I recenti provvedimenti dell’Amministrazione salernitana – PUA ex Marzotto – relativi al mercato immobiliare mostrano, ancora una volta, l’assenza di cultura urbanistica che favorisce l’aumento delle disuguaglianze oltre che l’ennesima scommessa nel mercato delle costruzioni. Da molti anni ormai, il ceto politico locale ha aderito all’ideologia della destra liberista poiché delega le scelte politiche più importanti al mercato; la conseguenza è l’impossibilità di attuare l’interesse generale tipico della pianificazione urbanistica. Da circa venticinque anni il paesaggio urbano salernitano è mutato in un’area urbana estesa, e questa è completamente abbandonata a sé stessa e deregolamentata poiché ogni amministrazione locale imita un comportamento irrazionale adottando piani espansivi che mercificano il proprio suolo consumando quello agricolo, tutto ciò trascurando la complessa realtà urbana ove gli insediamenti sono saldati fra loro, mentre gli abitanti usano, vivono e consumano un’area molto più estesa. Osservando gli stili di vita e gli spostamenti degli abitanti si riscontra l’inutilità e l’obsolescenza degli attuali confini amministrativi, e ciò dovrebbe suggerire un cambio di scala e l’avvio di un piano urbanistico intercomunale bioeconomico. Una delle conseguenze di restare negli attuali confini amministrativi è quella di creare danni economici e spreco delle risorse. L’ottusità mentale di non vedere la realtà ci restituisce le obsolete politiche urbane competitive, tipiche delle città globali, come ad esempio il marketing delle famigerate archistar che drenano risorse pubbliche ma trascurano le peculiarità dei territori e i problemi complessi come le bonifiche, la rinaturalizzazione di acque e suoli, la rigenerazione urbana bioeconomica, la riduzione delle disuguaglianze e la capacità di creare nuova occupazione ripensando le agglomerazioni industriali e produttive.
Le politiche economiche liberali hanno creato la deregolamentazione dei mercati finanziari, la deregolamentazione del mercato del lavoro, e la cessione della sovranità monetaria, affinché lo Stato non avesse più un ruolo determinante nella pianificazione economica; e così sono aumentate le disuguaglianze economiche e il Sud è diventato la “periferia” d’Italia. Tutte queste scelte politiche hanno aperto autostrade al mondo delle imprese private, e talune di queste hanno accresciuto di molto il proprio valore, altre sono sparite. Restando nel nichilismo urbano, le proposte dei piani attuativi speculativi sono anacronistiche, oltreché contrarie all’urbanistica, poiché l’area urbana estesa necessita di interventi rigenerativi dal punto di vista ambientale e sociale. Sembra che la certezza del consenso popolare, abbia convinto il ceto politico locale che la strada intrapresa sia quella giusta, mentre i dati ISTAT sono impietosi poiché fotografano un’economica poco dinamica e in recessione, alti tassi di disoccupazione giovanile, carenza di servizi, morfologia urbana compromessa dalle speculazioni passate, e un’emigrazione dei laureati che riduce speranze e opportunità future. Nel resto d’Europa, altre città capoluogo elaborano pianificazioni di qualità occupandosi di temi e problemi concreti, come ad esempio: trasformare le proprie città in luoghi resilienti attraverso vere e proprie rigenerazioni urbane ispirate alla sostenibilità e all’inclusione sociale. In altre Nazioni europee, le speculazioni che si realizzano in Campania sono fuori legge perché il regime dei suoli è controllato e indirizzato dallo Stato e non dal mercato, inoltre le rendite immobiliari sono tassate mentre altri Paesi (ad esempio la Germania) stanno applicando il recupero del plusvalore fondiario per indirizzarlo alla costruzione dei servizi mancati. Il tema urbano vero e proprio è questo: come ripristinare il ruolo pubblico dello Stato affinché gli Enti locali possano controllare il mercato per applicare la Costituzione, che ordina di rimuovere le disuguaglianze create dal capitalismo neoliberista, e ordina di tutelare l’ambiente e il territorio. Sappiamo che numerosi Paesi europei con tradizioni culturali socialiste hanno sviluppato ottime pratiche di pianificazione territoriale e urbanistica, mentre l’Italia ha ceduto il passo all’ideologia del mercato, e in talune Regioni ha perso il controllo dell’attività edilizia con gravi fenomeni di corruzione e di abusi. La pubblica amministrazione campana, è fra quelle che ha dimostrato di avere carenze e quindi appare poco sensibile alla tutela del territorio mentre dovrebbe sviluppare capacità urbanistiche traendo ispirazione, anche copiando, dai modelli degli utopisti socialisti sia per eliminare piani e progetti speculativi e sia per eliminare le disuguaglianze territoriali. Nel fare ciò, il settore industriale che ne avrebbe un primo giovamento è proprio quello delle costruzioni indirizzate verso il riuso e la rigenerazione, e non più verso la speculazione che compromette il mercato stesso.