Secessione in atto, ma al Sud nessuno ne parla

Il processo è in fase avanzata, le intese tra Stato e Lombardia e Veneto ci sono già e su 23 materie, dall'istruzione alla sanità, ai trasporti, le Regioni governeranno per conto proprio e non più di concerto con lo Stato centrale

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La Lega accelera verso la secessione, che chiamano autonomia regionale di Lombardia e Veneto, a cui si è poi aggiunta l’Emilia Romagna, e tutto tace. Anzi, gli alleati di governo sostengono il processo, con l’avallo ribadito negli ultimi giorni dal presidente del Consiglio, mentre già Luigi di Maio era arrivato a dichiarare il primo dicembre scorso: “l’autonomia al Veneto va concessa al più presto, senza se e senza ma. È stato fatto un referendum e quel voto va rispettato”, ribadendo nel mese di gennaio che “eravamo noi del M5S insieme alla Lega ad appoggiare le due consultazioni popolari e ora bisogna tener fede all’esito di quel voto”. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, il 30 dicembre, ha dettato anche il calendario, dicendo che per l’autonomia “abbiamo detto entro la fine dell’inverno, che si conclude il 21 marzo”.
Il riconoscimento dell’autonomia si realizza, sul piano istituzionale, attraverso quanto previsto dall’articolo 116, comma 3, della Costituzione, secondo il quale si possono concedere forme e condizioni particolari di autonomia su una serie di materie, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dell’equilibrio di bilancio. Lo stesso articolo prevede che la legge che istituisce l’autonomia, definita anche regionalismo differenziato, debba essere approvata dal Parlamento a maggioranza assoluta, sulla base di un’intesa fra lo Stato e la Regione o le Regioni interessate: intesa che, secondo il Governo, verrà firmata entro il 15 febbraio prossimo.

Il capo della Lega e vice presidente del Consiglio Matteo Salvini: con la secessione mascherata sta attuando uno degli articoli più discussi dello Statuto del suo partito

Dunque, il processo è in fase avanzata. Le intese tra Stato e Lombardia e Veneto ci sono già. E nello stesso accordo di governo tra Lega e Movimento 5 stelle c’è scritto che “sotto il profilo del regionalismo, l’impegno sarà quello di porre come questione prioritaria l’attribuzione, per tutte le Regioni che motivatamente lo richiedano, di maggiore autonomia, (…) portando anche a rapida conclusione le trattative tra Governo e Regioni attualmente aperte. Il riconoscimento delle ulteriori competenze dovrà essere accompagnato dal trasferimento delle risorse necessarie per un autonomo esercizio delle stesse”.
Il processo va avanti e su 23 materie, come quelle che riguardano l’istruzione, la sanità, i trasporti, e la gestione di tanti soldi, di quasi tutti i soldi, le Regioni governeranno per conto proprio e non più di concerto con lo Stato centrale.
Le opposizioni sono deboli rispetto a quanto sta avvenendo. È troppo evidente quanto l’autonomia spinta di regioni come Veneto e Lombardia, guidate da anni dalla Lega nord, sia un ulteriore grande passo verso la secessione di fatto dallo Stato italiano. Un’altra spinta, fortissima questa volta, verso il compimento dell’articolo 1 dello statuto della Lega Nord, confermato nel 2015 con Matteo Salvini segretario, nel quale c’è scritto che “la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania (…) ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana”.
Il nuovo statuto di quella che si chiama Lega per Salvini premier approvato agli inizi di dicembre 2018 ha cancellato questo riferimento alla secessione. Evidentemente non serve più. La secessione si sta già realizzando. Nei fatti. Concretamente. E, intanto, c’è chi al Sud ancora si fida dello slogan ‘prima gli italiani’. Lo slogan anti-immigrati e pieno di ostilità sbandierato da chi ancora poco tempo fa cantava canzoni di odio contro Napoli e i meridionali.