Secondo il dizionario Treccani pianificare significa regolare, organizzare, progettare secondo un piano. Nell’accezione della pianificazione urbanistica significa redigere un corretto disegno urbano secondo l’interesse generale, cioè costruire diritti per gli abitanti tutelando l’ambiente e il territorio, e nel pensare il disegno urbano, il pianificatore ha l’obbligo di rimuovere le disuguaglianze al fine di offrire opportunità di sviluppo umano, come prescrive la nostra Costituzione. Tutto ciò, a Salerno, osservando la storia urbana della città non c’è mai stato, cioè non è mai accaduto che l’Amministrazione abbia interpretato correttamente Costituzione e legge urbanistica nazionale, adottando un corretto piano urbanistico frutto di un adeguato disegno urbano. Nei primi decenni del ‘900, vi furono proposte di un corretto disegno urbano (Donzelli-Cavaccini e Guerra) ma la guida politica scelse la speculazione per creare privilegi economici ai notabili salernitani e ai costruttori, sfruttando la famigerata rendita fondiaria e immobiliare. Questo processo di accumulazione capitalista, sebbene sia notoriamente dannoso per la collettività, è tutt’oggi sottaciuto dal ceto politico e trascurato dai cittadini, ed è deregolamentato dall’Amministrazione. In questo modo è ancora il profitto privato che promuove operazioni immobiliari palesemente speculative, proprio perché non controllato e per nulla tassato, anzi favorito dalla cosiddetta “urbanistica contratta”, cioè la privatizzazione dei processi di pianificazione. In altri Paesi più civili, taluni processi sono persino illegali, mentre il governo del territorio è coordinato dallo Stato, e le rendite immobiliari sono tassate e fortemente controllate per costruire la città pubblica e limitare gli effetti della speculazione come la gentrificazione che espelle i ceti economicamente deboli dalle aree urbane centrali e/o trasformate.
Nel 2019 in Italia, e soprattutto in particolari Regioni, poiché la pianificazione è materia concorrente allo Stato, è possibile favorire la speculazione edilizia sia per le scelte immorali delle guide politiche, e sia perché non esistono controlli e sanzioni efficaci nei confronti di dirigenti e funzionari pubblici compiacenti con i processi speculativi contra legem e privi di interesse generale. In contesti regionali deregolamentati, la rendita determina l’aumento delle disuguaglianze garantendo immorali privilegi ai soggetti privati (neoliberismo), i quali sono ben felici di incassare profitti sfruttando rendite parassitarie e trascurare la costruzione della città pubblica.
Nel caso salernitano, l’assenza di veri piani urbanistici ha contribuito ad aumentare le disuguaglianze economiche e sociali, oltreché aumentare inutilmente il consumo di suolo agricolo senza avere in cambio adeguati servizi collettivi, e senza il recupero di standard mancanti nei quartieri esistenti, che riversano ancora in condizioni di grande svantaggio nei confronti di Sistemi Locali attraenti, e così continua l’emorragia di abitanti nei confronti del Nord Italia e dei comuni limitrofi a Salerno poiché più convenienti.
La Regione Campania, per limitare le speculazioni, dovrebbe cambiare la propria legge urbanistica introducendo un nuovo approccio culturale come la bioeconomia, essa dovrebbe adottare un piano paesaggistico secondo la scuola territorialista, e infine dovrebbe adottare nuovi strumenti – perequazione diffusa e recupero del plusvalore fondiario – e procedure trasparenti – pianificazione partecipata al fine di sperimentare nuovi percorsi civili per costruire luoghi di senso e non più merci edilizie.

 

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