Si infittisce il giallo del Leonardo ritrovato a Salerno

Nel 2008 la sorprendente scoperta della quale pochi sono a conoscenza: tante le conferme, sia dalle perizie che dagli storici dell'arte. La collocazione attuale del probabile autoritratto del grande maestro è attualmente presso il Museo delle Antiche Genti di Lucania, diretto da Nicola Barbatelli che rinvenne l'opera nella nostra città

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La tavola lucana con il probabile autoritratto di Leonardo ritrovato nel 2008 a Salerno

Nel dicembre 2008, lo storico dell’arte Nicola Barbatelli rinvenne a Salerno, in una collezione privata «di opere d’arte di notevole pregio» proveniente dalla Lucania, poi trasferita nella città campana circa alla metà del XX secolo, una notevolissima e interessantissima tavola dipinta raffigurante il ritratto di un uomo barbuto con cappello piumato, ritenuta allora un ritratto di Galileo Galilei. Sul cappello figurava una piuma bianca, ma si è visto che si trattava di un’aggiunta pittorica successiva. Il bianco di titanio utilizzato per dipingerla è di epoca non compatibile con quella degli altri pigmenti usati sulla tavola di legno di pioppo, tutti cronologicamente e chimicamente in linea con i colori utilizzati dagli artisti rinascimentali. L’indagine al radiocarbonio (C14) ha evidenziato che l’opera sarebbe compatibile con l’età in cui è vissuto Leonardo da Vinci, e databile tra la fine del secolo XV e gli inizi del successivo.

L’INTUIZIONE DI BARBATELLI

Barbatelli notò che l’uomo dipinto sulla tavola salernitana è quasi identico a quello raffigurato in un altro dipinto, conservato a Firenze, agli Uffizi, raffigurante il medesimo personaggio e ritenuto tradizionalmente un autoritratto di Leonardo da Vinci. In realtà, “l’autoritratto” fiorentino del genio di Vinci non è un’originale, perché cronologicamente non compatibile con il periodo storico rinascimentale. Un’indagine radiografica ha definitivamente accertato che sotto la pellicola pittorica del ritratto dell’uomo vi è raffigurata una “Maddalena” seicentesca e quindi a Firenze si conserva la copia di un autoritratto di Leonardo da Vinci fatto da un anonimo artista. E dato che la qualità pittorica e le indagini scientifiche hanno dimostrato che l’opera scoperta da Barbatelli è invece pienamente rinascimentale si è ipotizzato che il dipinto ritrovato a Salerno possa essere l’originale del perduto autoritratto di Leonardo. Naturalmente come in tutti i “misteri attributivi” ciò ha scatenato polemiche e pareri a non finire, com’è giusto che sia. D’altra parte, la storia dell’arte è costellata da ferocissime polemiche attributive in merito a opere d’arte di ogni periodo. Specie se si tratta di artisti di prim’ordine.

PROBABILE LA PATERNITA’ VINCIANA

Le doverose analisi scientifiche alle quali è stata sottoposta la tavola salernitana, ma proveniente dalla Lucania e per questo denominata “Tavola Lucana o di Acerenza”, sembrerebbero dare ragione all’ipotesi della paternità vinciana. Lo stesso Barbatelli, pur propendendo per la tesi dell’autografia vinciana, comunque mantiene un profilo doverosamente prudente dal punto di vista attributivo. Ci sono troppi giornalisti, opinionisti, e purtroppo anche storici dell’arte, che hanno scritto su questo autoritratto vinciano senza aver visto l’opera di persona, dal vivo, e hanno preso posizione pro o contro l’ipotesi della paternità vinciana. Per poter esprimere un giudizio su qualsiasi opera d’arte la regola primaria, fondamentale, è quella di giudicarla solo dopo averla visionata di persona, non attraverso immagini fotografiche, più o meno “fedeli”. Io l’ho vista personalmente, da vicino, ne ho apprezzato l’alta qualità. Il dipinto è una tempera grassa su tavola (cm. 44 x 59). La collocazione attuale è il Museo delle Antiche Genti di Lucania, diretto dallo stesso Barbatelli, a Vaglio di Basilicata. Se l’ “autoritratto” leonardiano salernitano-lucano è in stretta relazione con la copia postuma degli Uffizi c’è da sottolineare che è in rapporto stretto anche con un disegno, conservato a Windsor Castle, attribuito alla mano dell’allievo prediletto di Leonardo, Francesco Melzi. Nella parte inferiore del foglio compare la scritta in stampatello “LEONARDO VINCI”.

LA CONFERMA DI CARLO PEDRETTI

Il professore Carlo Pedretti, forse il più grande studioso di Leonardo da Vinci, ha affermato che il disegno del Melzi raffigurante Leonardo di profilo «riprende il maestro direttamente dal vivo» ed è in stretta sintonia con le linee morfologiche e i rapporti fisiognomici con il volto, di tre quarti, presente nel dipinto ritrovato a Salerno. Anche gli accurati studi anatomici, cefalometrico-antropometrici, sul viso dell’uomo ritratto nel dipinto sarebbero compatibili con altri disegni riferibili a ritratti del grande Leonardo. Ma clamorosamente non compatibili con il più famoso “autoritratto” conservato nella Biblioteca Nazionale di Torino. Il che porta a considerare che il “vero volto” di Leonardo sarebbe, invece, quello del dipinto di Salerno, del disegno del Melzi e, di conseguenza, della copia fiorentina dell’opera salernitano-lucana. I Carabinieri del Reparto Dattiloscopia Preventiva – Ra.C.I.S., che hanno esaminato il dipinto ritrovato a Salerno, hanno analizzato i frammenti di impronte digitali presenti nell’opera rilevando una significativa analogia «tra il frammento rinvenuto in vicinanza della piuma del cappello e uno dei frammenti di impronta rilevati sulla “Dama con l’Ermellino”», ossia il celebre dipinto di Leonardo che ritrae Cecilia Gallerani, amante di Ludovico il Moro. Inoltre, il retro delle tavole che compongono l’insieme del dipinto raffigurante il presunto ritratto di Leonardo con cappello presenta un’ulteriore e significativa particolarità, la presenza di una scritta con caratteri maiuscoli, in stampatello, da destra verso sinistra, di tipo speculare: «PINXIT MEA» (dipinto da me).

LA PERIZIA DI SILVANA IULIANO

La perizia con l’analisi grafologico-scientifica, eseguita da Silvana Iuliano, ha potuto stabilire che «con buona probabilità, essa proviene dalla mano di Leonardo da Vinci, proprio in virtù delle caratteristiche grafomotorie riscontrate in essa e compatibili con le scritture autografe dello stesso». Un nuovo tassello orientato verso la paternità del dipinto al grande Leonardo.
Leonardo da Vinci è mai stato a Napoli o a sud della città partenopea? Come mai questo dipinto leonardiano, o presunto tale, ritrovato nel cuore del Mezzogiorno? Al momento non abbiamo chiare risposte in merito. Ci sono, però, significative tracce dell’influsso stilistico-pittorico del grande Maestro vinciano attraverso artisti che hanno operato nel Sud della penisola italiana, e lo sanno bene gli storici dell’arte, come ad esempio, solo per fare un paio di nomi di pittori rinascimentali, Cesare da Sesto e Andrea Sabatini da Salerno. È del 1815 un documento che verosimilmente si potrebbe collegare proprio alla tavola salernitano-lucana con l’autoritratto di uomo con barba e con cappello. Nel testo “Napoli Antica e Moderna”, a cura dell’abate Domenico Romanelli, è riportato l’inventario delle opere d’arte della famiglia Ruffo di Baranello. L’autore cita testualmente la presenza in collezione, tra altre importanti opere, di «…un ritratto di Leonardo fatto da lui stesso…». Si tratta con tutta probabilità proprio dell’opera ritrovata a Salerno da Barbatelli.

LA RICERCA CONTINUA

Ovviamente, come per tutti gli studi seri, la ricerca prosegue e con essa il lungo strascico di attribuzioni e smentite che circondano da sempre la figura e l’opera del più grande genio che la storia dell’Umanità abbia mai avuto. C’è da dire che la scienza, in questi casi controversi, è di ausilio fondamentale per la ricerca storico-artistica e, a onor del vero, finora le analisi hanno confermato i tempi rinascimentali di esecuzione, i materiali impiegati, i pigmenti dei colori usati nel dipinto: tutti compatibili con i tempi della vicenda storica della biografia leonardiana. Sappiamo che l’ultima parola non è ancora stata pronunciata e che il dibattito proseguirà tra nuove smentite e ulteriori conferme attributive. Ai posteri l’ardua sentenza…