Salvini e la distra(u)zione di massa

È abilissimo il vice premier leghista nell’accorta sensibilizzazione delle masse, metafora che indica la manipolazione delle loro idee anche fornendo argomenti nuovi e diversi su cui dirottare l’attenzione

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Un minuto dopo la soluzione del caso Siri, con il benservito datogli dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha tenuto il punto con una certa fermezza ma senza compiacimenti inadatti o esagerati e senza esibire il trofeo del decapitato sottosegretario, la macchina della comunicazione di Salvini non si è fatta trovare impreparata. Infatti, ha “suggerito” al ministro di cambiare immediatamente tematica sulla quale intervenire, per metabolizzare e far digerire agli elettori della Lega (reali o potenziali) lo smacco evidente che egli aveva subito in questa spinosissima vicenda. Come al solito, cioè, si sono attivate le armi di distrazione di massa. Vuol dire, in buona sostanza, portare i cittadini a pensare e a parlare d’altro, distogliendoli dall’ultimo scottante tema. Nella fattispecie, ecco l’argomento prescelto: chiudere i negozi che vendono cannabis, i cosiddetti canapa shop, con la motivazione che spesso, a dire del ministro leghista, sono luoghi di uso e spaccio delle droghe. E meno di ventiquattrore dopo, voilà, chiusi i primi tre, giusto per dimostrare che Lui (il riferimento a Lui non è certo casuale!) non blatera a vuoto, ma fa seguire i fatti alle parole, perché Lui è un decisionista, perché Lui è un paladino dell’ordine e della sicurezza sociale, perché Lui pensa agli Italiani e varie altre bestialità, giusto per connotare di becero populismo l’iniziativa assunta. Vorrei riflettere sui termini di questa strategia comunicativa. L’idea di utilizzare armi di distrazione dei cittadini non è affatto nuova; si tratta di una tecnica di manipolazione sociale delle masse della quale si sono occupati gli psicologi.

Il vice premier Matteo Salvini sempre più attento nel distrarre l’opinione pubblica dai veri, gravissimi problemi che assillano l’Italia

Non a caso, Gustav Le Bon scrisse nel lontano 1895 Psicologia delle folle, con cui iniziò ad esaminare i comportamenti di una collettività. Dopo di lui, il nipote di Freud, Bernays, approfondì la tematica, sostenendo che una società democratica avrebbe potuto consolidarsi meglio se ci fosse stata una costante ma intelligente opera di manipolazione delle idee della massa, manipolazione che inglobava, ovviamente, anche il passaggio artatamente voluto da un tema ad un altro. Per quanto vada storicizzata quell’idea, va registrato comunque un forte scompenso ideale: una democrazia non può avvalersi di meccanismi sottilmente coercitivi, perché snatura sé stessa e si pone sullo stesso piano dei totalitarismi. Non a caso Lenin, Stalin, Hitler e Mussolini reinterpretarono il lavoro e gli studi di Le Bon che sembravano ispirare la strada giusta per incanalare il pensiero collettivo, soggiogarlo al volere del capo e del partito, dando in pasto alla gente temi scelti in modo oculato. E per chi protestava o si opponeva, scattava il piano b, predisposto in forma preventiva: le randellate. In pratica, con l’accorta sensibilizzazione delle masse, metafora che indica la manipolazione delle loro idee anche fornendo argomenti nuovi e diversi su cui dirottare l’attenzione, e con lo squadrismo sistematico, si costringeva il pensiero di opposizione a lenta agonia e a sicura morte. Nel quadro del totalitarismo, va annoverato Goebbels, ministro della Propaganda del Terzo Reich, teorico dell’idea che “una bugia ripetuta tante volte diviene realtà”, che è un’altra “finezza” per fabbricare il consenso e pilotarlo con ogni mezzo comunicativo. In tempi molto vicini a noi è stato, invece, Noam Chomsky a elaborare la strategia della distrazione, che consiste “nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti” fornendo “informazioni insignificanti”. Sicuramente lo staff comunicativo di Salvini avrà letto Le Bon, Bernays, Goebbels e Chomsky, visto che il ministro dell’Interno ha iniziato ad occuparsi di canapa shop. Mica può perdere il suo tempo a organizzare una campagna di sensibilizzazione contro la mafia o contro la camorra! Mica può impegnarsi a fondo contro la corruzione dilagante nel paese! Mica può pensare a Casa Pound che denigra la Resistenza! No. Non può! Perché sono argomenti che non tirano e lo renderebbero “sgradito” a una certa opinione pubblica “amica” e facilona, che vuole sentirgli dire le solite frase contro gli immigrati che stuprano le donne o i rom che rubano o occupano le case degli Italiani. Queste, però, a lungo andare non si rivelano solo armi di distrazione di massa, ma diventano anche armi di distruzione del pensiero delle masse, con conseguenze già ora evidenti e immaginabili. Ma non tutti sono asserviti e compiacenti, perché accade anche che le masse smettano di farsi distrarre. C’è sempre un 8 settembre dietro l’angolo della Storia.