Salerno, solo case vuote

La città si è trasformata in un'area con sempre meno abitanti residenti e più abitazioni nuove, disabitate e costosissime. Uno scandalo motivato dalla speculazione diffusa e da centri di interesse senza scrupoli

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A Salerno sempre meno abitanti e case costosissime e molto spesso invendute, frutto talvolta di evidenti speculazioni diffuse

L’accesso alla casa nella città di Salerno è diventato sempre più difficile negli ultimi dieci anni, nonostante le nuove edificazioni, eppure della questione si parla pochissimo o proprio per niente. Come se non ci fosse alcun problema ed il diritto alla casa fosse tranquillamente garantito per tutte e tutti.
Il fatto che le costruzioni di nuove abitazioni non si siano fermate neanche negli ultimi anni, quelli della grande crisi finanziaria ed immobiliare, mentre le e gli abitanti della città hanno continuato ad andare via dal capoluogo, dovrebbe fare riflettere sul fatto che l’accesso alla casa è sempre più difficile, divenendo, di fatto, un diritto negato per migliaia di persone.
Secondo l’Istat, dal 1991 al 2018 la popolazione ufficiale del comune di Salerno è passata da 148.932 a 133.970 abitanti, con una riduzione del 10%, mentre nel resto della provincia è cresciuta del 3,5%.
E mentre la città ha continuato a perdere abitanti e sono avanzate senza sosta le nuove costruzioni, i prezzi delle case sono diminuiti solo relativamente negli ultimi anni. Secondo l’Osservatorio immobiliare di Nomisma, la crisi ha ridotto i prezzi di case e fitti dal 2011 in avanti, ma questi sono rimasti alti. Nel 2018, per un metro quadro di un’abitazione nuova a Salerno si richiedevano in media 2.740, mentre per quelle usate il prezzo medio per metro quadro era di 2.185 euro.
In sintesi: Salerno si è trasformata in una città con sempre meno abitanti residenti e sempre più case nuove, vuote e costose. Una città caratterizzata dagli alti costi delle abitazioni. Una città, come altre in Italia, con sempre più case senza gente e con sempre più gente senza casa. Una città inaccessibile per molti, dunque.
Di fronte a queste tendenze le uniche politiche organizzate negli ultimi anni sono state quelle orientate a favorire nuove costruzioni o sporadici controlli di alcune abitazioni sovraffollate minacciando sgomberi senza alternative.
Con quali risultati? Sono alla vista di tutte e tutti le torri erette nel vuoto urbano della zona dello stadio Arechi disabitate e incompiute, tra fallimenti ed incertezza totale sul loro compimento. Torri che parlano di una politica della casa non interessata a rispondere ai bisogni dei redditi bassi e medio-bassi, ma interessata, invece, a favorire speculazioni e rendita fondiaria. Sono davanti a tutte le denunce sulle condizioni abitative di alcuni gruppi di immigrati nel centro della città, che da vittime che subiscono i torti vengono trasformati in colpevoli.
Quali alternative, allora? La situazione è compromessa per le scelte che si sono consolidate in tanti anni, mentre ciò che è sicuro è che la soluzione per favorire il rispetto del diritto alla casa a Salerno non potrà essere quella di costruire ancora. La politica che sta favorendo la produzione crescente di case non ha alcuna giustificazione razionale. È già fuori dai parametri dello stesso piano regolatore, dimensionato per una popolazione che sarebbe dovuta crescere almeno fino a 180.000 abitanti, mentre, come detto, in realtà, si riduce di anno in anno. La soluzione, o meglio, l’insieme delle soluzioni, andrà trovato insieme alle persone che vogliono costruire il diritto alla casa ed alla città e non subire le scelte amministrative e politiche. Su questo tema bisognerà, quindi, discutere pubblicamente, per ragionare sul futuro della città di Salerno e dei suoi abitanti, di chi la abita e di chi la abiterà.