Schiaffo al Sud il tour salernitano di Salvini

Il leader leghista in una terra danneggiata da politiche nordiste. E i luoghi scelti non sono idonei a garantire le necessarie misure di distanziamento sociale

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Il capo della Lega e vice presidente del Consiglio Matteo Salvini: con la secessione mascherata sta attuando uno degli articoli più discussi dello Statuto del suo partito

Il segretario della Lega Matteo Salvini ha annunciato un tour elettorale in provincia il 26 Agosto. Dopo la visita ai cosiddetti padiglioni Covid dell’ospedale San Leonardo, parteciperà, sempre in mattinata, all’inaugurazione della sede elettorale del suo partito nel capoluogo, per, poi, recarsi a Cava de’ Tirreni. Nel pomeriggio terrà un comizio in spiaggia ad Agropoli, per concludere la giornata sul lungomare di Sapri. Non si sa come si faranno a garantire le misure di sicurezza contro i contagi da Covid-19, né come mai non ci siano preoccupazioni da parte istituzionale, considerando anche il fatto che il segretario della Lega parteciperà ad iniziative che, almeno in parte, si terranno in luoghi già in parte affollati (come in spiaggia o su lungomare) e questo accadrà dopo le sue recentissime, oltre che rinnovate, prese di posizione ambiguamente, o esplicitamente, contrarie all’uso delle mascherine o a favore delle strette di mano.
Non daranno sicuramente una mano le iniziative elettorali della Lega ad evitare assembramenti e, quindi, potenziali contagi. Su questo aspetto saranno le istituzioni ad occuparsene, compresa, evidentemente, la Prefettura.
Dell’aspetto più direttamente politico si occuperanno, invece, le opposizioni che la presenza di Salvini troverà in piazza, come già reso pubblico attraverso i canali social, a Cava de’ Tirreni, Agropoli e Sapri. Sono in tanti, infatti, i e le meridionali che ricordano quanto questa terra, come l’intero Mezzogiorno, abbia già pagato il suo tributo alla ricchezza del Nord Italia, in termini di emigrazione e predazione finanziaria, ecologica e territoriale. Uno studioso fondamentale come Luciano Ferrari Bravo evidenziava, ad esempio, durante gli anni ‘70, come la subalternità del Meridione fosse una necessità non solo per l’economia del Nord ma per la conservazione degli assetti di potere a livello nazionale. Gli stessi cambiamenti intervenuti nei territori del Sud vanno inquadrati in un rapporto di dipendenza di fondo dal Nord: un rapporto necessario allo stesso sviluppo del Nord nel quale il meridione deve rimanere dipendente, funzionare come polo debole di una dialettica in cui le forze dello sviluppo rimangono fondamentalmente collocate altrove.
In primis, ricordava Luciano Ferrari Bravo, va garantito lo sviluppo del Nord. E solo dopo ci si preoccuperà della realtà complementare, quella meridionale, in un’ottica perequativo-distributiva (spesso, erroneamente e secondo un’ideologia antimeridionale, chiamata assistenziale) che in nessun modo modifica la relazione di fondo che alimenta e definisce le modalità del capitalismo del Nord. Il cosiddetto ritardo del Sud è strutturale, e va riprodotto, perché serve allo sviluppo del Nord.
Questa analisi è ancora rilevante oggi nei rapporti tra Sud e Nord Italia che la politica leghista vuole conservare. Bisogna chiedersi, allora, come mai al Sud questa politica possa trovare sostegni. Le risposte possibili sono molteplici. Una delle risposte ha a che fare con l’esaltazione dell’inferiorità meridionale, espressione di un sentimento tipicamente coloniale, quello nel quale il colonizzato che non si ribella assume il punto di vista del colonizzatore, del dominante. Ed è quello che accade con l’elettorato e i candidati della Lega: espressione del punto di vista dominante dal lato dei dominati. E, quindi, espressione di un punto di vista che non può che lasciare il Meridione in posizione di subalternità verso il Nord e l’attuale capitalismo italiano.
Il subalterno non può liberarsi assumendo il punto di vista del dominante. Aderire al punto di vista del dominante, in questo caso la Lega di Salvini, significa solo riprodurre la propria inferiorità. Non c’è possibilità di liberazione in questa prospettiva, che non può che condannare la gioventù meridionale ad emigrare o a vivere con il cappello in mano, elemosinando investimenti utili in primo luogo a chi li fa o le mance del reddito di cittadinanza.
È anche per queste ragioni che si comprende perché nelle città salernitane in cui Matteo Salvini sarà in tournée sono stati organizzati momenti di opposizione di piazza. È chiaro a molte persone la funzione antimeridionale della proposta politica della Lega, a partire dalla flat tax (la tassa piatta che metterebbe a rischio definitivo sanità pubblica e servizi sociali), ed è chiaro, altrettanto, che farsi sentire è una necessità per evidenziare che qualunque proposta politica assimilabile a quella leghista non è benvenuta tra ampie parti della popolazione meridionale e salernitana.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)