Santoro lascia la Lega: «Candidature piovute dall’alto»

Le accuse dell'ex coordinatore cittadino: «Troppi schiaffi ai salernitani e agli storici militanti»

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Divergenze, dissapori e spaccatura tra vertici provinciali e regionali e il territorio. C’è questo alla base dell’addio di Cristian Santoro, che ha lasciato il coordinamento cittadino della Lega.
Santoro parla senza mezzi termini di «mancanza di dialogo tra la base del partito e vertici regionali e provinciali» nel commentare la sua decisione.
Si dice che il motivo scatenante sia l’ingresso di Dante Santoro tra le file della Lega: è così?
Ho detto in passato che gli ingressi sono tutti ben accetti anche perché il partito deve aprirsi all’esterno. Anche io vengo da ambienti di sinistra, ho militato da giovanissimo con la Margherita, poi mi sono guardato intorno, con la Lega ho fatto il militante e sono entrato in punta di piedi perché questo progetto mi piaceva.
E poi?
Ora mi sembra esagerato dare un altro schiaffo ai salernitani. Già abbiamo dovuto subire un commissariamento senza un perché. Ci sono tante persone capaci a Salerno che potevano ambire a diventare segretari provinciali; non faccio i nomi per una questione di rispetto. Mettere un coordinatore che neanche conosce il territorio già non mi è sembrata una buona scelta. Poi si fa entrare una persona nel partito e non ci si confronta con il coordinatore cittadino né con il consigliere comunale di riferimento. Forse è troppo.
Non siete stati interpellati prima dell’adesione di Dante Santoro?
Solo dopo che era stato deciso tutto. Penso che la dignità e la pazienza di ognuno di noi ha un limite. Sono un meridionalista convinto, il mio territorio è sacro, mi piace fare politica ma non per persone che non pensano minimamente al territorio.
Si dice che la candidatura del nuovo ingresso alle Regionali sia oramai certa.
Un ulteriore schiaffo alla città di Salerno.
Ma il partito come si sta organizzando?
Per le Regionali tempo fa chiesi di tenere ben presente il legame con il territorio per la scelta delle candidature. È una questione di rispetto. Sia chiaro: io non ho velleità, non ho mai pensato di candidarmi ma avevo chiesto che fosse premiata la territorialità e la militanza.
Non è stato così?
Il rischio è di candidature piovute dall’alto. Manca la dialettica interna con il commissario provinciale. La spaccatura c’era da diversi mesi ma sono rimasto in silenzio sperando si potesse sanare. Gli ultimi eventi hanno dimostrato che l’unica soluzione era lasciare. Non posso tollerare imposizioni e dare uno schiaffo ai tanti militanti.
Ha ricevuto telefonate dopo la lettera?
Tantissime ma non dai vertici. Mi ha contattato tutto lo storico partito provinciale e i coordinatori locali.
E ora?
Mi voglio disintossicare. Però una cosa voglio dirla: sosterrò Caldoro, non cambio sponda.
Mette le basi per passare in Forza Italia?
Potrebbe essere. Ho avuto richieste. Ma al momento non vado da nessuna parte. Caldoro è uno dei migliori presidenti che ha avuto la Campania: una persona per bene e saprà costruire la classe dirigente del centrodestra nella nostra regione.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)