Se la miseria si nasconde e l’assessore non sa scovarla

Intere aree in crisi e politiche sociali inadeguate

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La povertà tende a nascondersi. La condizione di povertà, prodotto storico e sociale, collegato al modo in cui funzionano società, politiche ed economia, cerca di non mostrarsi, di non farsi vedere. Ce lo ha insegnato la sociologia. Ce lo mostrano le vite di tante persone che, pur di salvaguardare agli occhi degli altri la loro dignità, non chiedono aiuto, non si fanno vedere, si rendono invisibili. E quando chiedono aiuto lo fanno in maniera selettiva, verso alcune istituzioni, ad esempio quelle religiose, e non altre, in particolare quelle politiche.
È quanto è accaduto nel quartiere S. Eustachio anche durante la fase acuta del confinamento per contrastare la diffusione del Covid-19. Una parte delle persone e famiglie in difficoltà del quartiere si è rivolta alla locale parrocchia per un aiuto, mostrandosi per un momento, per tornare, poi, alle proprie abitazioni.
Forse è per questa tendenza a nascondersi che l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Salerno, Nino Savastano, non si è accorto appieno di quanto profonda e articolata fosse nel quartiere la condizione di povertà. Evidentemente, i dati messi in evidenza dall’indagine condotta “sulle condizioni socio-economiche e sui bisogni delle famiglie dei quartieri di Sant’Eustachio ed Europa che hanno richiesto gli aiuti alimentari”, presentata presso i locali della Parrocchia di S. Eustachio martire, hanno colto di sorpresa anche lui, sebbene sia assessore in città da molti anni. D’altronde, se la povertà, o almeno una sua parte, tende a nascondersi questo accade anche agli occhi del segretariato presente nel quartiere, anche esso posto di fronte ad una realtà non sempre colta nella sua pienezza.
È questa inedita realtà della povertà con cui il governo della città e la sua amministrazione sono chiamati a confrontarsi anche grazie alla ricerca svolta. Certo, ci si aspetterebbe da chi ricopre incarico di governo cittadino da un tempo ormai consolidato una conoscenza approfondita delle dinamiche sociali che attraversano la città, ma questo non è un fatto scontato, perché richiede un lavoro sul territorio da parte dei servizi sociali che essi, forse, non hanno la forza di fare. Si richiede, in altre parole, che i servizi sociali comunali siano antenne vigili dei cambiamenti, soprattutto quando essi vanno verso il peggioramento delle condizioni di vita materiali ed educative di parti della popolazione.
La crisi collegata al Covid mette ancora più in evidenza questa necessità, quella di servizi sociali ancora più attenti ai bisogni sociali, capaci di sostenere più i processi di rafforzamento delle persone, ad esempio sostenendo l’accesso ai servizi educativi anche dei bambini tra 0 e 6 anni e le politiche formative, che non quelli di tipo assistenziale. Una nuova consapevolezza da parte di chi si occupa delle politiche sociali a Salerno è richiesta dunque, dalla virulenza della crisi appena iniziata, fondata, anche, su un maggiore ascolto di ciò che accade, anche con l’ausilio della ricerca sociale partecipata, che può contribuire a conoscere più in profondità la realtà e ad intervenire insieme alle persone che tale realtà la vivono, giorno dopo giorno.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)