Il professore Maurizio Sibilio, candidato alla carica di rettore dell'Università di Salerno come espressione di una piattaforma ampia, sconfitto dal professor Vincenzo Loia

La parola d’ordine è «discontinuità» dall’attuale gestione. E per raggiungerla si schiera un attacco «a tre punte», sostenuto da «una squadra plurale». Sceglie una metafora calcistica Maurizio Sibilio, candidato rettore dell’università di Salerno, all’indomani dell’intesa con gli altri due candidati Ciro Aprea e Genny Tortora. Un patto per rovesciare il quadro della prossima consultazione (3 e 4 luglio), dopo lo stallo della prima votazione. «È stato siglato un documento in cui – spiega Sibilio, direttore del Dipartimento di Scienze Umane, Filosofiche e della Formazione dell’ateneo – si indica me come candidato rettore, il professor Aprea prorettore, la professoressa Tortora delegata all’area della ricerca dell’informatica e dei rapporti con i ministeri. A poche ore dalla consultazione c’è stata una naturale convergenza fra i tre candidati e i tre programmi. Abbiamo lavorato per dare ai nostri elettori una risposta chiara, che significa tradurre in un programma integrato le attese nei nostri confronti».

Qual è l’elemento di novità della decisione, che designa lei quale unico candidato fra tutti e tre?
Un elemento di novità è l’aver scelto di costruire insieme una piattaforma programmatica comune, che integri i tre programmi, molto affini tra loro, che prefigurano gli elementi che sono un po’ la nostra cifra: il senso della comunità, il livello della partecipazione, la collegialità. Elementi di una governance plurale, nella quale il rettore è una voce e lavora con una squadra che lo accompagna. Una squadra in cui ci sono tutti gli attori dell’università.
Quanto ha influito sul vostro accordo l’appoggio del rettore uscente Tommasetti ad un altro candidato, il professor Loia?
Il dato che Loia sia un candidato nella continuità del rettore Tommasetti è qualcosa che non accomuna gli altri. Quindi noi rappresentiamo candidature che partono dal basso, dal desiderio degli studenti, del personale tecnico-amministrativo e dei docenti di scegliere candidati che avessero un modello di università diverso. Ci sono molti punti di dissonanza con il programma di Loia.
Ne elenchi qualcuno.
Nella costruzione delle squadra abbiamo indicato con chiarezza la nostra attenzione al tema del dipartimento di medicina, un elemento importante della nostra università. Avremo dei delegati che coordineranno gruppi di lavoro, e la scelta dei delegati e dei gruppi sarà fatta collegialmente e spostando i dipartimenti. Abbiamo un desiderio forte di potenziare la qualità della didattica e intervenire, migliorando, gli spazi e le aule. Abbiamo definito un’idea diversa di apertura del campus, che comprenda anche il fine settimana. Quindi condiviso l’idea che questa università diventi una città della conoscenza. E condiviso delle regole certe sulla distribuzione delle risorse ai dipartimenti.
Come intendete declinare il rapporto con gli studenti?
Vogliamo nella squadra di governo la presenza degli studenti, è importante il loro apporto su una serie di temi.  Gli studenti sono una grande risorsa, per favorire un principio di corresponsabilità. L’università è anche palestra nella quale, attraverso le associazioni, c’è un esercizio democratico.
Quali sono, invece, i punti più forti di discontinuità dalla gestione Tommasetti?
Il primo dato è la collegialità, il secondo un modello di governance partecipata. Il terzo è il sostegno al merito, ma anche un sostegno più ampio che sia per tutti e per ciascuno. Siamo una università che accoglie più di 40mila studenti, e tra questi ci sono quelli in grado di progredire velocemente negli studi, ma c’è bisogno di aiutare tutti. E poi vogliamo un modello di rettore che esca dai personalismi e sia la voce di tutti, soprattutto di quelli che hanno un pensiero diverso. Poi vogliamo avere un rapporto più forte con le istituzioni territoriali, a cominciare dalla Regione.
In che modo volete relazionarvi alla Regione?
Aprendo un dialogo forte che consenta all’università di essere una risorsa per il territorio. Nel quadro della legislazione regionale possiamo essere una università che aiuta la Regione a costruire leggi che possono aiutare, ad esempio, il nostro reclutamento, come accade in altre regioni.
Visto che la rottura col modello Tommasetti è un elemento distintivo per voi, le chiedo cosa pensa della discesa in campo del rettore alle europee.
Io su questo argomento non ho mai ritenuto utile esprimere una opinione, perché potrebbe essere interpretata come quella di un candidato, e non di un cittadino o un professore. Posso dire però che io propongo la mia candidatura nella piena convinzione che farò il rettore dell’università di Salerno per 6 anni, ed esclusivamente quello.
La scelta del rettore di entrare politica ha fatto discutere.

Ci sono norme che consentono ad ognuno di scegliere, perché c’è differenza tra ineleggibilità e candidabilità. Ma il tema del diritto si riferisce alla scelta di ognuno. Questo perché il rettore deve essere la voce di tutti, anche quelli che hanno un pensiero diverso. E quindi bisogna evitare che questa voce possa essere solo quella di una parte, piccola o grande.