Sanità in Campania, sempre più in basso

Nella regione che De Luca vuole fuori dal commissariamento mentre gli ultimi dati ufficiali ci danno penultimi in Italia appena sopra la Calabria, col nuovo metodo di valutazione dei Lea ci ritroveremo nuovamente ultimi

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Nonostante le rassicurazioni di De Luca, sempre più bassi i livelli di assistenza sanitaria in Campania

Sanità, doccia fredda sulla Campania commissariata. Il nuovo sistema di valutazione Lea, in vigore dal 2020, allontana ancora la regione dalla soglia minima. Un copione antico: per la Campania, i livelli essenziali di assistenza sono il nervo scoperto, il nodo a cui si attorciglia il piano di rientro, ormai decennale. Ma ora anche i passi avanti rischiano di essere vani. E il baratro Lea incrocia la scadenza del 18 marzo, termine del governo per nominare il nuovo commissario alla sanità, al posto dell’incompatibile De Luca. Sono quindi due i siluri contro Palazzo Santa Lucia, lanciati entrambi a dicembre. La Regione ha annunciato ricorso alla Consulta avverso la norma del decreto fiscale, una vera e propria “legge anti De Luca”, per ripristinare il divieto di cumulare le poltrone di governatore e commissario.  Ma c’è un’altra riforma che turba i sonni deluchiani, approvata a dicembre dalla conferenza Stato-Regioni: il Nuovo Sistema di Garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza. Con i criteri attuali, la Campania risulta già inadempiente, fermandosi a 153 punti nella Griglia del 2017. Però il trend dell’ultimo anno – 24 punti recuperati – le consente di vedere il traguardo, fissato a 160. Anzi, a sentire De Luca, la rincorsa sarebbe finita. «Abbiamo raggiunto la quota di 163 – sbraitava 2 settimane fa – nella griglia dei Lea. Non si permetta più nessuno di parlare di commissariamento, dalla prossima settimana avvieremo la diffida formale perché il Ministero certifichi l’uscita della Campania dal piano di rientro». Peccato che, a complicare i giochi, piombi la riforma dei Lea. Il rimescolamento somiglia al gioco dell’oca, e ricaccia indietro non solo la Campania, ma oltre metà delle regioni. Soltanto 9, infatti, supererebbero la sufficienza. Lo sancisce una simulazione del ministero della salute, anticipata da quotidianosanita.it. «Dai primi esiti della sperimentazione – scrive il portale – si rileva una situazione drammatica per la sanità italiana con una fotografia ben diversa da quella emersa dall’attuale Griglia Lea, secondo la quale le Regioni inadempienti sono solo 2 (Campania e Calabria,ndr). La sperimentazione si è basata sull’anno 2016 e ha preso in esame 3 distinte aree di assistenza: ospedaliera, distrettuale e prevenzione». A garantire i Lea, oggi, sarebbero Piemonte, Lombardia, Provincia autonoma di Trento, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche. Tutti gli altri arrancherebbero, in attesa dell’entrata a regime, prevista tra 12 mesi. E peggio di tutti starebbe la Campania, insufficiente in ognuna delle tre aree: 50,21 nella prevenzione; 29,05 nella distrettuale; 25,41 per l’ospedaliera. «Ultimi in assoluto per medicina del territorio dove – attacca Valeria Ciarambino, consigliera regionale M5s – alla totale assenza di un piano, il governatore risponde con la chiusura e lo smantellamento di tutti i presidi territoriali, unici filtri per evitare di intasare i Pronto soccorso che esplodono. Nella regione che De Luca vuole fuori dal commissariamento mentre gli ultimi dati ufficiali ci danno penultimi in Italia appena sopra la Calabria, col nuovo metodo di valutazione dei Lea ci ritroveremo nuovamente ultimi». E la consigliera forzista Flora Beneduce pronostica: «Ora che andrà a regime il nuovo sistema di rilevazione, la Campania si farà trovare ancora una volta impreparata. I dati che riguardano la medicina del territorio sono disarmanti, non funziona praticamente nulla».