Senato palcoscenico dell’ignoranza

Quando i dibattiti parlamentari evidenziano disinformazione e imbarazzante ignoranza

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Ignoranza, disinformazione e sottocultura di scena a Palazzo Madama

“Non ho intenzione di sentire discussioni in quest’aula”, così si è espressa – con un vero e proprio ossimoro concettuale – la senatrice CinqueStelle Paola Taverna, vice presidente del Senato, quando i senatori del PD hanno protestato per le affermazioni, peraltro “lette” su un foglio e dunque sufficientemente “meditate”, di un certo Lupo, senatore rappresentante della maggioranza e relatore sulla legge c.d. anticorruzione. Con grande enfasi ed aria di approfondita conoscenza del tema, il novello senatore, uscito forse da una notte insonne, ha proclamato che la legge Severini, voluta – a suo dire – dal PD avrebbe abbreviato i termini per la prescrizione (ottenendo, così, il voto di – 10 in un immaginario esame di procedura penale), ma soprattutto ha insistito sul – per il nostro – noto caso Sofri e sulla sua prossima estradizione dal Brasile. Se possiamo, nel buio di questi tempi, soprassedere sul fatto che un senatore relatore di una legge a rilevanza penale non conosca i rudimenti della procedura penale e non sia in grado di confrontare le norme antecedenti con quelle successive, al fine di indicare le novità della “riforma”; si resta attoniti di fronte alle affermazioni sul “caso Sofri” evocato dal Lupo, perché ciò conferma che i giornali non si leggono neppure dal “barbiere”, così come avviene di solito in attesa tra un taglio di capelli e una rasatura di barba. È, infatti, ben conosciuto dal volgo non senatoriale che si tratta, invece, del caso Battisti, che, pluricondannato in Italia, ha trovato rifugio in Brasile, e per il quale le autorità italiane hanno richiesto l’estradizione, negata dal Presidente Lula (secondo le norme procedurali del paese carioca). Per altro, è di oggi la notizia che la Corte Suprema brasiliana ha affermato il principio, proprio con riferimento al caso Battisti, che un provvedimento reso da un Presidente può essere revocato o modificato dal successore, senza violazione dei principi costituzionali (ma sarebbe davvero troppo pretendere che il nostro senatore conosca di tali quisquiglie da leguleio!). La cosa più impressionante è che alla fine dell’intervento i senatori della maggioranza hanno applaudito convinti e orgogliosi di un tale campionario di approfondita conoscenza. È proprio vero: bisogna essere pentiti di non aver eliminato il Senato, perché avremmo evitato lo scempio di un’Aula nella quale avevano preso la parola Benedetto Croce, Concetto Marchesi, Salvatore Valitutti e tantissimi uomini che hanno dato lustro non solo alla politica ma alla cultura di questo – davvero strano – Paese.