Scienza e cinema-tv colloquiano a Salerno

L'incontro tra Giacomo Battiato, regista del serial tv "Il nome della rosa", con docenti e studenti dell'ateneo salernitano

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«Nulla consola maggiormente un autore di un romanzo che lo scoprire letture a cui egli non pensava, e che i lettori gli suggeriscono», scriveva Umberto Eco nelle “Postille” a Il nome della Rosa. Un auspicio che questa mattina ha preso corpo nell’Aula De Rosa dell’Università di Salerno, durante il colloquio tra docenti e studenti con Giacomo Battiato, regista della omonima serie Tv andata di recente in onda su Rai 1.
L’incontro, organizzato e moderato da Sabrina Galano, docente di Filologia Romanza e consulente del cast per le scene recitate in lingua occitana, è stato aperto da Rosa Maria Grillo, Direttrice del Dipartimento di Studi Umanistici, che ha salutato i presenti anche a nome del Rettore Aurelio Tommasetti, con il più vivo apprezzamento per l’iniziativa, che ha fatto aprire al grande pubblico le porte delle aule universitarie.
Un’apertura iniziata già qualche anno fa, con la pubblicazione online del DOC, il Dizionario di Occitano ideato e diretto dalla stessa Galano, come ha raccontato Francesco Colace, docente di Informatica, che ne cura il software. Si tratta di una lingua – ha sottolineato Giuseppe Noto, in rappresentanza della SIFR e del suo presidente, Salvatore Luongo – intrinsecamente legata alla Filologia Romanza, ossia a un ramo importante delle discipline umanistiche, che racchiude i valori identitari della cultura europea.
Sul problema del rapporto fra la scrittura di un testo e le difficoltà della sua trasposizione cinematografica si è invece soffermata Ileana Pagani, medievista, che ha ribadito la possibilità del romanzo di Eco di prestarsi a infinite riletture, evidenziando i punti di forza e debolezza della sua trasformazione in sceneggiatura e della modalità con cui alcuni contenuti del testo scritto, oggettivamente difficili, sono stati adattati allo schermo.
La proiezione di qualche brano in occitano della serie Tv ha poi spostato il colloquio sulla questione della lingua e dei vocaboli scelti per la ricostruzione del contesto geostorico-culturale del romanzo di Eco. Ne hanno parlato Beatrice Solla, dottore di ricerca in Filologia Antica, Medievale e Moderna, e Charmaine Lee, docente di Filologia Romanza, soffermandosi sui criteri adottati per la selezione delle fonti e la ricerca delle risorse lemmatiche, i problemi di traduzione e le strategie usate per una resa efficace delle battute in occitano previste dalla sceneggiatura.
Ai numerosi studenti presenti in aula Giacomo Battiato ha raccontato i suoi anni di università e i ricordi dei dibattiti sul rapporto tra cinema e arte organizzati dalla Statale di Milano. Ha quindi spiegato la genesi della serie televisiva “Il nome della Rosa”, il modo in cui ne è diventato il regista, la difficoltà e i rischi di una sceneggiatura elaborata sul romanzo di Eco a partire non solo dal testo ma anche da alcune suggestioni storiche, tra le quali particolarmente significative si sono rivelate la crociata contro i Catari e la persecuzione dei seguaci di Fra’ Dolcino.
Il regista ha quindi risposto a diverse domande di studenti e docenti presenti all’incontro, che ne hanno ulteriormente valorizzato il profilo scientifico e l’aspetto didattico-divulgativo.