“Scene di vita quotidiana”, il diario emozionale di Andrea Siniscalchi

Il libro è l'opera prima dell'autore originario di Battipaglia, docente di italiano a Milano. Le sue poesie non si legano ad alcuna metrica: sono fluide e libere da ogni regola

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Un diario emozionale di poesia che non si lega a nessuna metrica: fluida e libera da ogni regola ordinaria. “Scene di vita quotidiana” è la prima opera interamente curata da Andrea Siniscalchi Montereale, scrittore classe ’88, nativo di Battipaglia. Il titolo del libro, edito da Avanguardia Cilentana, ne rispecchia il focus: una serie di giornate immerse nella quotidianità che raccontano fasi diverse della vita.
Andrea, laureato in Filologia moderna all’Università di Salerno, insegna italiano e storia a Milano. Il suo libro ha ricevuto un riconoscimento della Critica al Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti 2018 ed è tra i finalisti al Premio Internazionale Città di Sassari.

Oltre l’aspetto autobiografico, si può leggere nel libro la volontà di trasmettere il messaggio di vivere attivamente la quotidianità per non subirla?

Vivere attivamente può acquisire due significati: riempirsi di “quotidiane imprese epiche” al fine di non sragionare troppo con se stessi; dare senso ad azioni socialmente e universalmente irrilevanti con la pretesa di dare senso alla vita. In questo modo ci si può rendere protagonisti del proprio lungometraggio.

L’empatia serve a ridurre la distanza tra autore e lettore?

Per raccontarsi è necessario instaurare un legame empatico. Le azioni/reazioni che ne conseguono acquistano un senso distaccandosi dallo stereotipo dell’agire comune. Il libro deve farsi leggere, emozionare e farsi odiare. Io scrivo non per chi ha gusto, ma per chi ha disgusto.

Utilizza una poesia, che non si lega a nessuna metrica, tanto libera da non avere etichetta. La sua idea di poesia è questa?

Nell’impalcatura narrativa prende slancio la parte “lirica”: amplificando il concetto di immedesimazione del lettore, ciascuno può riviversi a modo proprio.

Il crepuscolo sociale non è un aspetto così marginale nelle sue poesie; è una critica presente in molti scritti. Quali derive la inquietano maggiormente?

In senso assoluto, non mi sento rappresentato da nessun partito, intellettuale e, specialmente, dal mondo artistico. Mi inquietano: i trentenni in disco che cantano la trap a memoria, il neo-rilievo assunto dalle mode e dalle cose che hanno un costo elevato in quanto tale, la giustificazione di tante oscenità in nome di un tornaconto economico, mi inquietano i “cattivi al potere” che si nascondono dietro a nobili ideali e, ancor di più, i “buoni senza potere”. La lista è lunga e ho finito lo spazio a disposizione per tornare a respirare.