Selfie col figlio del boss di Scafati, bufera su Salvini

La denuncia di Urraro e Caso, componenti campani della Commissione Antimafia: "Al Sud certe foto sono molto di più, sono lette talvolta dalle sigle mafiose locali come l'apertura di uomini dello Stato a poteri antistatali. Salvini chiarisca subito". Sull'argomento, a difesa di Salvini, interviene anche l'ex sindaco Pasquale Aliberti

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È polemica su un selfie che ritrae il figlio di un noto boss del Salernitano insieme a Matteo Salvini. Il giovane di Scafati ha postato nei giorni scorsi una foto che lo ritrae assieme al capo della Lega con la scritta “Un caffè insieme al mio amico Matteo”. La notizia, riportata da alcuni quotidiani del Napoletano, ha scatenato un’ondata di indignazione.
Andrea Caso e Francesco Urraro, componenti campani della Commissione Antimafia hanno chiesto “pubblicamente a Salvini di chiarire al più presto la sua posizione, meglio ancora se lo facesse in Commissione Antimafia”.
In una nota, che i due componenti della Commissione firmano assieme alla portavoce della Commissione Lavoro alla Camera, Virginia Villani, i grillini scrivono: “Il segretario della Lega ci dica se la foto è stata scattata quando era ministro, se è davvero amico di Michele Matrone ed i suoi rapporti con lo stesso. Poco conta dove è stata fatta, scandalizzano certi comportamenti da parte di chi aveva il compito di contrastare la criminalità organizzata. Certe foto non sono solo passaggi per i social network, come un cittadino onesto potrebbe pensare. No, al Sud certe foto sono molto di più, sono lette talvolta dalle sigle mafiose locali come l’apertura di uomini dello Stato a poteri antistatali. Specie quando la Lega è al governo della città, come in provincia di Salerno, a Scafati (comune sciolto per camorra nel 2017), dove il clan Matrone è stato protagonista di loschi rapporti tra politica e camorra. Adesso – conclude la nota – c’è il rischio che questo selfie possa essere interpretato come un pericoloso messaggio e noi non possiamo assolutamente consentire che la questione passi in secondo piano. Salvini chiarisca subito”.
La difesa di Aliberti. L’ex sindaco di Scafati Pasquale Aliberti corre in soccorso di Matteo Salvini: “Quando ti ho visto in foto, a un raduno della Lega, in un selfie, a prendere un caffè con Michele Antonio Matrone, con precedenti penali, figlio del più pericoloso boss di Scafati e dell’Agro, quello che secondo la Procura era il tramite dei Casalesi, Franchino a’ belva, catturato, dopo una lunga latitanza nel 2012, ho tremato io per te per la strumentalizzazione che avrebbero messo in campo” – ha scritto Aliberti su Facebook all’indirizzo di Salvini. “Ti invito a leggere il decreto di scioglimento (in riferimento allo scioglimento del consiglio comunale di Scafati, ndr) del Ministro Minniti – continua l’ex sindaco – che nella motivazione principale individua due imprese funebri vicine alla camorra che avremmo favorito perché non pagavano l’affissione dei manifesti funebri da sempre, semplicemente perché avremmo ritardato la procedura di gara: di una delle due imprese risulta essere proprietario, a leggere il suo profilo Fb, proprio il tuo amico di caffè. Proprio così, ancora oggi ne è il proprietario, perché per lo Stato erano camorristi finché il sindaco ero io per poi essere di nuovo autorizzati dalla Commissione Straordinaria e dai funzionari del Ministero qualche ora dopo lo scioglimento con un’autorizzazione a seguito di autocertificazione del certificato antimafia”.