Rilanciare gli investimenti delle società partecipate per ridurre il divario che separa le regioni settentrionali e quelle meridionali nel campo dei servizi di pubblica utilità. Questa la proposta avanzata da Svimez dopo aver analizzato i dati di uno studio – realizzato in collaborazione con Utilitalia – sui servizi di pubblica utilità, ricerca da cui emerge il basso livello di questi servizi registrato nel Mezzogiorno, pari a meno di un quarto di quanto prodotto nel resto del Paese. I numeri restituiscono una fotografia impietosa: nel Centro-Nord i servizi di pubblica utilità “valgono” 972 euro per abitante, al Mezzogiorno 201. Un dato, quest’ultimo, estremamente disomogeneo, considerato – ad esempio – che in Puglia l’investimento pro capite è stato di 44,6 euro, mentre in Campania di soli 13,1 euro.

Per invertire la tendenza, secondo Svimez, è necessario un rilancio degli investimenti nel settore, una scelta che – stando ai risultati dello studio – potrebbe diventare uno degli elementi trainanti della ripresa nel Sud. Grazie ad un investimento aggiuntivo pari ad un miliardo di euro nei settori strategici della raccolta dei rifiuti, idrico e della produzione di energia – in pratica un raddoppio degli investimenti effettuati nel corso del 2016 – l’analisi di Svimez prevede un incremento di produzione permanente nelle otto regioni del Sud di quasi 900 milioni di euro, con un Pil aggiuntivo di poco più di mezzo miliardo e oltre 11mila posti di lavoro in più. Ampliando la prospettiva temporale di riferimento si stima che un investimento pluriennale nel settore di cinque miliardi di euro avrebbe ricadute più che proporzionali rispetto all’investimento di un solo miliardo.

Un altro aspetto di grande interesse emerge dallo studio di Svimez ed e quello che mostra come parte della ricchezza prodotta dalle aziende di utilities meridionali – pari in media l’1,14% del Pil regionale – viene trasferita verso le regioni del Centro – Nord. E questo vuoi per “una stretta interdipendenza dell’economia centro-settentrionale con quella meridionale” come evidenzia Svimez, ma anche per chiari deficit gestionali delle aziende del Mezzogiorno. “Le regioni centrali e settentrionali – si legge nello studio – traggono un vantaggio considerevole dall’attività produttiva delle utilities meridionali, alle cui imprese si rivolge una domanda di beni e servizi pari a 2,7 miliardi di euro Inoltre, oltre il 45% della spesa per investimenti delle aziende meridionali del settore è rivolta a beni e servizi prodotti solamente nel Centro-Nord. Percentuale che supera il 50% in Sardegna e Calabria. La capacità di trattenere all’interno dei confini regionali una quota maggiore o minore è influenzata anche dalla gestione operativa delle aziende, migliore nelle regioni del Centro-Nord rispetto al Sud”.