Salvini, la Storia ti boccia

Occhio alle parole non dette

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Matteo Salvini

C’è una correlazione diretta tra gli atteggiamenti, le parole e le azioni della Lega, e di Salvini in particolare, e la cattiveria, il razzismo, la perfidia contro gli immigrati, contro le donne impegnate nel volontariato a favore delle persone emarginate, che quotidianamente emergono sui social? A parer mio, sì, e anche più di quanto si possa immaginare. Volente o nolente, Salvini ha sdoganato un mondo represso e fortemente limitato da una ‘cultura costituzionale’, la definisco così, che negli ultimi quaranta-cinquanta anni, tra inevitabili alti e bassi, ha saputo arginare qualunque deriva della destra becera e razzista, xenofoba, fanatica e ignorante. Quella cultura, figlia della Costituzione del 1948, ha creato un muto che ha frenato le derive del pensiero intollerante, creando un forte disagio psicologico per chi osava utilizzare messaggi di sopraffazione e di violenza, verbale e non. Insomma, molti pensavano le cose peggiori sugli immigrati e sulle donne solidali (i due maggiori nemici del pensiero fanatico) ma c’era una sorta di riprovazione collettiva che li relegava in un angolo buio e sperduto della società. La barriera democratica arginava e limitava, a tratti offuscava, il pensiero debole dell’arrogante e facinorosa cultura post-fascista, nostalgica e autoritaria, bacchettata ovunque fosse possibile. Vinceva il pensiero forte di una coesione culturale e sociale del e nel paese, su cui costruire la dimensione futura della nazione, il suo senso civico, la sua stessa ragion d’essere. E la scuola, le Università, i giornali, le televisioni, i partiti, i sindacati, le Organizzazioni non governative, il mondo solidale laico e cristiano, sono stati il crogiuolo di questa cultura democratica. Poi, d’un tratto, il coperchio che teneva compresso il lordume della società negli anfratti più reconditi è saltato. Complice il linguaggio diretto, comunicativo e molto aggressivo del capo della Lega. Che ha dato voce ai malpensanti, li ha gradualmente spinti ad uscire fuori dal ghetto in cui si trovavano, li ha legittimati, in un meccanismo di sistematica autoriproduzione delle malvagità e dando vita ad un campionario di atrocità verbali che si era potuto leggere, negli anni, solo su sporadiche e inquietanti scritte in nero sotto i ponti delle autostrade. Sui social hanno iniziato a circolare pensieri che inneggiavano a bruciare gli immigrati, ad affogarli a mare, a rispedirli a casa usando anche le armi, a violentare le donne troppo spregiudicate o, peggio ancora, ‘di sinistra’, dedite alla solidarietà e ad aiutare i più deboli, magari in Africa o in Medio Oriente. Da lì alla delegittimazione di aborto e divorzio il passo è brevissimo. Non una sola parola ha utilizzato il ministro degli Interni per sedare gli animi dei facinorosi, per chiedere non dico solidarietà, parola troppo forte e culturalmente impegnativa, ma comprensione per le immani sciagure dei migranti, e rispetto per le ragazze e gli uomini impegnati ad aiutare il prossimo negli scenari di guerra e di fame, come pure viene comandato dal Vangelo. Anche le parole non dette hanno un grande significato, perché danno l’idea che c’è un’autorizzazione superiore (della quale Salvini sarebbe il depositario e titolare, per così dire) a poter alzare il tiro, a poter usare quel linguaggio e quelle atrocità. In questo, come in tant’altro ancora, Salvini è responsabile. Ma, come inevitabilmente accadrà, chi non la pensa come lui non potrà stare ancora a lungo in silenzio e presto sarà pronto alla coesione e alla difesa della Costituzione e della cultura democratica. Lo dice la Storia.