Scotellaro, nella febbre delle parole l’anima del Sud indomito

Sessantacinque anni fa moriva il poeta-sindaco lucano, tra i simboli più alti del riscatto del Mezzogiorno

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65 anni fa (15 dicembre 1953) a soli 30 anni scompariva Rocco Scotellaro.
Vissuto nella prima metà del Novecento, quando i paesi lucani, arroccati sui monti, si erano ampiamente spopolati per un’emigrazione continua e la gente viveva in condizioni di enorme povertà. Tempo in cui i contadini per sopravvivere dai paesi in alto sui monti scendevano all’alba nella valle a lavorare la terra e, solo dopo una lunga giornata di fatica, rientravano esausti a casa.

La casa del poeta a Tricarico

Si muovevano a piedi, i più fortunati con l’asino, lungo sentieri spesso appena tracciati, in territori in cui non esistevano strade e per questo tagliati fuori dal mondo.
Scotellaro nacque in uno di quei paesi (Tricarico) lungo la via Appia. Nei suoi libri (L’uva puttanella, Contadini del Sud, Giovani soli) e nei racconti, raccolti nell’opera “Uno si distrae al bivio” ha raccontato della sua gente, ma soprattutto, sposando le idee socialiste, si è impegnato politicamente (a 23 anni fu eletto sindaco) per poter risollevare le condizioni economiche e sociali di quei territori con la convinzione che i contadini, fino ad allora spettatori, ai margini della storia, potessero iniziare ad essere protagonisti. Fin da giovanissimo li spronava perché diventassero figure determinanti nella società.
“E’ fatto giorno, siamo entrati in gioco anche noi con i panni e le scarpe e le facce che avevamo”, recitano i suoi versi più famosi.
Proprio così, si poteva essere protagonisti continuando a indossare i propri abiti, non rinnegando le proprie tradizioni, insieme alla propria gente, si poteva recitare un ruolo fondamentale nello svolgersi degli avvenimenti. Nel dopoguerra partecipò attivamente all’occupazione delle terre incolte di proprietà dei latifondisti e fu tra i maggiori promotori della Riforma Agraria.
Fu autore di eccellenti poesie che lo resero subito noto nel mondo letterario.
Era così convincente e carismatico che in breve condivise idee e percorsi con i maggiori esponenti della rinascita del Sud e in particolare della Basilicata e sicuramente oggi va ricordato insieme ai meridionalisti più incisivi. Italo calvino scrisse di lui: “uno di quei tipi che hanno sempre qualche idea loro da darti e qualche idea tua da farti germogliare in mente”.
In particolare fu molto legato a Carlo Levi. Quando, dal Comitato per le Celebrazioni del Centenario dell’Unità d’Italia, a Levi fu commissionato un dipinto che rappresentasse la Basilicata alla mostra Italia 61, tenutasi a Torino, il pittore nella sua splendida opera “Lucania 61” fece della vita di Rocco il filo conduttore della storia della Lucania che, a sua volta, si intrecciava con le vicende e i volti dei protagonisti della cultura italiana. In particolare lo dipinse sul ciglio della piazza, eternamente centro e anima del paese, mentre parlava animosamente, sostenendo le sue idee. Chi ascoltava rimaneva catalizzato dal giovane oratore, che recitava le sue poesie, argomentava i propri ideali, incitava a… essere, essere protagonisti: i contadini potevano e dovevano essere interpreti della loro storia, dovevano uscire dal torpore del passato.
Scotellaro fu molto unito anche a Manlio Rossi Doria (altro protagonista indiscusso della rinascita della civiltà contadina del Sud) e accettò la sua proposta per un incarico all’Osservatorio Agrario di Portici, dove compì ricerche e studi sociologici e un’inchiesta sulla cultura e sulle condizioni di vita delle popolazioni del sud per conto della casa editrice Einaudi. In quel periodo lo stesso Rossi Doria quando seppe che Rocco aveva avuto dei malori si precipitò a Tricarico e lo portò con se a Napoli, dove rimase per due soli giorni, ma poi Scotellaro volle ritornare a Portici per poter progredire nelle sue ricerche e così fece. Il giorno dopo improvvisamente fu stroncato da un infarto.
Con il passare degli anni dalla sua morte, chiunque ama la Basilicata si sente sempre più attratto da questa affascinante figura di poeta, scrittore, ma soprattutto di “uomo” proteso a cambiare la storia della sua terra e dei suoi contadini.