Piazza Amendola piena per la mobilitazione Salerno non si lega. Una piazza plurale, eterogenea, con diverse generazioni e nazionalità. Una piazza che afferma che Salerno resti città accogliente, come recita uno striscione presente. Una piazza che guarda al futuro, ad una società della convivenza, che rifiuta l’odio razziale. Ma anche una piazza collegata al recente passato. Già i promotori e le promotrici locali lo hanno ricordato nel testo di autoconvocazione, scrivendo che “Salerno è luogo simbolo della scorsa campagna elettorale, dove il leader leghista ha compiuto la sua passerella politica, ma da dove partì la protesta degli striscioni: da qui iniziammo a contarci fuori dai social, a sentirci meno soli”. E quella piazza, anche essa autoconvocata, era stata anticipata da almeno tre anni di mobilitazioni della Salerno meticcia, con assemblee a lungomare a sostegno della vertenza dei lavoratori e delle lavoratrici ambulanti criminalizzati dalle parole del presidente della Regione Campania e messi in serie difficoltà dalla politica di chiusura dell’Amministrazione comunale. Così come era stata anticipata dalla mobilitazione spontanea contro le ronde della Lega nella primavera e nel mese di Settembre 2018: quest’ultima sanzionata con un rinvio a giudizio di 12 persone per manifestazione non autorizzata (sic!). E dal corteo partecipato da circa mille persone nel mese di Gennaio 2019 contro il decreto sicurezza che ha aggravato le condizioni dei richiedenti asilo e ha introdotto nuove misure repressive delle lotte sociali.
Dunque, la piazza di Salerno collega le mobilitazioni cittadine degli ultimi tre anni con il prossimo futuro. E pone delle domande anche alla politica locale. Ad esempio, come si vuole affrontare la vertenza delle lavoratrici e dei lavoratori ambulanti, in maggioranza senegalesi e bangladesi, da almeno due anni e mezzo in grave crisi? Come si intende dare risposte alla vertenza della Treofan di Battipaglia, ormai da un anno ferma? Come si vuole mettere mano al tema silente della sicurezza nell’agricoltura della Piana del Sele dopo tre morti negli ultimi 45 giorni? E come si vogliono affrontare anche a livello locale gli effetti negativi dei decreti sicurezza, ad esempio quelli che riguardano la negazione dell’iscrizione anagrafica per le persone richiedenti asilo?
Come dire? La mobilitazione c’è e, insieme ad essa, tante domande a cui la politica dovrà rispondere, soprattutto dove le istituzioni sono guidate da partiti di sinistra, particolarmente sollecitati da questo tipo di mobilitazione, a Salerno come altrove.
È evidente la domanda di giustizia sociale che questa piazza, e le altre in Italia, esprime. È evidente che la politica attuale, compresa quella del Governo nazionale e dei governi locali, non è adeguata a dare le risposte necessarie. Il movimento non potrà che proseguire, necessariamente