Sono stata una di quelle mamme che “Nel lettone no!”
Non per essere algida. Anzi sono tutta coccole, baci e carezze.
Ma semplicemente perché quando Paola aveva 4 mesi, un pomeriggio, durante un pisolino postprandiale, per la prima volta la misi accanto a me, sul mio cuscino, e la piccola vomitò. Da allora giurai “Mai più”.
E così è stato.
Con Paola e Camilla.
Sandra, invece, questa regola semplice, chiara, basilare “Nel lettone no!” non l’ha mai capita.
Eppure l’abbiamo ripetuta in tutte le salse: “Ognuno dorme nel proprio letto!” o anche “Che bello avere un letto tutto per sé!” etc…etc…
E poi ha l’esempio delle sorelle maggiori.
Ma niente da fare: Sandra mi sbuca dal nulla.
Nel cuore della notte.
Alcune volte la sento arrivare di corsa.
Altre volte, evidentemente sto ronfando, non la sento affatto.
Salvo sentirmi le ossa rotte al mattino.
Stanotte addirittura s’è portata pure il cuscino!
A nulla è valso che per decine di volte mio marito, sentendosi prendere a calci, si alzasse per riportarla nel suo letto.
Non tornava quella notte. Ma la successiva sì.
E motivando l’indomani “Ho avuto un incubo” e di lì via ad inventare cose incredibili che non accadono neppure in sogno.
Alle sorelle, quando si alzano e la trovano nel lettone, io mento spudoratamente, dicendo che evidentemente si è ficcata al mio posto non appena mi sono alzata, che ero in cucina a preparare il caffè e che lo sto apprendendo da loro.
Lei sorride sorniona e resta in silenzio.
Ma questa iniquità deve terminare.
Non è affatto giusto.
Camilla si riempie il letto di orsetti pur di avere compagnia.
E lei beata in mezzo a mamma e papà?
No, non va affatto bene.
E stamattina ero decisa a risolvere una volta e per tutte questa situazione.
Quando l’ho svegliata, invece di chiederle, come al solito, “l’abbraccio del risveglio”, le ho detto con tono fermo, per farla sentire fuori luogo, a disagio, rischiando pure che la giornata iniziasse con un capriccio: “E tu [pausa] come ti trovi qui [con tono da direttrice di collegio]?”
E lei, stiracchiandosi, esattamente al centro del letto, in diagonale, con la voce soddisfatta di una ricca contessa, destata dalla servitù, dopo una lunga notte, gli occhi socchiusi al filo di luce tra le ciglia lunghe, mi fa: “Bene!”.
E avrebbe potuto aggiungere anche “grazie”.