Shalom

Natale sembra essere venuto invano: carestie, guerre, bimbi privati della speranza. Riapriamo per il 2019 i conti con la pace

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L’arrivo a Natale del Principe della pace sembra non aver prodotto grandi effetti e gli auguri scambiati sono stati un rituale di festa che non ha cancellato l’amaro dell’esperienza quotidiana. Notizie di guerre, morti per fame, bambini che soffrono, spesso privati persino della speranza, continuano a richiamare l’attenzione. Siamo testimoni di reiterate ingiustizie. Scelte sbagliate causano un enorme spreco di risorse; usate a fin di bene potrebbero rendere reali le speranze dei giovani, soccorrere famiglie in difficoltà, aiutare gli anziani, curare i malati, portare conforto a tanti. Causa di gravi disfunzioni è un ego che nulla concede alla solidarietà e alla compassione, insensibile alla richiesta di aiuto che s’innalza dall’umanità sofferente. Si moltiplicano così gli squilibri sociali che generano violenza, odi e rancori; scoppiano conflitti che fanno prevalere la legge del più forte. Tuttavia nell’uomo persiste la capacità di vincere il male se ravviva nell’intimo della coscienza il richiamo alla responsabilità nei confronti del fratello per convincere Caino a smettere di abusare di Abele. La famiglia umana potrà liberarsi dei suoi limiti e realizzare un felice e sereno progetto di vita se ogni cittadino svolge in modo responsabile il proprio ruolo.
In Italia, ad esempio, le istituzioni e chi le gestisce non possono ritenersi fuori o al di sopra di tali obblighi; devono rispondere alle esigenze del popolo che ha fame e sete di giustizia. Loro compito è esaltare la solidarietà per costruire una feconda amicizia sociale. A questo scopo é necessario mettere da parte interessi settoriali, divisioni in fazioni contrapposte, invidie e gelosie di chi vuole emergere ad ogni costo pur non avendo titolo e carisma. Reiterati comportamenti, frutto di questo modo di pensare, hanno già determinato danni e ferito nel profondo il senso civico elevando fino al livello di guardia un diffuso sconforto, il distacco, a volte il disgusto per la cosa pubblica, un disinteresse che avvantaggia solo coloro che dalla sua gestione traggono vantaggi personali.
Nel primo giorno del nuovo anno siamo invitati a riflettere sulla pace, unica prospettiva per garantire un futuro sereno al genere umano. Le controversie sono risolvibili con la ragione che aiuta ad instaurare relazioni fondate sul diritto, la giustizia, l’equità e la nonviolenza, opzioni rispettose dei sentimenti e dei valori personali ed aiutano a resistere alla tentazione della vendetta. È il motivo per cui papa Francesco raccomanda di pregare per la pace, bene universale, da sempre desiderato e auspicato e mai del tutto posseduto perché gli equilibri ai quali gli uomini cercano di legarlo poggiano su basi mutevoli, su interessi economici e strategici per loro natura volubili e di parte, spesso perseguiti a costo d’immani distruzioni e col sacrificio di migliaia di vite umane. Causa di tutto ciò è l’egoismo che nulla concede alla solidarietà e alla compassione, insensibile alla richiesta di aiuto che s’innalza dall’umanità sofferente.
È possibile vincere il male ravvivando nell’intimo della coscienza il richiamo alla responsabilità. Così l’uomo supera i propri limiti, consapevole che non è frutto del caso, ma di un progetto per la cui realizzazione egli è parte integrante, attiva e responsabile. Per i cristiani non è tattica, ma il proprio modo di essere. Certi dell’amore di Dio e della sua potenza, essi non hanno paura di affrontare il male sostenendo il progetto rivoluzionario che sollecita ad amare il nemico. La pace, non la guerra, è santa! I cristiani ne devono essere consapevoli ed elaborare azioni basate sulle otto Beatitudini che tracciano il profilo della persona giusta, buona e autentica, del mite che ha fame e sete di giustizia. Se il cuore degli uomini è violento, occorre sperimentare la nonviolenza nella società e nella famiglia, crogiolo dove i componenti imparano a comunicare e a prendersi vicendevolmente cura. Eventuali attriti vanno affrontati in modo costruttivo, proposito che durante l’anno avrà successo se si bandisce la violenza per costruire comunità disposte a condivide la pace.