Salvini, la “Diciotti” e il sensorio collettivo

Chiediamoci se il nostro ministro sia giustificato nel lasciare per giorni in mare centinaia di persone, inclusi minori, per ottenere ciò che andrebbe discusso e attuato tramite accordi internazionali

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Partire dal presupposto che la situazione migranti, così come percepita oggi, è il prodotto di un iter tutto ideologico leghista inizia a chiarificare la questione. Già ai suoi esordi, la Lega acquisì visibilità nazionale con una questione relativa ai migranti, durante il periodo di gestazione della legge Martelli del 1990. Fu questa la prima norma in Italia a regolare il flusso migratorio in maniera organica ponendo fine alla lunga sequela di sanatorie precedenti; l’allora unico senatore eletto per la Lega Lombarda, Umberto Bossi, si diede molto da fare per osteggiarla, spostando di fatto il fulcro ideologico dei suoi consensi, basati su slogan quali “Roma ladrona” e “Sud assistito”, su una nuova tematica calda che prometteva di ampliare la propria influenza ideologica a livello nazionale.

Il ministro degli Interni Salvini: nel mirino la legge che porta il suo nome

È “un’organizzazione dell’intolleranza” quella di cui scrivono Balbo e Manconi nel volume “I razzismi reali” nel 1992: cambiano quindi i toni pittorici e grotteschi utilizzati per parlare del “Carroccio che fa sparate sui meridionali” e si comincia a considerare con serietà politica le posizioni leghiste. L’ascensore fu dunque fornita dagli immigrati albanesi. Volendo procedere per sommi capi e per populismo, con un ormai abusato termine, arriviamo al dopo “Torri Gemelle”: la situazione politica del movimento, dopo le elezioni del 2001, non permetteva un tono smaccatamente antiamericano, nonostante la critica al mondialismo e alla globalizzazione fosse base comune dell’elettorato leghista, per cui il nuovo nemico, simbolicamente più efficace e politicamente più spendibile dei precedenti, diventa l’Islam. Un Islam che chiaramente viene generalisticamente sovrapposto al concetto di terrorismo. Ora, si potrebbe dotare queste posizioni di un impianto filosofico ferreo, come già è stato fatto nel 1998, commentando quello che può essere ritenuto il manifesto ideologico della Lega in fatto di culture e immigrazione, un documento intitolato “Padania, identità e società multirazziali” nel quale si legge tra le tante altre cose che il diritto da conquistare e difendere “non è quello all’uguaglianza ma quello alla differenza”, potremmo quindi parlare di differenzialismo, potremmo parlare della destra francese e di de Benoist, ma è piuttosto evidente che questo genere di sofisticazioni mal si sposano con affermazioni più smaccatamente ascrivibili alla xenofobia classica come un semplice quanto efficace rifiuto di “mescolamento” o un allarme “inquinamento da stranieri”. A turno, abbiamo visto un Nemico multiforme: un immigrato terrone, un invasore albanese, un terrorista musulmano…
Oggi, che la Lega è forzatamente sganciata da discorsi regionalisti, oggi che anche Salvini ha dismesso la t-shirt “Padania is not Italy”, si passa dall’ossimoro generato dalla scelta anglofona di quello slogan al parossismo impensato di un neonato spirito nazionalista che ricicla il cavallo di battaglia dell’immigrazione in chiave europeista: perché solo in Italia?
Ci chiediamo se processarlo per un fatto che di politico ha ben poco. Si ascrive piuttosto alla lista di posizioni e azioni deliranti, di surfisti dell’onda del consenso, del populismo più becero che risponde a quel genere di politica che da anni ormai non è più fedele alla sua etimologia di “tecnica di governo”.
Su queste basi, leggiamo poi i dati: un documento fra tutti il “Fact Checking: migrazioni 2018” dell’Ispi; da maggio dell’anno scorso ridimensiona in chiave oggettiva l’allarme invasione e ci permette di capire perché i dati che Salvini fornisce nella sua lettera al Corriere della Sera siano corretti ma male interpretati faziosamente.
Poi ancora, riunendo le premesse, verificando i fatti, chiediamoci se il nostro ministro, per l’occasione travestito da diportista giurato, sia giustificato a lasciare in mare centinaia di persone, inclusi minori, per giorni, per ottenere ciò che andrebbe discusso e attuato tramite accordi internazionali e misure studiate e fatte applicare in un braccio di ferro politico che sia téchnē (arte, tecnica), per tornare all’etimologia, e non plateale brutalità. Che dall’Europa non ci sia collaborazione lo dicono i fatti e i numeri ma che gli italiani non si aiutino, lor stessi, lo dice il risultato delle elezioni dei nostri rappresentanti e gli esiti dei sondaggi. La domanda di apertura “Perché?” trova risposta nello svisceramento di tutti questi aspetti che sono alla base delle logiche demagogiche di ricerca del consenso.

Letture
Per approfondire la questione xenofobia e Lega, indagando anche le origini del secessionismo:

Percorsi leghisti. Dall’antimeridionalismo alla xenofobia di Paolo Barcella in Meridiana No. 91 (2018), pp. 95-119
Per fare il punto sulla questione migranti, con informazioni e spunti di riflessione fondati su dati oggettivi
Fact Checking: Migrazioni 2018 https://bit.ly/2RxehCU