Silvie, la felicità, il sesso e la ricerca dell’arte

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Luigi Mazzella*, Vissi d’arte, Avagliano, Cava de’ Tirreni 2018, pp. 267

Luigi Mazzella

Tosca nel secondo Atto (scena 5) dell’opera pucciniana, messa alle strette dalle insistenti pretese di Scarpia e disperata per il pensiero della condanna a morte di Mario, nel massimo del dolore, intona la famosa romanza:
Vissi d’arte, vissi d’amore, /non feci mai male ad anima viva!… /Con man furtiva /quante miserie conobbi, aiutai…/ Sempre con fe’ sincera, /la mia preghiera /ai santi tabernacoli salì. /Sempre con fe’ sincera/ diedi fiori agli altar. /Nell’ora del dolore /perché, perché Signore,/perché me ne/rimuneri così? /Diedi gioielli /della Madonna al manto,/ e diedi il canto/ agli astri, al ciel, che ne ridean più belli./ Nell’ora del dolore,/perché, perché Signore, /perché me ne rimuneri così?
Si può certamente fare un confronto con la protagonista di questo nuovo romanzo di Luigi Mazzella, che espone un’autobiografia dell’attrice Silvie Dantan, nome d’arte per Silvana D’Antonceli. Il confronto è giustificato non tanto dal fatto che la nonna della protagonista, personaggio di grande rilievo, amava la celebre romanza, ma perché la vita della protagonista si può riassumere nella formula “vissi d’arte, vissi d’amore”, ma con una profonda differenza tra l’amore romantico di Tosca e gli amori di Silvie, che sono di tutt’altra specie; e anche perché la protagonista esprime un rimprovero verso qualcosa che ha impedito il realizzarsi del suo obiettivo vitale, che però non è il Signore, in cui Tosca ha creduto e che Tosca ha pregato, ma è proprio la mentalità e la morale che la religione e in particolare il cattolicesimo hanno impiantato nelle persone in qualche modo bloccandone la vitalità, secondo un involontario (nel personaggio, ma credo volontario nell’autore ), riferimento alla critica del cristianesimo di Nietzsche. Sono molti i personaggi che appaiono nel racconto della vita di Silvie: la nonna Adele, l’amica del cuore Stefania, il compagno di classe Filiberto, adolescente come lei libero da pregiudizi morali,dal senso dei peccati della carne; Sandro un amante deludente, contestato nei suoi pregiudizi maschilisti ; Edoardo con cui nasce un rapporto dal comune interesse per il teatro, un rapporto caratterizzato da “un sesso furibondo” ma destinato a chiudersi rapidamente, a causa della “mediocre intelligenza”di Edoardo e per le sue inclinazioni all’uso di droghe. Dopo Edoardo, Laura, una ragazza bellissima, con cui Silvie vive una forte esperienza omosessuale. Laure ha una personalità inquieta caratterizzata da una propensione religiosa, sostenuta anche dall’ambito familiare in cui si incrociavano cattolicesimo e protestantesimo, e dalla scelta per il cattolicesimo, di cui Laura sottolinea la dialettica peccato-confessione-perdono. È uno dei pochi personaggi con una propria inquieta personalità, che capitano nella rarefatta (e un po’ monotona) cultura materialistica di Silvana/Silvie. Indubbiamente fondamentale è il ruolo svolto dalla nonna materna Adele Timpacci con cui Silvana è vissuta dopo la morte precoce dei suoi genitori, ritenuti peraltro insignificanti. Tutto della sua educazione è dovuto all’influenza della nonna; una persona certamente colta, sostenitrice di un razionalismo esasperato, ma del tutto priva di emotività, di fantasia, chiusa nel proprio ego, disdegnosa di aperture non dico sociali, ma neppure interpersonali. Con sussiego e sostanziale disprezzo tratta l’amica, la zia Lorella come la chiama Silvana, che anch’essa la commisera: “donna buona ma modesta”. Tuttavia è poco credibile, o comunque certamente non condivisibile, l’educazione che la nonna pretende di dare alla ragazzina che a sette otto anni si comporta come un filosofo positivista, come si vede a proposito del rifiuto delle cerimonie religiose e in particolare del culto dei morti. Quindi il personaggio della nonna appare troppo l’incarnazione di una visione del mondo. Piuttosto intellettualistico è anche l’interesse di Silvana per l’arte, cioè per la recitazione, vista come una scelta professionale poco condivisa dalla nonna che la critica perché abitua all’inganno o alla fuga dalla realtà. I capitoli in cui si tratta il tema dell’arte sono quelli in cui è protagonista un altro personaggio importante che è Luciano, docente dell’Accademia, a cui Silvie si è legata con un’affettuosa amicizia, che non procede oltre per le inclinazioni omosessuali di Luciano. Luciano esalta l’arte greca, in particolare il teatro greco, come espressione di una società e di una cultura in cui il singolo e l’universale, il cittadino e la polis, fanno una cosa sola: si potrebbe dire l’immediata, felice e bella eticità dell’Antike, specialmente della polis, ma anche della res publica. Una concezione armonica della vita. Anche se Luciano non dice che a godere di quella situazione era soltanto una élite, e che non si era ancora manifestato il senso del valore dell’individualità, del soggetto, che è una scoperta dell’ellenismo e del cristianesimo. Molti dei discorsi che riferisce Silvana hanno a che fare con la critica – ossessiva – non solo delle religioni positive e in primo luogo del cattolicesimo, ma più in generale la critica radicale del sacro, del religioso, e in fondo, ancor più in generale di tutta la dimensione ideale non riportabile a strutture empiriche, ma direi, senz’altro materialistiche. L’etica di Silvie ha a suo principio la ricerca della felicità, che in ultima istanza è una felicità coincidente con una somma di esperienze di piaceri per lo più legati al sesso. Non sembra che l’arte, la recitazione abbia per Silvana un valore particolare, anche nel senso di darle una particolare felicità. Piuttosto questa finisce per presentarsi come piacere e va cercata nel sesso quasi sempre visto nel suo distacco da sentimenti, anche per la consapevolezza della difficoltà di un vero e proprio rapporto di amore. Solo che, malgrado il desiderio di un’assoluta emancipazione, quasi mai si riesce a distaccare durevolmente l’esperienza sessuale dalle altre modalità dei rapporti interpersonali, sicché quale là riappaiono sentimenti, affetti, positivi o negativi che siano; e, infatti, l’esperienza erotica finale, che avrebbe dovuto significare il massimo di libertà, di liberazione da ogni freno, cioè il rapporto sessuale a tre che viene tentato da Silvie, dalla sua compagna Stefania e dall’amico Filippo a Ischia, si rivela un insuccesso. Ma qual è la causa di questo insuccesso, così come del fallimento di altri rapporti come quello tra Silvana e Stefania (rispetto a cui si parla di una prospettiva di amore profondo, cioè di assoluta intima complicità, che è condivisione di idee, di emozioni, di desideri)? La causa, alla fine, è sempre legata alla dimensione religiosa, sia pur essa soltanto il residuo dell’educazione cattolica che avrebbe condizionata la morale e ancor prima la psicologia delle persone, in particolare nella società italiana e che continua a condizionarle, bloccando i tentativi di liberazione completa dell’energia vitale, come accade in particolare a Stefania. Di fronte a questa esperienza –limite che mostra l’impossibilità di una totale liberazione erotica e mentale, sopravviene, nelle riflessioni svolte dal personaggio più inquieto che è Luciano, una forma di atarassia più cinica che stoica di fronte all’inesorabile ripetersi della vicenda di combinazione e disgregazione degli atomi che costituiscono la natura, e in essa i corpi e le menti degli uomini, destinati ad andare incontro alla fine, che è fine definitiva, cancellazione anche nella memoria di chi di volta in volta sopravvive. La ricerca della vitalità, del piacere, della felicità, si rovescia nel silenzio eterno della morte. Tuttavia, nella vita sembra che non si possa fare altro che cercare di esprimere quella vitalità, comunque sia , visto che altro non ci sarà, né l’eternità trascendente, né quella foscoliana e crociana della memoria storica. Questo è quanto ci dice questo romanzo di Luigi Mazzella, ricco di ritratti psicologici, di riflessioni antropologiche, storiche e filosofiche, di vivaci descrizioni, anche erotiche , e insieme un romanzo-saggio che presenta in modo netto, direi volutamente dogmatico, una linea di pensiero che in altri romanzi, e in modo particolare ne L’implosione e in Fuga dall’intimità era apparsa molto più ricca, più inquieta, più problematica.
Giuseppe Cantillo

*Luigi Mazzella ha ricoperto importanti cariche pubbliche (Avvocato Generale dello Stato, Ministrio, Vice presidente della Corte Costituzionale), è autore di saggi, romanzi, raccolte di poesia. Esperto di cinematografia. Tra i romanzi: In fuga dalla intimità, L’implosione. Tra i saggi: Debole di costituzione, Il decennio nero degli italiani.