andiamo e non lavoriamo, non guadagniamo. Per 5 mesi di chiusura non abbiamo preso un euro. Poi, a seguito di notevoli sollecitazioni, ci hanno dato un bonus di 600 euro mensile. Un contentino ad una categoria sfruttata, forse prende di più un percettore del reddito di cittadinanza.
C’è molta amarezza nelle sue parole.
Io nel periodo del Covid ho avuto disposizioni – e vivo a Potenza – di partecipare ad una direttissima perché il magistrato togato ha firmato un ordine di servizio. Ecco perché onorario non significa essere un volontario, ma è un lavoro a tutti gli effetti: in una situazione di emergenza sanitaria io, che vengo da fuori regione, che non ho tutela sanitaria – e ci sono colleghi che hanno preso il Covid- sono stata costretta a lavorare. Il malcontento nasce dalla rivendicazione di vedersi riconoscere diritti sacrosanti.
Cosa la amareggia di più?
Gli facciamo comodo, oltretutto dopo 20 anni – come nel mio caso – abbiamo raggiunto anche una professionalità e un’esperienza. E abbiamo spirito di sacrificio e abnegazione che, posso garantire, supera di gran lunga quello di tante figure professionali che operano nel tribunale, compresi gli amministrativi.
Senta, nella relazione della presidente Russo si sottolineano i non infrequenti ritardi, nel deposito dei vostri provvedimenti. C’è un legame con i problemi da lei elencati?
Sono convinta che questa situazione di emergenza sanitaria abbia messo il dito nella piaga, per quanto riguarda la nostra situazione. Prendere 600 euro mensili è quasi offensivo. Dobbiamo stare a casa, senza poter fare le udienze. E dobbiamo lavorare e produrre. Un Got deve fare sentenze gratis, senza essere pagato. Le sembra una cosa ben fatta?
E le cosi dice?
È ovvio che uno di noi si chieda perché lui debba lavorare gratis, e il magistrato togato debba essere tutelato. Per il magistrato togato che, durante il Covid, non è andato in udienza, non è cambiato nulla. Lo stipendio lo prendeva lo stesso. Noi siamo pagati solo se andiamo in udienza, sentenze e ordinanze non vengono pagate. Ormai il sistema della magistratura onoraria dovrebbe provocare grandissimo turbamento e profonda vergogna da parte di quella togata.
Come mai?
Noi ci stanno facendo un piacere a tenerci. Dopo aver sfruttato una categoria come la nostra per 20 anni, e non provare neanche vergogna per la nostra situazione, onestamente fa male.
La relazione Russo evidenzia anche il fenomeno delle dimissioni di massa, fra di voi.
Certo, ed è legato tutto alla situazione di emergenza sanitaria che ha amplificato tantissimo i disagi. Ormai è il tempo di dare i giusti riconoscimenti alla nostra categoria. La Corte di giustizia europea finalmente ci ha riconosciuto la qualifica di lavoratori. E questa qualifica è imprescindibile dal riconoscimento dei diritti costituzionali giuslavoristici: equa retribuzione, previdenza e assistenza. Una signora delle pulizie in tribunale ha una busta paga, i contributi e l’Inail per gli infortuni sul lavoro. Se ci facciamo male noi – e garantisco che colleghi si siano ammalati negli uffici giudiziari o andando a lavorare – restiamo abbandonati a noi stessi.

(Dal Quotidiano del Sud – l’Altravoce della tua Città in edicola oggi)