Regionali, Salvini a Napoli lancia l’ex rettore Tommasetti. Non è ancora un’investitura, perché «prima c’è il progetto, poi la squadra e infine il nome del candidato governatore» dice il leader leghista al Cinema Metropolitan, dove stamane presentava il coordinatore regionale Nicola Molteni. Ma i segnali, in politica, contano qualcosa. E nel dare «il benvenuto ai nuovi iscritti», il capo ne cita uno «fra i tanti». «Ho incontrato una persona – spiega Salvini – che si spende e che si spenderà ancora per la Campania, l’ex rettore dell’università di Salerno, Aurelio Tommasetti».
Gongola Tommasetti, seduto in prima fila. E ne ha ben donde. Il capo del Carroccio elogia quanto «sta facendo all’università di Salerno». In realtà, da 24 ore, Tommasetti non siede più sulla poltrona di rettore. Il 30 ottobre aveva salutato la comunità accademica, senza risparmiare toni autocelebrativi («Sei anni di straordinaria crescita del nostro Ateneo»). Un discorso sembrato, a qualcuno, più un programma futuro, che un mesto congedo. Ma mostrando già un po’ di mestiere, l’ex rettore si era schermito, con chi chiedeva delle ambizioni politiche («Il terreno al momento è ancora tutto da verificare, io sono una risorsa a disposizione della Campania e sono affidato dal punto di vista politico a quel leader che è Salvini»). E alla sala gremita di leghisti campani, il leader offre in ostensione l’uomo nuovo del Carroccio, chiamando gli applausi. Un imprimatur dimentico della trombatura alle Europee di giugno, quando Tommasetti aveva raccolto solo 26mila voti, mancando l’elezione. Un tonfo seguito alla discesa in campo, da rettore in carica, scandita da polemiche sull’opportunità. Ma ora Salvini pare ritagliare un ruolo di primo piano, per l’ex rettore. Certo, non è scontata la corsa a Palazzo Santa Lucia. Tommasetti resta fra i papabili, ma le alchimie politiche possono frenarlo. Salvini si limita a pronosticare «una sorpresa straordinaria» a maggio, irridendo l’amico De Luca («cui spetterà solo prendere il reddito di cittadinanza»). Però glissa sul nome del candidato, dai rumors assegnato a Forza Italia, negli accordi al tavolo nazionale. «Prima viene la squadra, poi il nome del centravanti di centrodestra che – ripete il segretario della Lega – avrà voglia e possibilità di vincere. Ma se da Forza Italia arriverà un nome di battaglia allora ben venga». Il totonomi attribuisce un vantaggio a Stefano Caldoro, pronto alla terza candidatura. Ma sul campo resta la forza dei numeri, emblematica dell’egemonia leghista. Una forza che dà a Salvini il potere di sparigliare, qualora voglia. E a Tommasetti quello di sognare, di conseguenza.