Il vicepremier Salvini con Putin

Come tutte le vicende, in questo nostro sciagurato Paese, anche l’affare dei trasferimenti di rubli alla Lega di Salvini presenta aspetti grotteschi e preoccupanti. Grottesco è che ‘l’uomo di Mosca’ di Salvini, il suo quasi omonimo Savoini, sodale da lunga data e, come gran parte dell’entourage salviniano, di estrazione di estrema destra e simpatie neonaziste, si aggiri tra i marmi rosa dell’Hotel Metropol intessendo le trame che avrebbero dovuto garantire 65 milioni di Euro in rubli per le campagne della Lega. Le inchieste de l’Espresso, confermate ora dalle registrazioni del sito Buzzfeed americano, avevano da mesi svelato i retroscena dei maneggi di Gianluca Savoini, bene introdotto nell’universo di Vladimir Putin e bene accreditato dal Vicepremier ‘vicario’ del Governo italiano. Grottesco è il “non ho preso un rublo” di Matteo Salvini, dimenticando che il reato di corruzione non ha nemmeno bisogno di concretizzarsi, basta che la corruzione la si tenti, persegua o ipotizzi. Triste è invece assistere allo spettacolo di un leader, fortissimo entro i confini della Penisola, ma inconsistente fuori. E non mi riferisco solo all’isolamento nella Unione europea determinato dei suoi stessi ‘amici’, i paesi ‘sovranisti’ del Gruppo di Visegrád. Ma alla sua completa sottovalutazione del livello della competizione globale che investe l’Europa, e, al suo interno, l’Italia: con le grandi potenze di Usa, Russia di Putin e Cina impegnate a ridurre il peso economico e geo-politico della Ue, e di subordinarla ai propri interessi. Sia Putin che Trump possono davvero accettare che Salvini-arlecchino sia ‘servo di due padroni’? O che un altro sprovveduto sulla scena, ‘Giggino’ Di Maio ammicchi alla Cina? Insomma, a noi la conferma d’oltreoceano dell’inchiesta sui rubli dell’Hotel Metropol, ci sembra tanto un primo – preoccupante – segnale lanciato ai nostri ‘dilettanti allo sbaraglio’ da parte di chi davvero decide nel Grande gioco della politica e degli interessi internazionali. Ah, dimenticavo: per una vicenda analoga un altro ‘sovranista’, il vicecancelliere austriaco Heinz Christian Strache, ha dovuto dimettersi.