Città green, Salerno delude. Meglio Benevento

0
334

Salerno non è una città green. Legambiente, nel rapporto Ecosistema Urbano 2018, annuale report sulle performance ambientali delle città capoluogo, mette Salerno al 54esimo posto in graduatoria, assegnandole una risicata sufficienza per il rispetto dei temi ambientali.
Al di sotto della sufficienza si assesta l’offerta di trasporti pubblico, calcolata con i chilometri percorsi annualmente dalle automobili per ogni abitante residente. «In questo campo Salerno si posizione in zona retrocessione» – dice il report. Numeri pessimi anche per le piste ciclabili: 3,5 mq totali, pari a 0,24 metri di pista ciclabile ogni cento abitanti. 0,39 mq di superficie pedonalizzata per abitante. Poche anche le aree verdi: 15 alberi in media ogni cento abitanti nelle aree di proprietà pubblica. Le notizie positive giungono dalla raccolta differenziata, che si assesta al 60%. Raggiunge la sufficienza la qualità dell’aria, mentre i dati dicono che «l’acqua immessa nella rete viene perduta in percentuale pari al 54,9% a riprova di una situazione critica per la città».
Notizie poco positive per i cinque capoluoghi campani che – sostiene Legambiente nel rapporto realizzato con il contributo scientifico dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia e con la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore – procedono ad andamento lento.
Napoli si piazza all’89esimo posto, Avellino crolla al 76esimo, Caserta al 57. Benevento conquista la palma del miglior capoluogo di provincia della Campania con il 40esimo posto.
«I capoluoghi di provincia della nostra regione – commenta Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania – si presentano come città apatiche, statiche e pigre. Rimpastano le giunte, cambiano gli attori ma alla fine il risultato non cambia: nessun scatto, nessuna innovazione, nessun beneficio». A questo scenario fa da contraltare «una rinnovata vitalità sociale, un crescente numero di progetti partecipati, di reti associative, di condomini green, di cooperative di comunità. Le forme e i luoghi possono essere molto diversi, ma il principio è sostanzialmente lo stesso: nelle aree urbane, in periferia come nei quartieri centrali, c’è una tensione popolare verso un rinascimento del senso di appartenenza e uno sforzo comunitario per riappropriarsi dei luoghi e dello spazio pubblico. C’è un mondo in movimento che crea economia green e reclama dai decisori pubblici scelte, coraggio, cambiamento» – conclude Imparato.