Scafati, Salvati all’assalto di Russo

L’obiettivo del candidato sfidante del centrosinistra è di allargare il centrodestra e di conseguenza la maggioranza, che partirà con 14 consiglieri per chi diventerà sindaco. Un programma che punta soprattutto sulla stabilità politica di Scafati, reduce da uno scioglimento per infiltrazioni camorristiche con l’ultimo sindaco Aliberti

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Centrodestra contro centrosinistra a Scafati nel ballottaggio che vede impegnati Cristoforo Salvati e Michele Russo. Il primo turno ha visto un vantaggio di oltre duemila voti per Salvati, capace di superare anche la spaccatura all’interno di un centrodestra con Forza Italia che appoggiava Fogliame, che con il terzo posto è rimasto fuori dai giochi. Per questo, la sfida del medico legale, dopo il successo al primo turno, è diventata una sola: ricompattare il centrodestra. Nessun apparentamento, ma a sostenerlo ha trovato Del Regno, uno dei nove candidati a sindaco, Pignataro e Berritto che avevano appoggiato Fogliame, Bossetti che sosteneva De Maino e Raviotta che ha lasciato la coalizione di Russo per passare con Salvati.
L’obiettivo quindi è allargare il centrodestra e di conseguenza la maggioranza, che partirà con 14 consiglieri per chi diventerà sindaco. Un programma che punta soprattutto sulla stabilità politica di Scafati, reduce da uno scioglimento per infiltrazioni camorristiche con l’ultimo sindaco Aliberti.
Chiunque dei due candidati sarà al governo cittadino, insomma, vuole restituire dignità alla città, che adesso si ritrova invasa da cumuli di rifiuti sia in centro che nelle periferie. Salvati punta a risolvere anche il problema dell’illuminazione pubblica e ha incentrato la sua campagna elettorale sui casi da risolvere nell’immediato, senza lasciarsi andare agli stereotipi su fiume Sarno ed ospedale, simboli di una Scafati decaduta che possono essere affrontati solo puntando sulla collaborazione con altri enti come la Regione e il Governo. Per questo, per fare lanciare il suo grido d’aiuto per Scafati, Cristoforo Salvati ha bisogno di più voci, almeno di tutte quelle possibili nel centrodestra.