Salvate la sinistra, affacciata sul baratro dell’inutilità

Incapace di fornire risposte al suo elettorato di riferimento, divisa e confusa sugli obiettivi: così ha perso la battaglia con i neo populismi

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La sinistra non serve più a niente. Il giudizio, senza ulteriori specificazioni, è tranchant. Sarebbe utile che il lettore s’inoltrasse in quest’esercizio: chiedere ai suoi conoscenti, parenti e amici che non seguono quotidianamente il dibattito politico qual è l’utilità della sinistra nella società. Le risposte potrebbero sorprendere chi non è avvezzo a calarsi dall’iperuranio dei pensosi editoriali ai sentimenti del cosiddetto paese reale. Taluni si chiedono perché, in un momento di forti difficoltà sociali, cresca il consenso per le forze politiche della destra populista e cali quello di tutte le sinistre. Non è possibile ridurre a una sola causa questo fenomeno, ma si potrebbero abbozzare un paio di risposte. In primo luogo vi è l’adesione delle sinistre di governo europee al social-liberismo, con la conseguente indistinguibilità della loro visione del mondo rispetto a quella della destra. A ciò si aggiunge la sostituzione, in cima all’agenda politica delle sinistre radicali, dei temi economico-sociali con i valori post-materialisti: diritti delle minoranze, cosmopolitismo, accoglienza dei migranti. Risultato: le classi emarginate percepiscono la sinistra come un blocco monolitico di politici e di militanti che parlano di argomenti astrusi, del tutto estranei ai loro bisogni materiali, e puniscono i partiti di quest’area in egual misura. Non è certo un caso che i dati delle scorse elezioni evidenzino differenze trascurabili tra il Pd, LeU e persino Potere al Popolo!, i cui elettorati sono tutto sommato sovrapponibili: per dirla con le parole di Ginsborg, ceti medi riflessivi. La sinistra scompare perché è sempre più percepita come inutile, incapace di fornire risposte alle grandi domande poste dall’epoca che viviamo. E sopravvive soltanto dove essa si riappropria del senso di fondo della sua esistenza, ovvero la critica al sistema capitalista. Critica che è di certo poco più che fittizia tra i partiti populisti, i quali risentono degli stessi vincoli nella conduzione della politica economica che legano le mani anche alle sinistre più volenterose. Tuttavia, a parità di inefficacia nel proporre un modello alternativo di società, in un periodo di crescenti difficoltà economiche la destra può calare sul tavolo il suo jolly: la sicurezza. E poco importa che le proposte della Lega non sembrino in grado di aumentare effettivamente la sicurezza: ciò che conta, almeno in una prima fase, è la sensazione che i Salvini di tutta Europa se non altro siano consapevoli dei problemi reali che vive la maggior parte delle persone. La sicurezza è un tema trasversale, tocca le corde profonde delle paure umane, e una risposta raffazzonata appare, agli occhi di tanti elettori, sempre meglio di molte dissertazioni sull’accoglienza. Si può credere di essere nel giusto anche facendo parte di una minoranza, come argomentava Nanni Moretti in “Caro diario”. Una posizione legittima: la maggioranza non ha sempre ragione. Il consenso, però, non è una questione di scarsa importanza: non c’è possibilità di cambiare alcunché senza questo prerequisito. Proprio sull’incapacità di attrarre consenso si registra il peggior fallimento di un’area politica che si avvia verso un bivio: cambiare sé stessa o estinguersi.